Ecco cosa sappiamo finora sulla cometa interstellare che si sta dirigendo verso il nostro Sistema solare

Sebbene sia ancora da confermare che provenga da mondi lontani, l’attenzione per la cometa C/2019 Q4 è sempre maggiore. Secondo due studi, assomiglia alle comete di lungo periodo del nostro Sistema solare

(foto: Nasa)

Tra migliaia di comete e milioni di asteroidi, l’unico oggetto esterno al nostro Sistema solare che abbiamo conosciuto fino ad oggi è il famosissimo Oumuamua. Ma, come vi avevamo raccontato solamente pochi giorni fa, un altro strano oggetto celeste ci è venuto a far visita forse da un mondo lontano. Si tratta di una cometa chiamata C/2019 Q4, scoperta lo scorso 30 agosto dall’astronomo Gennady Borisov, e analizzata dal Minor Planet Center, secondo cui la traiettoria e la velocità sembrerebbero essere quelle tipiche di oggetti che non orbitano intorno alla nostra stella. Una scoperta questa che, seppur ancora da confermare, ha entusiasmato gli astronomi di tutto il mondo.

E ora la caccia alle preziose informazioni che potrebbero farci sapere di più sulla composizione di questo strano oggetto celeste è aperta. Proprio in questi giorni, infatti, sono arrivati i primi due studi (che, precisiamo, devono ancora essere sottoposti a revisione). Nel primo, pubblicato su ArXiv, il team di ricercatori guidati da Piotr Guzik e Michal Drahus dell’Università Jagellonica, a Cracovia, si è concentrato sulla sua colorazione, mentre il secondo studio, coordinato dall’astronoma Julia de León dell’Instituto de Astrofísica de Canarias, a Tenerife, e pubblicato sul sito web dell’istituto, ne ha esaminato lo spettro.

cometa(foto: Gemini Observatory/NSF/AURA)

Sulla base dei risultati di entrambi gli articoli, C/2019 Q4 assomiglia molto alle nostre comete del Sistema solare. Secondo Guzik e il suo team di ricercatori, che si sono basati su dati ottici forniti dai telescopi William Herschel e Gemini North, per analizzarne la magnitudine dal rosso al verde, hanno scoperto che il colore della cometa – tendente più al verde che al rosso – è essenzialmente lo stesso delle comete di lungo periodo del Sistema solare (ossia quelle che percorrono orbite con elevate eccentricità e con periodi compresi tra i 200 e migliaia di anni) che hanno origine nella Nube di Oort.

Il ricercatori del secondo studio, invece, si sono basati sulle informazioni raccolte dal Gran Telescopio Canarias per analizzarne la composizione chimica, scoprendo, anche in questo caso, che il corpo celeste è simile alle comete di lungo periodo del nostro Sistema solare. “I nostri dati suggeriscono che le comete formate in altri sistemi planetari possono avere una composizione simile a quelle del Sistema Solare e quindi probabilmente originate da processi simili”, si legge nello studio.

Tuttavia, rimangono da chiarire ancora molti aspetti di C/2019 Q4. Non sappiamo, per esempio, né da dove provenga né quanto sia grande: le immagini ottenute, infatti, sono particolarmente sfocate a causa del fenomeno di degassamento, che rende difficile una misurazione precisa del corpo celeste. Le osservazioni svolte finora, tuttavia, suggeriscono che abbia un diametro compreso tra i 2 e i 16 chilometri (molto più grande dei 170 metri di Oumuamua). Ma a differenza del famoso sigaro spaziale, che è stato scoperto troppo tardi, la cometa C/2019 Q4 si sta dirigendo verso l’interno del Sistema solare e secondo le stime raggiungerà il perielio intorno all’8 dicembre 2019. Questa volta, quindi, abbiamo tutto il tempo per riuscire svelare i suoi misteri.

Fonte : Wired