Al di là dei sogni Recensione: Robin Williams tra paradiso e inferno

L’11 agosto appena trascorso si è celebrato l’ottavo anniversario dalla scomparsa di Robin Williams (oggi Robin Williams avrebbe 71 anni, qui il ricordo di Ben Affleck di Robin Williams), un attore che ha lasciato un vuoto incolmabile dopo essere entrato nel cuore del grande pubblico. Fa perciò un effetto particolare riguardare oggi una delle pellicole da lui interpretate negli anni Novanta, per la precisione nel 1997, nella quale il suo personaggio perde la vita e si ritrova in un paradiso creato e modellato sulla sua immaginazione. Ne riparliamo qui in occasione del suo passaggio televisivo, questa sera in prima serata su LA5.

Al di là dei sogni è un adattamento dell’omonimo romanzo di Richard Matheson, amatissimo scrittore di fantascienza che è stato sfruttato in più occasioni dal cinema. Basti pensare soltanto al suo Io sono leggenda – trasposto in ben tre occasioni in L’ultimo uomo sulla Terra (1964), 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (1971) e nell’omonimo, meno riuscito dei tre, film con Will Smith – o anche a thriller paranormali di grande fascino come Echi mortali (1999). In quest’occasione l’autore americano ha realizzato un’opera all’insegna del misticismo, che guarda alla Divina Commedia dantesca e alle credenze delle diverse religioni per intrecciare un racconto che parla di amore, un amore capace di superare ogni confine e anche la morte stessa. Il passaggio dalla carta al grande schermo non è stato del tutto indolore, ma andiamo con ordine…

Al di là dei sogni: amore senza fine

La storia vede per protagonisti la coppia formata da Chris e Annie. Si incontrano un giorno, per caso, su un lago svizzero e tra loro è amore a prima vista. Convolati a giuste nozze, i due diventano genitori di Ian e Marie, dando vita ad una famiglia felice. La serenità è destinata però a spezzarsi per sempre quando i figli perdono la vita in un tragico incidente stradale: Chris e Annie ne escono distrutti e il loro matrimonio comincia ad affrontare un periodo di profonda crisi.

Ma come si suol dire il peggio non ha mai fine e quattro anni dopo anche Chris perde la vita, investito mentre stava cercando di soccorrere dei feriti. Annie è consumata dal dolore e non riesce a darsi pace, ignara che Chris sotto forma di spirito sia ancora lì, accanto a lei. Ma quando lui si accorge che la sua presenza invisibile rischia di complicare le cose, decide infine di passare oltre e raggiunge una sorta di paradiso che ha le sembianze di un dipinto, espressione della sua immaginazione. L’uomo non riesce a superare il suo stesso lutto e sente profondamente la mancanza della moglie e dei figli. E quando Annie in preda alla disperazione decide di togliersi la vita, toccherà proprio a lui salvarla, viaggiando fino all’Inferno per riportarla indietro

Apparenza e sostanza

Un film tanto affascinante dal punto di vista concettuale e visivo quanto spesso schiavo di uno schematismo grondante retorica a più non posso, esasperazione di un sentimentalismo a prova di grande pubblico che si fa forza sul dolore in cerca di una catarsi ipotetica sul grande schermo. Al di là dei sogni fa male nel suo essere occasione perduta, nell’essere stato incapace di esprimere appieno una trama così ricca di temi e spunti di riflessione, limitandosi ad un approccio per lo più estetico.

Non fraintendiamoci, le due ore di visione possiedono passaggi effettivamente visionari e ricchi di inventiva, con gli scorci pittorici – impressionisti di questo mondo in costante mutamento che lasciano ammaliati e diversi momenti più dark a caratterizzare la discesa agli inferi, esposizione di un viaggio che ricorda quello compiuto da Dante Alighieri nella sua opera sempiterna. Non a caso è stato premiato con l’Oscar per i migliori effetti speciali.

Ma al contempo si respira una finzione altrettanto fasulla, come se l’aspetto esteriore abbia preso via via preso il sopravvento sulla sostanza, difetto non da poco in una storia che dovrebbe concentrare la propria anima proprio sull’esplosione dei sentimenti che coinvolge il nucleo di personaggi principali, una famiglia vittima di un destino ben più che crudele. Ed invece ecco che l’operazione si depotenzia proprio nei suoi passaggi più introspettivi per via di una costruzione fin troppo certosina del (melo)dramma, diventando una modesta (re)incarnazione di archetipi sull’elaborazione del lutto che non rende giustizia all’opera originaria di Matheson.

Ne risulta così un film popolato da fantasmi, ma non quelli dei relativi personaggi bensì quelli dell’ispirazione mancata, nel tentativo di strappare lacrime nel modo più scontato possibile: voice-over che indagano nella psiche delle varie figure direttamente coinvolte, flashback a rinvangare quel passato dove erano tutti vivi e felici, colonna sonora struggente e abbracci salvifici. Tutto sempre figlio di una logica precisa che punta alla commozione gratuita, senza approfondire al meglio l’effettivo percorso che Chris si trova ad affrontare, sorta di moderno erede di Orfeo alla ricerca della sua Euridice. Ma proprio dal confronto con un adattamento di tale mito, ossia l’Orfeo (1950) di Jean Cocteau, Al di là dei sogni ne esce con le ossa rotte, dimostrando tutta la sua artificiosità nella costruzione dei rapporti umani.

Uomini e dei

Ed è un gran peccato visto anche il cast, con Robin Williams – con tanto di improponibile capigliatura nel prologo – che dà vita ad un personaggio umanissimo con il quale vien voglia di identificarsi e una altrettanto sofferta Annabella Sciorra, con Max von Sydow come guest-star di extralusso a vestire un ruolo che a sua volta omaggia uno dei tanti capolavori da lui girati come Il settimo sigillo (1957).

Ma le interpretazioni, pur sentite, non bastano a restituire la necessaria genuinità ad un film che paga la mano dietro la macchina da presa di Vincent Ward, regista da uno stile senza dubbio pittorico che però si ferma più alle immagini senza riempirle anche del cuore necessario.

Fonte : Everyeye