Centauro Recensione: su Netflix un remake a tutto gas

In passato i remake erano cosa seria e nella maggior parte dei casi solo i grandi classici del cinema venivano riproposti ad anni di distanza, aggiornando di volta in volta e in ottica moderna storie dal sapore universale e senza tempo. Negli ultimi anni si sta purtroppo assistendo a un fenomeno invece incontrollabile, con rifacimenti di titoli già di nicchia e lontani dall’essere capolavori che vengono adattati di nazione in nazione, nella speranza di intercettare il pubblico del rispettivo Paese.

Se la prassi può risultare parzialmente comprensibile per ciò che concerne la commedia – basti pensare ai giochi linguistici o alle diversità culturali che possono determinare un cambio importante a seconda del luogo dove è ambientata la storia – quando sono gli action-movie a subire questa pratica viene da storcere un po’ il naso. Su queste stesse pagine vi avevamo già parlato di Burn Out – leggete qui la nostra recensione di Burn Out – discreta produzione franco-belga datata 2017 che era sbarcata in esclusiva nel catalogo di Netflix come original. Medesimo destino toccato a questo Centauro, che altro non è che il remake battente bandiera spagnola: chi ha visto il film originale, troverà la trama assai più che familiare…

Centauro: veloce come il vento

Rafa è un pilota di superbike che cerca di sfondare, senza successo, nel campionato professionistico. Il ragazzo, padre di un bambino e separato dalla bella Natalia (madre del piccolo), lavora come operaio e tira avanti a fatica. Un giorno riceve una proposta da una scuderia che sta valutando l’inserimento di nuovi piloti e il suo sogno sembrerebbe vicino a realizzarsi. Peccato che Natalia si sia messa nei guai con alcuni criminali che operano nel narcotraffico e si ritrovi a dover saldare un debito di duecentomila euro.

Rafa viene così costretto a prestarsi come corriere della droga per un periodo di due mesi, al termine del quale il debito della sua famiglia sarà considerato estinto. Ma far coesistere il pesante impegno lavorativo, le prove in pista e la sua nuova attività illecita non sarà per nulla semplice e finirà per ritrovarsi in una situazione assai pericolosa…

Una strada già percorsa

Piano sequenza iniziale che segue il protagonista fino all’arrivo ai box e già prima dichiarazione d’intenti nell’approcciarsi al prototipo in maniera corposa, con il prologo che ne ripercorre appunto l’incipit. Centauro è un classico film-fotocopia, anche godibile nei suoi spunti ma sempre e comunque schiavo di un’idea che rischia di creare tante produzioni clonate, uguali le une alle altre. Ed è un peccato perché il regista Daniel Calparsoro ha dimostrato di avere un certo stile in film come Box 314: La rapina di Valencia (2016) – leggete qui la nostra recensione di Box 314 La rapina di Valencia – e di possedere una mano salda nella gestione delle dinamiche action, dove indubbiamente Centauro funziona.

Le sequenze su due ruote, tra inseguimenti e sparatorie, funzionano e restituiscono un buon senso di velocità, con alcune sequenze di massa, riprendenti il caos cittadino durante le ore notturne, realizzate in maniera più che convincente. Il cambio d’ambientazione, con le strade tra Barcellona e Marsiglia a far da sfondo alle corse a duecento chilometri all’ora, è pressoché nullo ai fini di eventuali risvolti di trama.

Dove l’operazione perde il confronto con l’originale è proprio nella caratterizzazione dei personaggi e nelle performance del cast, qui troppo standardizzati e privi di un carisma tale da risultare convincenti e coinvolgenti dal punto di vista empatico. Perché nell’ora e mezza, scarsa, di visione ci si emoziona poco o nulla, è difficile affezionarsi ai protagonisti e alla loro corsa contro il tempo per evitare il peggio e questo rischia di annebbiare anche i buoni spunti di genere.

Fonte : Everyeye