L’inferno di Roma sud: “Da soli contro le fiamme, una villa è bruciata completamente”

I giorni tra il 27 e il 29 giugno 2022 saranno ricordati a lungo a Roma, non tanto per il caldo torrido, quanto invece per i numerosissimi incendi che si sono sviluppati in diverse zone della città impegnando vigili del fuoco, forze dell’ordine e protezione civile ben oltre le loro possibilità. Lunedì dalle 14 in poi quelo che inizialmente sembrava un rogo di sterpaglie è diventato un mega-incendio che ha bruciato Casalotti. Ma nelle stesse ore la paura dovuta alle fiamme ha assalito anche i residenti del IX municipio, in particolare quelli di Trigoria Alta e Cinque Colline.

Fiamme nelle campagne di Roma sud

Le fiamme hanno colpito zone di aperta campagna, al cui interno però sorgono insediamenti urbanistici con migliaia di persone e disseminate di attività agricole e commerciali, alcune delle quali gravemente colpite dagli incendi. In particolare nel pomeriggio del 27 la situazione è stata particolarmente dura da gestire: i vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di contenimento e spegnimento del rogo sull’Aurelia – dove è stato necessario anche sgomberare centri estivi, abitazioni private, attività commerciali e scuole – secondo i racconti dei cittadini di Roma sud non sono riusciti a essere tempestivi. Pochi mezzi, pochi uomini. Duecento interventi e 9 roghi principali non sono facilmente affrontabili. 

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Bruciata una villa nel consorzio dentro la riserva

Nel consorzio di Trigoria Alta, circa 1.400 persone all’interno della riserva naturale Demica-Malafede, gestita da RomaNatura, si è sfiorata la tragedia: “Per fortuna le fiamme non hanno raggiunto le bombole di Gpl che tutti noi abbiamo in casa – racconta a RomaToday Laura Pasetti, residente ed ex presidente del consorzio – altrimenti sarebbe stata una strage. Il fuoco è arrivato da Monte Migliore e molti animali sono morti, altri sono in pericolo di vita ancora oggi per le conseguenze del rogo. Ma c’è di più: un’importante attività della zona, che organizza eventi, rischia ingenti danni economici perché il fuoco si è mangiato la villa principale, che è anche l’abitazione del titolare. Tre piani che in queste ore rischiano di crollare definitivamente perché i pilastri stanno per cedere”. Nessun ferito, per fortuna, ma tantissima paura per quanto è accaduto e quanto, ancora, potrebbe accadere.

trigoria alta villa bruciata 1-2

Quartiere isolato da giorni

Il quadrante da due giorni è isolato: le fiamme hanno raggiunto i tralicci del telefono e ancora oggi, giovedì 30 giugno, c’è chi sui gruppi Facebook di quartiere chiede informazioni su quando torneranno attive le linee. “In uno dei condomini del consorzio – continua Laura – è esplosa la cisterna d’acqua, quindi rubinetti a secco in tutte le case”. L’ex presidente del consorzio, oggi consigliera municipale del IX con Fratelli d’Italia, punta il dito contro RomaNatura: “L’ente nel suo piano d’assetto della riserva – spiega – non ha considerato che a Trigoria Alta vivono delle persone, quindi tutta l’area è sotto uno stato di salvaguardia massima e l’unica cosa che si può fare è la manutenzione delle strade all’interno del consorzio. Ma abbiamo visto quello che può succedere, c’è bisogno di mettere in sicurezza l’area, siamo una zona urbanizzata priva di ogni servizio”. Non ci sono nemmeno punti per l’approvvigionamento di acqua, specifica Pasetti. Adesso un gruppo di olte 100 famiglie, “Libero”, che dal 2016 funziona come una sorta di associazione condominiale informale, “sta studiando la possibilità di procedere con la richiesta di disastro ambientale” informa Laura. 

“Hanno preso fuoco i campi incolti”

Tra Cinque Colline e Colle dei Pini la situazione è stata molto simile, come racconta la presidente del comitato di quartiere Lorella Seri: “Il fuoco ha trovato campo nelle aree verdi più periferiche del nostro quadrante – spiega a RomaToday – perché invece dove ci sono i lotti privati con i giardini, non è successo nulla. Questo significa che dove c’è la cura del privato si possono evitare questi problemi. Non voglio prendermela con le istituzioni, il nostro è un territorio prevalentemente verde, si espone a situazioni di questo tipo, però aree pubbliche incolte ce ne sono, come anche non vengono curate le rotatorie sulla Laurentina. Le hanno sfalciate nelle ultime ore, ma prima non si vedeva nulla per quant’erano alte le erbacce”. Lorella però sottolinea che “questo territorio non può ospitare discariche o magazzini di merci, perché basta una fiammella e può scatenarsi l’inferno, tanto che a Colle dei Pini i vigili del fuoco hanno dovuto svuotare un magazzino con delle bombole di gas”. Infine, un appunto sulla tempestività dei soccorsi e sulla funzionalità del numero unico per le emergenze: “Possiamo capire che con tanti interventi i pompieri non possano arrivare subito – conclude – ma non l’assenza di risposte da parte del 112. Ci sono persone che per ore non sono riuscite a farsi dare retta”. 

Il municipio: “Saremo accanto ai cittadini e alle attività per i ristori”

A RomaToday la minisindaca del IX, Titti Di Salvo, ha fatto sapere che “come istituzione siamo stati vicini fisicamente ai cittadini colpiti dagli incendi – spiega – ma saremo vicini anche per sollecitare il riconoscimento di ristori economici per chi ha subito danni dovuti ai roghi. Purtroppo le condizioni climatiche e il vento hanno reso più complicato l’intervento dei vigili, che vanno ringraziati, insieme alle forze dell’ordine, per il loro lavoro”. 

Sulle cause dei roghi, la presidente è cauta: “Ci sono delle inchieste in corso – risponde – su tutto quello che è successo a partire da lunedì pomeriggio con tantissimi roghi in contemporanea. Non so dire se, come anche potrebbe essere, la natura è accidentale o meno. Ci sono vari fattori che si sommano, nessuno dei quali da solo sarebbe sufficiente. Ci sono terreni pubblici che vanno sicuramente sfalciati, ci sono terreni privati che andrebbero vigilati di più. Vento, siccità, temperature sono concause decisive. Ma sono cause non dolose, non escludiamo anche cause dolose”.

Legambiente: “La prevenzione è latitante”

Il circolo Legambiente agro romano meridionale ha seguito le vicende fin da lunedì pomeriggio e all’indomani analizza quelle che, secondo il presidente Massimiliano Coppola, sono le responsabilità: “La politica di prevenzione è latitante – dichiara su Facebook – e tra le colpe da valutare ci sono la carenza di controlli nei confronti dei privati che non hanno ottemperato alle direttive del comune di mantenere in uno stato adeguato il propri terreni, la mancata cura delle aree verdi da parte del comune che, per primo, non sfalcia le proprie aree, dando il cattivo esempio. Le scelte compiute negli anni nel nostro territorio da comune e Regione, che hanno compromesso, con le loro scelte, le risorse idriche preziose, riempiendo laghetti ed aree verdi di rifiuti inerti, non avendo la minima lungimiranza su quello che sarebbe potuto accadere nel futuro, con la scusa del ‘ripristino ambientale'”.

Fonte : Roma Today