Day Shift – A caccia di vampiri Recensione: una horror-comedy discreta

Quello di Bud Jablonski in Day Shift – A caccia di vampiri su Netflix non è un lavoro come gli altri. Non si alza infatti ogni mattina per richiudersi nella classica routine da ufficio, ma si impegna in una missione ben più pericolosa e per il bene comune: Bud è infatti un cacciatore di vampiri, all’oscuro di tutti. I primi a non saperlo sono proprio la moglie, con la quale è in corso la separazione, e la figlioletta, della quale rischia di perdere la custodia propria per via dei molteplici ritardi e assenze dovuti al suo scomodo impiego.

Il solo modo affinché ciò non avvenga è quello di guadagnare entro pochi giorni una notevole somma di denaro, con la quale pagarle un apparecchio ortodontico e la retta scolastica; in caso contrario le due donne della sua vita si trasferiranno in un’altra città. Bud, da tutti ritenuto un semplice addetto alla pulizia delle piscine, si prefigge così di eliminare quanti più succhiasangue possibili. Vi è infatti un’organizzazione segreta che assolda agenti per questo specifico scopo ma Bud ne era stato espulso qualche tempo prima, proprio per via di comportamenti fin troppo esplosivi che rischiavano di compromettere la sua copertura. Su spinta dell’amico ed esperto collega Big John Elliott, gli viene concessa una seconda opportunità. Ma Bud è ignaro che questa volta saranno proprio i vampiri a dar la caccia a lui: una delle sue ultime vittime infatti era profondamente legata a Audrey San Fernando, nuova leader delle creature della notte…

Day Shift – A caccia di vampiri: un qualcosa di già visto

Il film si apre con il serrato scontro tra il protagonista e un’arzilla vecchietta che si scopre in realtà essere un’atletica vampira, pronta a dar filo da torcere assai più del previsto. Un prologo nel quale Day Shift – A caccia di vampiri palesa già la sua anima caciarona, con quel mix tra action vecchio stampo e commedia che si è spesso visto in produzioni di questo genere. E che permette sin da subito di far comprendere al singolo spettatore se è la visione adatta per lui: in questo ci troviamo di fronte ad un’introduzione onesta, giacché il restante minutaggio non offre niente di più e niente di meno che una versione allungata di quanto visto nei primi minuti.

Godibili effetti speciali e una buona resa del make-up mettono in mostra un comparto tecnico efficace e dal punto di vista della messa in scena c’è poco da lamentarsi. J.J. Perry, ex stuntman al suo esordio assoluto dietro la macchina da presa, dimostra già una certa dimestichezza con i mezzi del mestiere e di aver appreso diversi trucchi sui set in cui ha lavorato – tra cui quelli della saga di John Wick – e pur senza presentare uno stile particolare mette in mostra una gradevole anima di genere, con gli amanti dei blockbuster e degli horror più ludici che avranno pane per i loro canini.

La notte è piccola per noi…

L’idea che i vampiri si nascondano a Los Angeles all’insaputa della popolazione è un’idea vista e rivista, dalle atmosfere degradate di un’altra horror-teen-comedy quale Vampires vs. the Bronx (2022) – la nostra recensione di Vampires vs the Bronx è a portata di clic – all’altrettanto recente Night Teeth (2002), e il fatto che questi si muovano liberamente anche di giorno non è certamente una novità. Il plot base risente di diverse ingenuità e forzature, con una resa dei conti interna ai vari clan abbozzata in maniera fin troppo superficiale e con la villain principale interpretata da Karla Souza mai effettivamente in grado di incutere un sano terrore a tema.

Ma Day Shift – A caccia di vampiri è d’altronde un film che non si prende mai sul serio e la scelta di affiancare al cacciatore la spalla comica di Dave Franco ne è l’ennesima conferma. Partner obbligato affinché controlli possibili violazioni, il personaggio è una macchietta più che marcata, con tanto di trasformazione che lo rende ancor più dichiaratamente spassoso, all’insegna di una verve sardonica che rischia di prendere il sopravvento sul resto. Battute in serie, mosse a sorpresa, esecuzioni più o meno ragionate caratterizzano la disperata missione di Bud, interpretato con implacabile stoicismo da un divertito Jamie Foxx, figurante anche come produttore. Ma a lasciare il segno sono più le comparsate d’eccellenza, dal rapper Snoop Dogg nelle vesti di mentore / amico al Peter Stormare ricettatore senza scrupoli, fino a quel Scott Adkins che si prende piacevolmente in giro nel ruolo più testosteronico di tutti.

Tra citazioni a cult e scult del filone, da Intervista col vampiro (1994) – ecco la nostra recensione di Intervista col vampiro – alla saga di Twilight, una colonna sonora a base di hip-hop, mosse di wrestling a far capolino qua e là nelle esasperate sequenze d’azione, le due ore scorrono senza mai annoiare ma senza nemmeno entusiasmare, all’insegna di quella innocua mediocrità che sembra ormai la prassi per buona parte delle uscite contemporanee.

Fonte : Everyeye