Le fattorie verticali cambieranno il modo in cui mangiamo

Dopo Adams, nella grande sala conferenze si alternano gli speaker sul palco. Aun certo punto, uno di loro fa riferimento a un argomento di stretta attualità nello Stivale: “Inizierò parlandovi dell’attuale situazione di scarsità idrica che stiamo vivendo in questo momento in Italia, che non ha mai pensato di poter vivere una crisi come quella che stiamo sperimentando in questo periodo. Il fiume Po, il quinto più importante d’Europa, è oggi in questa situazione: la siccità del Po colpisce l’attività di 200.000 aziende agricole e mette a rischio un terzo della produzione italiana e il benessere di milioni di famiglie”. Sono le parole di Thomas Ambrosi, ad di Ono Exponential Farming. Azienda made in Italy: una delle tre italiane presenti all’Indoor AgTech insieme a Planet Farms e Igrox. Prosegue Ambrosi: “Dunque, quale potrebbe essere la soluzione?”. Nella grande sala tutti hanno scommesso il proprio business su una sola risposta: il vertical farming.

Come nascono le fattorie verticali 

Non è un caso che il sindaco Adams abbia battezzato il più grande evento mondiale su questo sviluppo dell’agricoltura moderna: è proprio a New York che ha origine il vertical farming.In realtà, pensandoci bene, l’idea di base nasce già migliaia di anni fa a Babilonia, con i giardini pensili – racconta Ambrosi a Wiredma ciò che intendiamo con questo nuovo modo di fare agricoltura nasce qui a New York, dal professor Dickson Despommier della Columbia University”. Despommier assegnò una sorta di tesi ai suoi studenti per capire se impiegando i roof garden di New York sarebbe stato possibile sfamare la popolazione della metropoli: “La risposta è stata negativa, ma da questo interrogativo ci si è chiesto se fosse possibile produrre cibo verticalmente: da qui nasce il vertical farming”. 

Un business iniziato negli States, all’incirca nel 2004, con il primo pioniere del mercato, Aerofarms. Ancora oggi il mercato più importante è quello statunitense, con disruptor di peso come Plenty: in inglese significa “abbondanza” e quest’azienda basata in California ne ha da vendere. Fino adesso ha raccolto quasi 1 miliardo di dollari di investimenti ed è oggi supportata finanziariamente da un certo Jeff Bezos. Il co-fondatore e cso Nate Storey, presente all’AgTech di New York, spiega a Wired perché c’è un interesse crescente verso questo business: 

Storey spiega che ciò che impatta maggiormente sul Pianeta è l’agricoltura umana: il 70% della superficie terrestre è stata cambiata per scopi agricoli. “Questo è il grande quadro da cui nasce la grande domanda: come faremo a continuare ad alimentarci? Ventimila anni fa iniziammo smuovendo il terreno con un bastone fino ad arrivare agli ultimi cento anni quando abbiamo adottato l’agricoltura di precisione. Ma siamo ancora soggetti alle stagioni, alla variabilità del meteo: mezzo secolo fa iniziammo con le serre – un balzo in avanti – che ha consentito coltivazioni più efficienti, ma ancora molto energivore, orizzontali e soggette a fattori esterni. Ora possiamo proteggere le coltivazioni dagli agenti esterni”. Oggi, attraverso il vertical farming, il meteo, i cambiamenti climatici, la qualità del suolo non sono più fattori determinanti nella produzione agricola

Il mercato del vertical farming

Dietro ai sorrisi, alle presentazioni in 3D, ai gadget, alle buste di insalata “gustosa” e alle piante in esposizione, c’è una verità nota a tutti che aleggia tra gli espositori al Marriott Hotel di Brooklyn: al momento, il vertical farming è un business in perdita. Si parla di aziende che bruciano 50 o anche oltre 100 milioni di dollari ogni anno. Roba da far tremare i polsi, nonostante in questo business ci siano round di finanziamenti che premiano aziende perfino con mezzo miliardo di dollari. “Ci sono state molte aspettative e molti tentativi: produciamo 550 varietà di coltivazioni diverse, ma devo specificare che creiamo ricavi soprattutto da 30 tra queste”: parole rilasciate a Wired durante l’appuntamento newyorkese di Marc Oshima, cofondatore e direttore marketing di Aerofarms. L’azienda più nota: la prima ad avere aperto al mercato e che oggi conta 250 dipendenti, 6 farms negli Usa di cui 4 a New York e una grande struttura per ricerca e sviluppo ad Abu Dhabi. 

Fonte : Wired