La “tentazione” del Movimento 5 stelle: un voto online per la crisi di governo?

Il Movimento 5 stelle esce dal governo? Una crisi nel cuore dell’estate, come nel 2019? Tutto è possibile, si va verso la settimana decisiva. Mario Draghi e Giuseppe Conte si incontreranno lunedì pomeriggio a palazzo Chigi per chiarire (o per far deflagrare ulteriormente) il caso delle presunte intromissioni del premier nella vita del M5s (“Grillo mi ha detto che Draghi gli ha chiesto di cacciare Conte”, aveva rivelato in settimana il sociologo Domenico De Masi). C’è già stato un contatto tra i due, ma venerdì sera Conte ha detto apertamente che “Draghi deve essere conseguente se davvero per lui l’M5S è importante”. Il sospetto che circola in ambienti pentastellati è, in parole povere, che ci stata una sorta di regia occulta del premier nella scissione di Luigi Di Maio: “Una scissione così non si coltiva in poche ore. Da un po’ c’era un’agenda personale al di fuori della linea politica del Movimento. È stato Draghi a suggerirlo? Ne parlerò con lui lunedì”, azzarda il leader del M5s. 

Il disagio, politico, c’è. L’ipotesi dell’appoggio esterno non tramonta, ipotesi che non piace per nulla né a Draghi né a Letta. Il M5s inizia a guardare al suo futuro, è una questione di sopravvivenza. Nel governo “non ci stiamo ad ogni costo”, ragiona Roberta Lombardi, prima storica capogruppo 5S alla Camera, dal 2018 alla Regione Lazio: “Tanti colleghi in Parlamento chiedono di riflettere se ha ancora senso stare in questo governo – dice a Repubblica – Cosa pensino i nostri simpatizzanti è noto. E anche tra gli amministratori locali c’è una richiesta diffusa di fare una verifica. Siamo entrati nel governo Draghi per senso responsabilità, per la pandemia e per gestire i fondi del Pnrr che il Conte 2 aveva ottenuto. Era naturale proseguire quel lavoro, anche per difendere e migliorare alcuni provvedimenti, dal Superbonus alle misureanti-corruzione, al reddito di cittadinanza che ha salvato milioni di italiani dalla povertà. Questa strana legislatura ha l’impronta del M5S. Ma i nostri compagni di viaggio ci attaccano su questi temi in modo sfacciato e questo non è accettabile”.

Quanto è probabile che il M5S esca dal governo? “Prima della conferenza stampa di Draghi, eravamo più verso l’uscita. Ora aspettiamo – continua Lombardi – Ho registrato la dichiarazione del premier sul fatto che senza il M5S non esiste più il governo. Ma non basta. Le parole sono una cosa, i fatti sono un’altra.
Va capito se come Movimento riusciamo a incidere davvero, con i nostri temi, non col ricatto di starci sennò cade il governo”, commenta. Giuseppe Conte potrebbe decidere di mettere ai voti fra gli iscritti l’uscita dal governo: “Se si arriverà a questa decisione, credo sia normale che si decida attraverso un voto online. Così come abbiamo aderito a questo governo interpellando la base. Uno vale uno, per noi”, conclude Lombardi.

Senza il Movimento 5 stelle convintamente al governo, si va al voto, ha assicurato Draghi. Ma le elezioni politiche ad ottobre le vogliono in pochi e che il presidente del M5s abbia in un certo senso le mani legate è chiaro a tutti, premier e alleati: uno strappo di Conte porterebbe con sé il rischio di elezioni anticipate nel mezzo di una guerra alle porte dell’Europa e la rottura dell’asse costruito così a fatica con il Pd di Letta, che su questo è stato esplicito: “Sarebbe paradossale se, dopo aver vinto le elezioni amministrative di domenica scorsa, noi fossimo qui a parlare del funerale del centrosinistra e del campo largo”, dice il numero uno dei Dem. Improbabile, per non dire impossibile una crisi di governo adesso. Ma se Conte optasse per il voto online tra gli iscritti (e visti gli umori, probabilmente la maggior parte degli iscritti in quel caso chiederebbe a Conte di abbandonare Draghi), è facile pensare che si vada verso un piano inclinato. Fermare la crisi di governo a quel punto sarebbe impossibile. 

E’ un weekend di nebbia fitta per l’esecutivo: non è affatto chiaro quali saranno le richieste di Conte a Draghi. Cercherà senz’altro di capire quale sia stato il ruolo del premier nel caso-Di Maio, se ci sia stata una sua regia dietro l’operazione del ministro degli Esteri, o se l’abbia benedetta in qualche modo. Gli parlerà di superbonus, dell’inceneritore di Roma, del reddito di cittadinanza che sta per cambiare. Appuntamento a lunedì. La sorte del governo è in mano al leader del Movimento: al Quirinale aveva garantito a Mattarella che non avrebbe provocato una crisi di governo. Ma i ripensamenti sono sempre possibili.

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Fonte : Today