Il pasticcio Dazn “salva” l’estate di una politica senza idee

Non la flat tax, non lo ius scholae né l’immarcescibile “ponte sullo Stretto”, stanco coniglio estratto dal solito cilindro berlusconiano. Il primo tema a scaldare per davvero l’inedita campagna elettorale estiva è stato l’ennesimo pasticcio di Dazn, la piattaforma in streaming che trasmette in esclusiva la Serie A, e che alla prima giornata del campionato 2022/2023, fra 14 e 15 agosto, ha riscontrato tanti problemi di distribuzione del segnale ancora non del tutto chiariti. Risultato: un numero imprecisato di utenti, ma senz’altro elevatissimo a giudicare dagli interventi e dalle denunce sui social, non ha potuto vedere tutti o parte dei match del turno inaugurale, in particolare Salernitana-Roma.

Che la politica italiana si butti sul pallone non è invece certo una novità. Solo che stavolta, stante il clima ferragostano e la raggelante inedia degli italiani (con oltre il 40% di elettori che il prossimo 25 settembre potrebbero astenersi), la questione era obiettivamente ghiotta e dunque imperdibile. Come non provare a cavalcare le ire di quella mezza Italia (ancora e di nuovo, qui un articolo del 2018) incarognita di fronte a smartphone, tablet, pc e tv – con tanti fuori casa, in vacanza – alla prima giornata del campionato? Piatto ricco per il populismo del segretario della Lega, Matteo Salvini, così come per l’approccio “terzopolista” di Carlo Calenda e perfino per il Pd. I dem hanno quantomeno avuto il pudore, come pochi altri, di tirare in ballo l’unico organismo preposto a intervenire, cioè l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che infatti ha chiesto spiegazioni e indennizzi al colosso londinese. 

Alcuni tweet sono stati eccessivi nei toni, specialmente se rapportati a miriadi di temi che invece non smuovono una virgola, nelle agende di leader e candidati. Ma sarebbe un discorso davvero troppo lungo e in fondo tristemente sconfortante, in un paese dove il calcio ferma qualsiasi attività e assume una rilevanza abnorme, direi pornografica, rispetto a ogni altro tema sociale. C’è stato per esempio quello di Benedetto Della Vedova che spiega come “la #LegaCalcio e #Dazn” stiano “sequestrando il Campionato di calcio ai tifosi paganti, a causa dei malfunzionamenti”. Salvini infila lo slogan-keyword della sua campagna elettorale, #Credo, in un bel post dove dice che il servizio “fa schifo”. Calenda si interroga su una gara finita a favore di Dazn, che in fondo ha offerto più soldi, 840 milioni di euro, e strappato 16 voti favorevoli e solo 4 contrari all’assemblea di Lega della Serie A che nel 2021 decretò l’assegnazione del pacchetto di diritti in questione. Evidentemente Calenda ce l’ha coi presidenti, accecati dai ricavi e con scarsa lungimiranza rispetto alla qualità del servizio che avrebbero offerto ai tifosi. Gasparri ha scritto invece di “tradimento”.

Da una parte – guarda caso proprio al termine della legislatura e all’alba di un’elezione – è in fondo confortante che la politica si sia finalmente accorta che Dazn ha dei problemi e che forse, come ha spiegato in modo esaustivo Gianfranco Giardina su Dday.it affrontando il problema da tutti i punti di vista, la scelta dello streaming unicast per un contenuto televisivo fruito al 99% in diretta è stata appunto una “fesseria”. Così come continua a esserlo la gestione tecnologica di molti aspetti diversi fra loro, dalle autenticazioni al customer care. 

Dall’altra è pur vero che speculare via social lascia un sapore di povero opportunismo elettorale: la politica ha gli strumenti per intervenire su dinamiche che tutto sommato rimangono di libero mercato, dal rafforzamento dei poteri delle agenzie indipendenti come l’Agcom (spesso sotto mansionate e con scarsi poteri sanzionatori) all’irrobustimento delle norme a tutela dei consumatori fino alla definizione di standard di trasmissione e diffusione del segnale anche attraverso le adeguate normative che favoriscano investimenti, anche pubblici, sulle reti in fibra ottica e mobili. Quelli sono, non altri. A decidere se Dazn meriterà o meno 39,99 euro al mese saranno solo gli abbonati. Dai politici, al solito, servirebbero meno propaganda e più fatti. Ma il calcio d’agosto quest’anno, si sa, è terribilmente importante.

Fonte : Wired