Gli eroi non escono il sabato, Nicolò Carnesi: “Così torno al mio disco d’esordio”

A dieci anni di distanza dalla release originaria, ha scelto un po’ di amici e colleghi e ha reinterpretato con loro i brani del disco, riportando il concetto di collaborazione a un’altra epoca. Troviamo nell’album La Rappresentante di Lista, Lo Stato Sociale, Oratio, Appino, Fast Animals and Slow Kids, Dimartino, Dente, Cimini, Gregorio Sanchez, Brunori Sas, Max Collini e Donato. L’INTERVISTA

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Era il 2012 quando Gli eroi non escono il sabato lanciò Nicolò Carnesi come uno dei talenti del nuovo cantautorato italiano, rivelando l’originalità della sua poetica e un talento compositivo raro. Dieci anni dopo l’artista ha deciso di rileggerlo e si è scelto dei particolari compagni di viaggio. La bellezza di questa operazione è che sottolinea la freschezza di un album che resta molto contemporaneo.

Nicolò quando è nata l’idea di rileggere il tuo album del 2012 e, al di là della ricorrenza, e in cosa consiste oggi la sua attualità?
Nasce durante la pandemia, ho pensato al 2022 in avvicinamento e che erano passati dieci anni non solo dal disco ma dall’inizio della mia carriera. Avendo tempo a disposizione mi sono divertito a risuonare i brani da capo. Li ho suonati con tanti amici negli anni e dunque mi sono detto perché non invitarli. Se non mi fossi reso conto che aveva un valore rispetto all’attualità no lo avrei fatto, lo avrei valutato anacronistico. Lo sguardo sul mondo non è cambiato, penso ad esempio che Moleskine potrebbe essere oggi Instagram ed è dunque interpretabile ai nostri tempi.
I tuoi amici che sono ospiti dell’album hanno scelto il brano o li hai assegnati tu?
In molti casi è il brano che avevamo già suonato. Penolepe, Spara! con Dimartino lo ho fatto molte volte. Idem Mi sono perso a Zanzibar con Brunori che lo aveva cantato già nel disco originale, abbiamo solo invertito le parti. Tutto è stato molto naturale.
Dieci anni dopo gli eroi hanno imparato a uscire il sabato?
Mi ha fatto riflettere il fatto che per un periodo della nostra vita non uscire è stato venduto come un atto eroico. C’era da una parte chi salvava vite e dall’altra noi a evitare i contagi. Era eroico non uscire.
E come sono cambiati in dieci anni i tempi della prima elementare e i programmi elettorali?
Assolutamente in nulla. Lo stesso vale per i programmi serali. La scuola resta quella gentiliana che continua a mietere vittime. Non si aggiorna al nuovo modo di comunicare, c’è sfasamento con la realtà. La sensazione è che i ragazzi non apprendano: non ci si aggiorna, bisogna capire che i tempi cambiano, bisogna riformare e invece si tende a stare nella confort zone. Oggi che ci sono i social e la comunicazione è liquida ci si basa sulla vibe del momento e non si pensa al futuro. Bisogna pensare alla società a lungo termine per avere risultati veri.
In Medusa ci sono i ricordi fino a ieri, si parla del domani ma il presente è assente e pietrificato: continuiamo a essere incapaci a vivere il presente?
Molto spesso accade. Siamo proiettati verso l’ambizione e il guadagno, idee da Paese capitalistico. Il guadagno non è più il benessere ma è il focus della vita. Legare la felicità a una realizzazione economica non ci fa vivere bene, è una società iniqua. Siamo esseri fragili che devono godersi il presente.
Oggi quando senti certa musica vorresti che a molti tuoi colleghi terminasse la saliva?
Oggi più che mai. È diventato un mezzo per arrivare a qualcosa d’altro. È svilente perché la musica è fine a se stessa. La musica è un mezzo per l’ambizione: per me è sfogo, esigenza, divertimento e poterla fare è anche una fortuna di questi tempi.
La nostra resta una società a compartimenti stagni?
Direi proprio di sì. In particolar modo la società virtuale crea bolle sociali che non ci fanno capire in che mondo viviamo. Siamo influenzati tanto dalle connessioni e ciò crea stanze.
Quando hai parlato di un algoritmo lineare avresti mai immaginato che oggi gli algoritmi condizionano le nostre vite?
No, neanche ho pensato che potessero condizionare gli ascolti musicali. Purtroppo non è controllabile dall’essere umano. Un giorno diventerà anche senziente, ci stanno già studiando.
Il desiderio di vivere al contrario resta grottesco oppure è il solo modo per evadere dagli algoritmi?
Grottesco perché spesso è amaro. Io vado spesso nel mio passato e mi crogiolo nella melanconia ma è anche un buon modo per evadere. Scavo in me, trovo e filtro vecchie sensazioni che poi mi portano l’ispirazione.
Quale è l’ultima cosa che ti sei levato di dosso?
Sono un tantino più aperto ai sentimenti. Ho detto e raccontato tante cose per una crisi personale. Mi ha fatto bene e lo ha fatto anche a chi mi ha ascoltato. Ho aperto la sensibilità e chiuso il cinismo.
Davvero basta sognare per oltrepassare la gravità e il tempo?
Coi sogni fai qualunque cosa, io ci volo spesso. È l’unico modo.
L’ultima frase scritta sulla Moleskine?
Non la ho mai avuta, la canzone è una critica a me stesso. Comunque l’ultima frase da ricordare la ho scritta sul telefono. Anzi, a Bologna di notte mi è venutia una frase in un bar, la barista la ha trascritta su un post-it ed è in bella vista sulla scrivania.
A Mr Robinson cosa lasciamo di utile?
Non lo so. È una canzone totalmente giocosa, non so neanche perché abbia questo titolo. Improvvisai blues e testo, frasi a caso per creare una storia un po’ surreale.
Che accadrà nelle prossime settimane?
Il 16 luglio terrò un concerto a Bologna con un po’ di ospiti. Poi torno in Sicilia. In autunno ci sarà il tour.

Fonte : Sky Tg24