Perché è giusto che (persino) Aurora Ramazzotti vi parli di sesso

Si chiama sex positive ed è, in tempi di attivismi social che hanno l’ardire di moralizzare, uno dei pochi non solo interessanti ma anche concreti, se non altro da poter realizzare nell’immediato, anche stasera nelle vostre case: vuole abbattere i tabù secolari sul piacere femminile. È quello che ha fatto Aurora Ramazzotti qualche giorno fa, quando ha deciso di ribadire l’importanza del clitoride alla platea maschile, finendo però sotterrata – suo malgrado – dalla frustrazione delle solite critiche. Lo ammetto, neanche io nutro particolare simpatia per Aurora: conduttrice e attivista, rappresenta ai miei occhi un coarcevo di battaglie sociali utili ad alimentare contestualmente l’economia del suo personal branding (tutte le ha fatte: la salute mentale, la sex positive, il cat calling, il body shaming), eppure ancora una volta l’influencer sceglie bene l’-ismo giusto in favore del quale schierarsi (il femminismo, in questo caso) e trova dati che le danno ragione. Mi riferisco ai dati dell’orgasm gap, ovvero il divario di chi raggiunge l’orgasmo in una coppia eterosessuale: 85% di uomini contro il 63% delle donne, desolante percentuale che sale – guarda un po’ – al 74% nelle coppie lesbiche. E siccome, come ben sappiamo (perché lo sappiamo, vero?), l’unico organo deputato al piacere femminile è il clitoride, è dunque inevitabile chiamarlo in causa e continuare a parlarne, visto che solo di recente è stato finalmente demistificato dalle fandonie dell’immaginario collettivo. 

Ci sono più ordini di ragioni che dimostrano che Aurora ha ragione a dire ciò che dice e a fare ciò che fa. La prima – quella più stupida, ma altrettanto adorabile – ha a che fare con chi, invece di fare spalluccie di fronte alla sua lezione, come farebbe chiunque è a posto con la propria coscienza sessuale, si infervora vomitando bile sotto al suo profilo: è evidente che la 25enne ha toccato un nervo scoperto, altrimenti il suo nome non avrebbe toccato, in questi giorni, il record di ricerche su Google da inizio anno (altrimenti non vi avrebbe “triggerato” così tanto, diremmo insomma qui). Una frustrazione ribadita inoltre dal tenore delle riprovazioni registrate in quella cloaca che sa essere Facebook: nell’ordine, c’è chi le insulta la madre Michelle Hunziker, chi sposta il focus della discussione invitandola a trovarsi un “lavoro vero” e poi c’è chi tradisce palese imbarazzo cedendo all’arma più usata per mettere le distanze nelle situazioni di disagio, ovvero l’ironico distacco (“La prossima volta uso il tom tom”, è tra le battute più blasonate). Eppure non ci sarebbe bisogno di prendersela così tanto, non ci sarebbe bisogno di sentirsi sempre coinvolti: non è che tutto ciò che passa su Internet deve riguardarvi per forza. Non è che dovete necessariamente essere voi, gli uomini e le donne così carenti nei fondamentali del sesso da sentirvi feriti nell’onore. 

A chi, tra i commentatori di cui sopra, si dà l’alibi di non ritenere credibile il tema poiché ha origine appunto da Aurora, personaggio che può legittimamente essere ritenuto poco credibile in materia medica, potremmo intanto rispondere che a sollevare lo stesso problema (“gli uomini non sanno dov’è il clitoride, dovete dirglielo voi”) è stato il Guardian. “The lost and lonely clitoris: why can so few people find it?”, ovvero “Il clitoride perduto e solitario: perché così poche persone possono trovarlo?”, è un articolo pubblicato appena un anno fa, a marzo, in un presente dunque ancora problematico. Ovvero un presente sessualmente ancora poco consapevole, ovvero – in ultima ipotesi non migliore né peggiore – ancora poco interessato al piacere femminile. Un presente figlio di un passato in cui l’educazione sessuale è stata relegata ai mass media, che hanno raccontato ossessivamente “punti g” mai scientificamente dimostrati ed inverosimili amplessi cinematografici in cui le donne gridavano di piacere senza particolare dedizione da parte del partner. Col risultato che oggi a sapere identificare l’anatomia del proprio piacere, e a sapere che i “due orgasmi” storicamente raccontati hanno in realtà origine dallo stesso organo, il clitoride appunto, sono solo una percentuale residuale di coloro che hanno una vulva. 

Non era infatti un medico, eppure le sue opinioni personali sulla ginecologia, prive dunque di qualsivoglia base scientifica, hanno influenzato la cultura sessuale dei secoli successivi, Sigmund Freud, che a fine Ottocento – cioè l’altroieri, in termini di immaginario collettivo – decise che esistevano due tipi di orgasmi, quello clitorideo e quello vaginale, e che solo col passaggio dall’uno all’altra, una donna diventava sessualmente matura. A demolire le sue pretese fu Anne Koedt, femminista americana, che nel 1970 – cioè ieri –  pubblicò Il mito dell’orgasmo vaginale, in cui rigettava l’idea di provocare un orgasmo in un luogo dove non sempre poteva avvenire. Nonché Carla Lonzi, che nel suo Sputiamo su Hegel, la donna vaginale e la donna clitoridea, proseguiva nel ragionamento, celebrando il clitoride come sede di una sessualità finalmente slegata dalla funzione riproduttiva, grazie a cui le donne non erano più subordinate all’uomo: “La donna non è la grande madre, la vagina del mondo, ma la piccola clitoride”. 

Sebbene infatti la connessione tra clitoride e orgasmo sia conosciuta da tempo, è solo nel 1998 – cioè la settimana scorsa – che Helen O’Connell, diventa, oltre che la prima donna ad essere laureata in urologia in Australia, anche la prima studiosa ad averne dato una descrizione anatomicamente accurata: i libri di testo che studiava da ragazza negli anni ’80, infatti, contenevano sì ampi disegni anatomici del pene, ma solo misere note a piè pagina sul clitoride; assenza di professione medica denunciata dal femminismo come figlia del non-ruolo che l’organo avrebbe nella riproduzione. Non a caso, la prima volta che appare un modellino tridimensionale del clitoride in un istituto scolastico francese è il 2017 – cioè dieci minuti fa – e, a volerlo, è l’Haut Conseil à l’Egalité, ente di parità di genere, a seguito di un rapporto in cui si sottolineava come le quindicenni non sapevano nemmeno di averne uno. 

Benvenuti nella nuova ondata femminista del piacere sessuale

E se i dati degli studi vi sembrano parziali perché non in rappresentanza della totalità, e se le femministe vi sembrano altrettanto parziali perché di parte, stavolta ecco dati non quantificabili che, ancora una volta, danno ragione ad Aurora sulla necessità di parlarne. Senza voler arrivare all’apice del marketing, ovvero agli orecchini a forma di vulva sponsorizzati dalla attivista, femminista, poetessa eccetera eccetera Giorgia Soleri, c’è negli ultimi anni un mercato incredibilmente fertile attorno al piacere femminile.

C’è, come raccontavamo nei mesi scorsi, una nuova ondata di femminismo volto alla maggior consapevolezza sessuale. E, siccome la matematica non è un’opinione né un editoriale, se c’è così tanta offerta, significa anche che c’è altrettanta domanda. Ad oggi insomma Gwyneth Palthrow che inventa la candela al profumo della sua vagina (pivella! Ancora non sapeva che sarebbe arrivata Giorgia Soleri e lo status symbol degli orecchini a forma di vulva) altro non è stata che apripista di una folla di vocianti attiviste: c’è Remy Cassimir che per prima, anni fa, guadagnò in America col suo How Cum, podcast che è vera e propria guida per il raggiungimento dell’orgasmo (“Ad un certo punto”, ha raccontato, “Pensavo che neanche esistesse, o che fosse appannaggio delle poche fortunate). C’è la stand up comedian Flavia Dos Santos, che ha creato il suo piccolo impero sul tema. E ancora, in Italia, tutte le altre: Leni col suo podcast Vengo anch’io; Chiara Becchimanzi con lo spettacolo “Principesse e sfumature”;  la mosca bianca Livio Ricciardi, giovane e seguitissimo sessuologo sui social; varie sessuologhe sul TikTok. E c’è infine Alessia Lanza, la tiktoker italiana più famosa del momento: c’è una motivazine se, di fronte ai suoi 3.6 milioni di follower, la 22enne si è prestata a disegnare su un cartellone com’è fatta la sua vagina. Ed è la stessa motivazione di Aurora Ramazzotti. 

* Fonte: Jurnal of Sex and Marithal Therapy, 2017

Fonte : Today