Gas: la Russia sospende il flusso dal Nord Stream 1 per 10 giorni

La Russia chiude per 10 giorni i rubinetti del gas che passano per il Nord Stream 1. Il colosso Gazprom ha infatti comunicato che dall’11 al 21 luglio 2022 effettuerà una momentanea chiusura di entrambe le condotte del gasdotto per effettuare dei “lavori pianificati di manutenzione, inclusi test di componenti meccanici e sistemi di automazione per garantire un efficace, sicuro e affidabile funzionamento del gasdotto”. A riferirlo sono le agenzie russe Tass e Interfax. Due settimane fa Gazprom aveva annunciato una riduzione delle forniture di gas che arrivano in Germania via Nord Stream del 40% attribuendo la causa a parti di turbine mancanti per via delle sanzioni. Ora le forniture verranno sospese del tutto, benché in via momentanea, per effettuare la manuntenzione dell’infrastruttura. Almeno questa è la versione del colosso russo. 

I timori di Berlino

La Germania teme però che dopo i lavori di manutenzione il flusso di gas venga interrotto del tutto. Solo ieri il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck aveva affermato che i problemi tecnici al gasdotto sono solo un pretesto per limitare la fornitura di gas all’Europa. “Rischiamo un blocco totale di Nordstream 1” era stata la profezia del ministro a un evento organizzato dal quotidiano tedesco Sueddeutsche. “Il Nord Stream 1 potrebbe fornire il 100% di gas” e quella dei problemi tecnici, ha sottolineato, “è una scusa, un pretesto”. Solo un giorno dopo arriva la notizia che il flusso verrà sospeso del tutto. 

A che punto siamo con le scorte di gas

Proprio per evitare contraccolpi nel caso di un taglio alle forniture, l’Ue ha fissato un obiettivo minimo di stoccaggio del gas. Entro l’1 novembre i serbatoi dovranno essere riempiti all’80% della loro capacità e per il 90% prima dei periodi invernali successivi. Attualmente l’Ue nel complesso ha raggiunto un livello del 55,7%, la Germania è poco sopra al 61%, mentre il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha riferito che in Italia siamo circa al 58%. Per aumentare ulteriormente gli stoccaggi, con il decreto contro il caro-energia approvato ieri in Cdm è stato previsto lo stanziamento di un prestito da 4 miliardi a Gse (il Gestore dei Servizi Energetici, società partecipata dal ministero delle Finanze) finalizzato proprio all’acquisto di gas. 

In ottica europea la situazione è più complessa. Come spiega EuropaToday, il grosso della capacità di stoccaggio è infatti concentrata su 5 Stati membri: Germania, Italia, Francia, Paesi Bassi e Austria. Altri Paesi hanno capacità minime, se non pari a zero. Ecco perché il regolamento concordato dai 27 governi del Consiglio Ue prevede un meccanismo di solidarietà che consente a questi Paesi di utilizzare i magazzini situati in un altro Stato Ue. 

Riusciremo a riempire i serbatoi? Simone Tagliapietra, ricercatore del think tank Bruegel, ha spiegato che se la Russia continua a spedire gas, l’obiettivo dell’80% entro ottobre è alla portata di mano, ma se Mosca dovesse interrompere il flusso raggiungere questo traguardo sarà “super impegnativo”. Il ministro Habeck ha ammesso d’altra parte che con i continui tagli alle forniture la Germania riesce a immagazzinare solo la metà del gas al giorno rispetto ai periodi precedenti. 

Fitch: “Aumenta la probabilità di una recessione tecnica”

Proprio la crisi del gas è al centro di un report diffuso oggi dall’agenzia di rating Fitch. “Con il probabile razionamento del gas in Europa aumenta la possibilità di una recessione tecnica nella zona euro” rilevano gli analisti. Lo scenario alla base delle stime di giugno di Fitch, che puntava su un pil nella zona euro al 2,6% nel 2022 e al 2,1% nel 2023 “non ipotizzava né un improvviso arresto delle esportazioni di gas naturale russo verso l’eurozona né alcun razionamento del gas”. 

La continua interruzione delle importazioni di gas attraverso il gasdotto Nord Stream 1, a meno che non sia compensata da flussi più elevati attraverso altri gasdotti, sottolinea Fitch “ostacolerebbe la capacità del continente di soddisfare il fabbisogno di gas durante l’inverno, nonostante gli sforzi per costruire riserve e ridurre la dipendenza dal gas russo. Ciò significa che il razionamento del gas agli utenti industriali è ora uno scenario sempre più probabile, che stimiamo potrebbe ridurre la crescita del pil dell’eurozona tra 1 punto percentuale e 2unti percentuali nel 2023”. I piani dell’Ue di portare il livello degli stoccaggi di gas all’80% entro il 1° novembre “sembrano ora difficile da raggiungere”. In ogni caso, il raggiungimento dell’obiettivo, sottolinea Fitch, “aumenterebbe solo le riserve dell’Ue al 20% del consumo annuo di gas, dall’attuale 15% circa”.
 

Fonte : Today