Cos’è e come si riconosce la pancreatite acuta

Le cause principali per cui insorge questa malattia sono i calcoli biliari (condizione che più frequentemente causa la pancreatite acuta nelle donne) e l’alcolismo (la causa principale per gli uomini), sebbene a volte questa patologia insorga senza una causa specifica, oppure per via di infezioni virali, effetti indesiderati di farmaci o come complicazioni di altre malattie. In generale, non si tratta di una malattia particolarmente grave: la maggior parte delle persone colpite da pancreatite acuta migliora nel giro di una settimana e non riporta conseguenze sulla salute, ma in alcuni casi l’infiammazione può condurre a diverse complicazioni, anche fatali (il tasso di mortalità per la pancreatite acuta è stimato al 7%). 

I sintomi e i trattamenti

Tipicamente la pancreatite acuta si manifesta con forti dolori all’addome superiore (che per tipo e intensità sarebbero paragonabili a pugnalate) che si irradiano fino alla schiena. Come riporta l’Iss, bere, mangiare, soprattutto se si consumano cibi ad alto contenuto di grassi, e stare in posizione supina peggiorano i dolori, mentre la situazione migliora se ci si accovaccia. Altri sintomi comprendono febbre, nausea, vomito, addome gonfio e dolente e ittero, ovvero l’ingiallimento della pelle e del bianco degli occhi dovuto a una sofferenza del fegato.

Per quanto riguarda i trattamenti disponibili, essi hanno come obiettivo principale lasciar guarire il pancreas dall’infiammazione, ed eventualmente rimuovere le cause che hanno portato alla pancreatite acuta. Solitamente, in assenza di complicazioni, un paziente con questa condizione rimane in ospedale per una o due settimane, durante le quali gli vengono somministrati per via endovenosa liquidi, elettroliti, ossigeno, antidolorifici e antibiotici allo scopo di non far lavorare il pancreas ed eliminare l’infiammazione. Per questo scopo, inizialmente il paziente con pancreatite acuta viene tenuto a digiuno, ma se dopo qualche giorno i sintomi legati al vomito persistono, esso verrà nutrito con il sondino nasogastrico.

Se la pancreatite è dovuta ai calcoli biliari, essi possono essere rimossi con la cosiddetta colangio-pancreatografia retrograda endoscopica, un tipo di endoscopia in cui si inserisce un tubicino flessibile (l’endoscopio, appunto) attraverso la bocca fino allo stomaco e che consente, grazie all’uso dei raggi X, di identificare con precisione la posizione dei calcoli. Una volta individuati, questi vengono rimossi grazie a strumenti chirurgici inseriti attraverso l’endoscopio. Questa procedura è utilizzata normalmente per individuare e risolvere problemi al pancreas e alle vie biliari e sebbene, come riporta la pagina di Airc.it, sia una procedura ben tollerata e sicura, esiste, tuttavia, la possibilità di che si verifichino alcune complicanze (con un tasso fino al 10%): la più frequente è proprio la pancreatite acuta

Fonte : Wired