Elezioni, Raggi punge Conte: “Ecco perché non mi candido”

Virginia Raggi non ha potuto auto-candidarsi alle parlamentarie del Movimento Cinque Stelle in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. L’ex sindaca, oggi consigliera d’opposizione e presidente della commissione Expo 2030, è stata bloccata pubblicamente dal leader grillino Giuseppe Conte, che oltre all’avvocata di Ottavia ha posto il veto anche su Alessandro Di Battista. Una decisione mal digerita dalla diretta interessata, che dopo tre giorni di silenzio ha deciso di dire la sua, come di consueto sul suo profilo Facebook.

Il vincolo del doppio mandato

Innanzitutto, Raggi fa riferimento alle regole interne del Movimento, nello specifico quella del doppio mandato e del mandato zero. “Sarei stata perfettamente candidabile – sostiene la consigliera – . Del resto nel 2021 mi sono potuta ricandidare proprio in virtù di queste due regole e sono attualmente in corso di secondo mandato”. Ma su questo punto, come scrivevamo il 9 agosto, qualcuno è in disaccordo: candidarsi alle parlamentarie, eventualmente vincerle e poi essere eletti alla Camera significherebbe svolgere il terzo mandato, non il secondo, che è appunto il limite massimo imposto ai militanti Cinquestelle. Raggi è stata eletta in assemblea capitolina per la prima volta nel 2013 (il “mandato zero”), poi è diventata sindaca nel 2016 e infine, da candidata sconfitta, è entrata a novembre scorso in consiglio. Il secondo mandato, in corso. 

“Non lascio il consiglio, non sarei a mio agio”

Ma a detta di Raggi questo non è il più importante dei motivi che l’hanno portata lontana dal sogno-Montecitorio. Ce ne sono altri tre. “Prima di tutto, sono stata eletta a Roma e secondo un principio del Movimento che rispetto – spiega – se vieni eletto all’interno di un’istituzione, non mi sentirei a mio agio nel fare il salto altrove”. Ci vuole rispetto per gli elettori e per l’istituzione che si rappresenta, quindi. 

Il rischio di alleanze progressiste

In seconda battuta, anche se non lo tira in ballo esplicitamente, Raggi fa riferimento alle eventuali future mosse di Giuseppe Conte. “Sono contraria alle alleanze strutturali e ai campi progressisti con i partiti tradizionali”. Il rischio, secondo lei, che dopo i litigi e gli scambi di accuse tra l’ex premier e il segretario Pd Enrico Letta il Movimento decida di unirsi ai democratici durante la nuova legislatura, è concreto. “Ad oggi non potrei dire con certezza quali saranno nei prossimi 5 anni i nostri futuri compagni di viaggio”. In assemblea capitolina “la nostra linea è da sempre chiara. Ma mi immaginate in uno scenario futuro a dover lavorare gomito a gomito con chi ci ha sempre ostacolato? Eddai su, per me non è possibile!”. D’altronde pochi giorni fa si era resa protagonista di un botta e risposta social con la “nemica” Roberta Lombardi sull’opportunità di rompere l’alleanza in regione. “Per questo, senza giudizi morali, credo sia giusto che si candidi alle parlamentarie chi ritiene determinati scenari possibili ed eventualmente accettabili”.

“Ho perso 5 anni della vita di mio figlio”

Infine, c’è una terza motivazione più personale. “Ho lavorato per 5 anni sette giorni su sette h24 – ricorda – come era giusto per il mandato che avevo ricevuto dai romani. La mia vita privata si è totalmente azzerata, vedevo mio figlio solo a colazione, ho perso i suoi anni di formazione. Ora ho bisogno di recuperare il tempo con lui, di vederlo crescere, di giocarci e riscoprirlo”. Avrebbe rinunciato ad altri 5 anni di vita privata “per un secondo mandato da sindaco per concludere e dare un senso a quanto fatto nel primo”. Ma ora, da semplice consigliere, si gode la “possibilità di conciliare tempi di vita e di lavoro”. 

Fonte : Roma Today