Le città iniziano a razionare luce e gas, mentre le forniture dalla Russia diminuiscono ancora: i piani

Le città italiane stanno iniziando a razionare l’energia, con tagli ai consumi di luce e gas. L’Italia si dovrà allineare al nuovo regolamento europeo entrato in vigore per ridurre i consumi in un periodo in cui le forniture sono cambiate, a causa dei tagli del gas in arrivo dalla Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina. In tutto, l’Ue dovrebbe risparmiare circa 45 miliardi di metri cubi di gas. L’Italia dovrà risparmiare circa 8 miliardi di metri cubi tra il 1° agosto 2022 e il 31 marzo 2023, che equivale circa al 7 per cento della media dei consumi nello stesso periodo negli ultimi 5 anni. Non è stato ancora messo a punto un piano vero e proprio dal governo, che però tramite alcune dichiarazioni ha fatto intendere qualcosa su come si potranno tagliare i consumi in inverno. Nel frattempo, le forniture di gas in Italia stanno cambiando con i flussi in arrivo dalla Russia che continuano a diminuire. Da dove arriva ora il gas in Italia e chi sono i nuovi partner energetici del nostro paese. 

Nuovi flussi, vecchio gas

L’Italia sta portando avanti una politica di emancipazione dal gas russo, sostituendo le forniture mancanti con importazioni da altri paesi. Grazie agli accordi presi negli ultimi mesi i nuovi partner energetici cercheranno di sostituire la quantità di gas necessaria. Ma è già evidente che, almeno nel breve periodo, le nuove forniture non basteranno. Il governo punta a raggiungere almeno l’80 per cento della capacità di stoccaggio entro novembre: ad oggi secondo i dati Agsi visionati da Today siamo al 76,7 per cento, quindi ampiamente in linea con le previsioni. Tuttavia, è difficile stimare i consumi di gas in vidta dell’autunno e dell’inverno, la parte dell’anno in cui se ne consuma di più. In più, bisogna ricordare che in Italia la produzione di energia elettrica dipende per più del 40 per cento dal gas. Ma da dove arriva il gas?

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Nel 2021, prima della guerra in Ucraina, l’Italia ha importato gas principalmente dalla Russia. Secondo i dati elaborati da Today, nel 2021 sono stati importati 72,7 miliardi di metri cubi di gas, di cui il 40 per cento è arrivato dalla Russia, il 29 per cento dall’Algeria, il 10 per cento dall’Azerbaijan, il 4 per cento dalla Libia e il 3 per cento dal Nord Europa. Il 13,5 per cento è arrivato da Gnl (gas naturale liquefatto). In generale, l’Unione Europea nel 2021 è stata fortemente dipendente dalla Russia, con l’import di gas che ha toccato il 45 per cento sul totale, ovvero circa 140 miliardi di metri cubi all’anno.

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Dopo l’inizio della guerra in Ucraina l’Italia si è allineata al resto dei paesi europei per emanciparsi dal gas russo, diminuendo via via la sua dipendenza. Se nel 2021 il gas importato dalla Russia pesava per il 40 per cento sul totale, i nuovi accordi che ha stretto il governo italiano con Algeria, Egitto, Repubblica del Congo e Angola, insieme ai tagli russi delle forniture, hanno fatto scendere questa percentuale nel 2022. Questi dati sono aggiornati a giugno e forniti dal Ministero della Transizione Ecologica, quindi nei prossimi mesi la percentuale di gas russo importato diminuirà ulteriormente. In più, l’Italia sta puntando sul Gas naturale liquefatto (Gnl) importandolo da Qatar, Algeria e Stati Uniti, principalmente.

Secondo gli ultimi dati del Ministero della Transizione ecologica analizzati da Today, il periodo che va da gennaio a giugno 2022 vede l’Algeria sostituire la Russia per le forniture di gas all’Italia. Su 37,7 miliardi di metri cubi di gas importato, infatti, quello proveniente dall’Algeria costituisce il 30,5 per cento del totale. Segue la Russia, al 24,6 per cento, poi Norvegia e Paesi Bassi al 10 per cento. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso è immediata la diminuzione del gas russo: nel primo semestre del 2022 l’Italia ha importato il 36,4 per cento di gas in meno dalla Russia, circa 5,3 miliardi di metri cubi. Nel breve periodo però le nuove forniture potrebbero non bastare.

Cosa si fa nelle città italiane per ridurre i consumi

Per tagliare il consumo di luce e gas si agisce limitando la domanda, tramite una serie di misure che al momento sono imposte dai comuni, in attesa di un piano nazionale. Tra i capoluoghi che si sono già mossi su questo fronte c’è Torino, che ha scelto già di ridurre l’intensità dell’illuminazione pubblica, mantenendo invariati gli orari. In vista dell’autunno e del riavvio degli impianti di riscaldamento invece, l’Assessorato all’ambiente ha chiesto poi ad Iren, il distributore della città, di ridurre di due gradi la temperatura degli uffici pubblici.

Al momento, a Milano ci sono state forti raccomandazioni, ma nessuna ordinanza parte del sindaco Beppe Sala, che ha chiesto agli esercizi commerciali in città di tenere le porte chiuse, anche se provviste delle cosiddette “lame d’aria”, i dispositivi che consentono di creare una sorta di barriera all’ingresso tra l’ambiente interno e quello esterno. In più, si è raccomandato di non scendere sotto i 26 gradi negli uffici, nelle case e nei negozi, invitando i dipendenti pubblici a spegnere le luci a fine giornata.

A Firenze le indicazioni dell’Amministrazione hanno portato alla pubblicazione di una vera propria ordinanza. Dal primo agosto 2022 tenere la porta aperta nei negozi ed esercizi con aria condizionata è proibito: si rischia una multa da 25 a 500 euro. Il Comune ha anche dato delle raccomandazioni: l’invito a “stirare solo il necessario”, azionare la lavatrice solo a pieno a carico e tenere i termosifoni a 18-19 gradi.

A Genova, l’amministrazione comunale ha avviato azioni per il risparmio energetico “su due fronti”, come aveva spiegato il vice sindaco Pietro Piciocchi, che ha anche la delega al Bilancio. “Da una parte, stiamo cercando di rinegoziare il nostro contratto con il gestore. Poi, “c’è tutta una componente di buone pratiche, a cominciare dall’utilizzo dei condizionatori e dell’illuminazione, seguendo in questo senso le direttive che sono arrivate dal governo”. Per quanto riguarda invece l’illuminazione esterna, “non abbiamo previsto alcuna modifica, alcuna riduzione: questo perché tutti gli impianti sono moderni e a bassissimo consumo. Anche l’illuminazione dei monumenti non è stata modificata e non intendiamo, almeno per il momento, applicare nessuno spegnimento anticipato”.

A Bari si lavora su più fronti, dalla sostituzione delle vecchie luci dell’illuminazione stradale con nuovi impianti a led alla telegestione per il controllo degli impianti termici scolastici, che fornisce lo “stato di salute” dell’impianto e assicura forti risparmi sui costi di gestione. Il Comune di Ancona invece limita la spesa per l’illuminazione pubblica spegnendo i lampioni un’ora e 20 minuti prima dell’alba (fino ad oggi li spegneva solo 20 minuti prima). A Belluno, infine, luci spente dalle 2.30 alle 5 di mattina nei 6.800 lampioni della città. 

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Fonte : Today