Samantha Cristoforetti camminerà nello Spazio

Il 21 luglio, dalle 16 italiane, è previsto che Samantha Cristoforetti prenda parte a un’attività extraveicolare (cosiddetta Eva) dal segmento russo della Stazione spaziale internazionale, con il cosmonauta e comandante, Oleg Artemyev.

La notizia si è diffusa nel tardo pomeriggio di ieri, quando la Nasa ha pubblicato il calendario della propria emissione televisiva, che giovedì 21 prevede appunto un’attività all’esterno della Iss. Al momento di scrivere queste righe, non sono noti i compiti assegnati ai due astronauti, ma la Nasa ha precisato che l’Eva potrebbe protrarsi “fino a sette ore”. Sempre non intervengano, è il caso di dirlo, “cambi di programma”, quella di Astro Samantha sarebbe la prima space walk di una europea, nonché la prima di un occidentale con la tuta spaziale Orlan, di fabbricazione russa.

Proprio a Star City, il centro dell’agenzia spaziale russa, Roscosmos, vicino a Mosca, Cristoforetti si era addestrata lo scorso anno all’utilizzo della tuta, ma la crisi internazionale aveva impedito, fino a ieri, di avere conferme circa l’effettiva possibilità per l’astronauta italiana di effettuare l’attività extraveicolare.

Eppure, proprio l’Eva condivisa con un cosmonauta potrebbe essere l’ulteriore testimonianza dei rapporti di continua e pacifica collaborazione a bordo della Stazione orbitante, ribaditi anche la settimana scorsa dall’amministratore della Nasa, Bill Nelson, intervenuto con la sua vice, l’ex astronauta Pamela Melroy, al Consiglio dell’Agenzia spaziale europea ospitato nei Paesi Bassi: “La collaborazione degli astronauti in orbita, Samantha Cristoforetti compresa, con i cosmonauti russi dimostra una eccezionale professionalità” aveva sottolineato il numero uno della Nasa, “anche quella fra i centri di controllo della Iss, a Houston e a Mosca, non sta subendo alcuna conseguenza e questo nonostante la drammatica situazione in Ucraina”. Una situazione, bene precisarlo, con evidenti ricadute anche oltre l’atmosfera.

Lanciata da Cape Canaveral lo scorso 27 aprile sulla Crew Dragon “Freedom” di SpaceX, Cristoforetti è alla sua seconda permanenza di lungo periodo sulla stazione orbitante, avamposto di cui solo un cambio di programma le ha impedito di non essere la prima comandante europea (l’astronauta è responsabile del segmento non russo della Iss).

Dopo la missione “Futura”, dell’Agenzia spaziale italiana, che fra il 2014 e il 2015 l’aveva vista in orbita per 199 giorni, oggi Cristoforetti è impegnata in “Minerva”, di una durata complessiva di quasi cinque mesi e mezzo. Durante la sua permanenza in orbita, prenderà parte a 41 esperimenti, alcuni già iniziati e di cui sei italiani (anche questi dell’Asi): si occuperà, fra le altre, di sperimentazioni legate alla ricerca per l’uomo, alla biologia e alle biotecnologie, allo sviluppo e alla dimostrazione di nuove tecnologie, alle scienze fisiche. “Due esperimenti in particolare hanno colto la mia attenzione – ci aveva raccontato poco prima del lancio – uno è sui tessuti del sistema nervoso e indaga l’effetto dello stress ossidativo e come la somministrazione di un tipo di nanoparticelle possa essere protettiva. Sarebbe bene ricordare che lo stress ossidativo può portare a malattie neurodegenerative”.

L’altro esperimento, chiamato “Ovospace” e anche questo dell’Asi, “si concentra su tessuti di cellule ovariche, per osservare come l’assenza di peso, la microgravità, possa modificarne la funzione. È un modo per capire meglio quali sono i meccanismi di funzionamento. E magari individuare dei target per futuri interventi medicamentosi di miglioramento della funzione ovarica”.

Non meno importante il ruolo simbolico di “Minerva” e di Cristoforetti, non a caso la prima astronauta approdata anche su TikTok. “Ci concentreremo su ciò che ci unisce, non su ciò che ci divide. Credo che il nostro lavoro sia un faro di speranza per la comprensione fra Paesi” aveva dichiarato AstroSamantha pochi giorni prima di ripartire nello spazio. L’Eva del 21 luglio potrebbe darle ragione nella maniera più impegnativa ma bella.

Fonte : Repubblica