Cinema italiano in spiaggia, dal 1950 al 1970 i film ambientati al mare

Un viaggio lungo 20 anni attraverso i classici che hanno raccontato le spiagge italiane: da Domenica d’agosto a Il Sorpasso, da La Voglia Matta a L’Ombrellone.

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Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno”,  scriveva Ennio Flaiano. Sicché, tutto inizia Una domenica d’agosto. Per la precisione il 7, giorno di San Gaetano. È l’estate del 1950.

Sul litorale di Ostia, Luciano Emmer, tra una frittata con cipolle cucinata da Ave Ninchi e un Mastroianni doppiato da Albertone, firma la sua prima cartolina cinematografica. Il neorealismo rosa si prende una vacanza. Il mare di Roma bagna i poveri ma belli e pure i ricchi molto brutti. Da quelle acque, allora incontaminate, nasce la prima commedia balneare. Sono gli anni 50. 

Sulla battigia di Alassio è scandalo per il bikini esibito da Valeria Moriconi in La spiaggia di Lattuada.

Sulle rive laziali si palesano Marisa la civetta, La famiglia Passaguai e Alberto Sordi, improbabile seduttore.

Con gli anni 60 scoppia il Boom e finanche il boom del filone balneare.

Film come Brevi amori a Palma di Maiorca, Peccati d’estate, Ferragosto in bikini, Scandali al mare, Veneri al sole, Spiaggia libera, Diciottenni al sole, Tipi da spiaggia, Una domenica d’estate, Costa Azzurra, Il treno del sabato, Ischia operazione amore, impazzano sugli schermi quanto le zanzare nelle arene estive. La smania per la villeggiatura, di goldoniana memoria, contagia tutti e tutto al pari delle procaci amazzoni in due pezzi, concupite dai natanti di genere maschile. E dalla bassa marea emergono le parole scritte da Cesare Pavese:

“Avevo temuto venendo al mare di dover trascorrere giornate formicolanti di sconosciuti, e serrar mani e ringraziare, intavolare conversazioni con un lavoro da Sisifo.

Vittorio Gassman, Akim Zejjari sceglie “Il sorpasso”

Eppure, all’ombra di quelle maggiorate in fiore, affiora il disagio, la solitudine, l’affanno.  Il talentuoso cantore della faccia nascosta di una stagione spensierata è Dino Risi. Basta pensare alla pallonata che risveglia Vittorio Gassman nel Sorpasso dopo una notte trascorsa a dormire in riva al mare. O all’imbarazzo di Trintignant sulla riviera di Castiglioncello, imprigionato in camicia e pantaloni.

Risi sbertuccia pure il gallismo italico con l’episodio Latin Lover dei Mostri, giocato sulle note di Abbronzatissima. Tuttavia lo straordinario episodio finale del film, con i pugili suonati e tornati bambini sullo sfondo di uno stabilimento deserto, brucia la pelle e l’anima più del sale su una scottatura.

Sandra Milo, dagli esordi da giovane con Fellini a oggi. FOTO

Insomma, per Risi è arrivata la bufera. Ma come dice una bella ragazza nel giovedì “A me il temporale mi eccita da morire”. Si balla il twist sotto la pioggia, perché del domani non vi è certezza. Persino le suore non rinunciano ai bagni in mare, mentre Walter Chiari gonfia i muscoli pettorali. La fine è vicina. Soprattutto sotto l’ombrellone. A mollo nel brodo di Riccione, l’ingegnere Enrico Maria Salerno tenta di celare la pancia, Sandra Milo cerca di nascondere il disagio, mentre la sciura in vacanza, acida più della panna commenta: “Poverina le è morto il marito la settimana scorsa. Vengono lo stesso qui, perché sa hanno pagato per tutta la stagione. ma fanno una vita riservata”.

Catherine Spaak e Ugo Tognazzi in La Voglia matta di Luciano Salce

La spiaggia si trasfigura nell’anticamera per l’inferno.  Così La dolce vita di Federico Fellini finisce a Fregene, in un mare di sabbia. “Ma che c’avrà da guardare questo?” dice Marcello fissando il mostro morto da tre giorni. E non basta, come salvagente il sorriso in macchina di Valeria Ciangottini. Mastroianni, in abito bianco , saluta e se ne va

Aveva ragione Nietzsche, il filosofo col martello:

Se guarderai a lungo nell’abisso, anche l’abisso guarderà dentro di te”.

Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman nel film In nome del popolo italiano di Dino Risi

Fonte : Sky Tg24