Foto decapitate di Kobe Bryant, il vice sceriffo che le ha scattate si difende: “Niente di male”

14 Agosto 2022

Nella causa intentata dalla vedova di Kobe Bryant contro la Contea di Los Angeles per la condivisione delle foto scattate al corpo martoriato del campione, arriva la testimonianza di un vice sceriffo: nessun pentimento.

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Prosegue a Los Angeles il doloroso processo che vede la vedova di Kobe Bryant, Vanessa, impegnata a chiedere giustizia nei confronti di agenti della Contea della città californiana e di altri membri dei Vigili del Fuoco. Per tutti loro l’accusa è di aver scattato e poi condiviso foto martoriate del cadavere del campione di basket, morto tragicamente a 41 anni assieme alla figlia Gianna e ad altre sette persone nell’incidente che vide precipitare il loro elicottero il 26 gennaio 2020.

Il luogo dove è precipitato l’elicottero di Kobe Bryant, la collina di Calabasas

Una vicenda, quella dell’esistenza delle foto in questione, che ha segnato ulteriormente Vanessa Bryant, come ha spiegato il suo avvocato nella prima udienza un paio di giorni fa: “La signora Bryant vive nella paura che lei o i suoi figli un giorno possano trovarsi di fronte a quelle foto terribili dei loro cari. Temono che possano essere state diffuse online“. Fino a questo momento fortunatamente non vi è notizia che alcuna foto sia stata consegnata ai media o condivisa in maniera più larga, ma che il pericolo fosse concreto – e probabilmente lo sia ancora – lo dice il fatto che le terribili immagini siano circolate sul almeno 40 dispositivi tra uomini dello sceriffo e pompieri.

Si tratta di foto strazianti, come possono esserle quelle scattate a distanza ravvicinata alle vittime di un incidente aereo. Nell’ultima udienza ha testimoniato il vice del dipartimento dello sceriffo di Los Angeles, Doug Johnson, che ha detto di essere stato incaricato di documentare “l’intera scena“, comprese le foto dei resti umani. L’uomo, che è stato il primo di due agenti ad arrivare sulla scena dell’incidente, ha detto di aver scattato sul posto circa 25 foto con il suo cellulare personale perché non gli era stato fornito un telefono di lavoro e circa un terzo delle immagini conteneva resti umani. Le foto mostrate in aula erano rappresentazioni grafiche, raffiguranti arti mozzati e bambini deceduti.

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Vanessa Bryant al suo arrivo in tribunale a Los Angeles

Johnson ha affermato che è una pratica comune inviare foto ravvicinate di cadaveri ad altri agenti e ha ricevuto numerose foto simili nel corso della sua carriera senza mai essere punito. So di non aver fatto niente di male“, ha testimoniato il vice sceriffo, aggiungendo che non si pente di quello che ha fatto e non avrebbe fatto nulla di diverso. Johnson ha inviato le foto al posto di comando, poi le ha cancellate una volta tornato a casa assieme alla chat con un agente al posto di comando con cui aveva condiviso le foto. Non è lui infatti, ma un altro vice sceriffo – il novizio Joey Cruz – quello mostrato dalle telecamere mentre fa vedere le immagini in questione al barista di un locale.

Tra le foto scattate da Johnson, c’era anche quella di un uomo senza testa, un nero, presumibilmente Kobe Bryant. L’ufficiale ha affermato di non sapere all’epoca che tra i corpi delle vittime che si è trovato davanti ci fosse anche qualcuno famoso. L’uomo ha detto che le foto gli erano state commissionate dal vice Raul Versales, che era di stanza ai piedi della collina di Calabasas, dove è avvenuto l’incidente. Quest’ultimo tuttavia ha negato di aver richiesto le foto: “Tutti noi al posto di comando, incluso me stesso, non abbiamo richiesto fotografie“. Johnson ha risposto con fermezza alla domanda se scattare le foto con un telefono personale fosse inappropriato: “No, signore“.

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Johnson ha testimoniato che lui e un altro vice si erano arrampicati su per la collina fino al luogo dell’incidente intorno alle 11:30 del 26 gennaio 2020, trovando pezzi di corpi sparpagliate ovunque. Quando gli è stato chiesto se avesse interpretato l’incarico come scattare foto ravvicinate di corpi, ha detto alla corte: “Sì, signore“. Ha poi detto che quando presumibilmente ha trovato Bryant, era solo un busto con i pantaloni: “Non ricordo di aver visto la testa della vittima“. Ha anche scattato foto di corpi nel burrone, che presumibilmente includevano quello di Gianna.

Vanessa ha citato in giudizio la contea per “stress emotivo, affermando che le foto di Johnson sono state distribuite da altri agenti che gongolavano per avere foto “souvenir” del corpo di Kobe, il che “ha aggravato il suo trauma della perdita di Kobe e Gianna“. Nei documenti depositati nel gennaio 2022, l’avvocato di Vanessa, Luis Li, ha scritto che le prove preliminari “hanno dimostrato che le foto ravvicinate dei resti di Gianna e Kobe sono state trasmesse su almeno 28 dispositivi del dipartimento dello sceriffo e da almeno una dozzina di vigili del fuoco, e mostrate nei bar e ad un galà di premiazione“.

Il legale ha anche affermato che i funzionari della contea di Los Angeles “si sono impegnati in un insabbiamento, distruggendo le prove forensi dirette della loro cattiva condotta“. Dal canto suo, la contea si è già difesa affermando che le foto non sono state pubblicate online o viste dal pubblico escludendo quanto avvenuto in un bar due giorni dopo l’incidente. Nei prossimi giorni si andrà avanti con le udienze successive.

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Fonte : Fanpage