Come il Cremlino ha preso il controllo di Vk, il Facebook russo

Durov, però, non se n’è andato a mani vuote; si stima che abbia ricevuto circa 300 milioni di dollari come parte dell’accordo. “È la stessa strategia usata quando c’è un consolidamento dell’industria petrolifera – spiega Ruben Enikolopov, professore di economia all’università Pompeu Fabra di Barcellona –. Non costringono le persone a vendere gratuitamente, ma fanno pressione affinché vendano i loro beni“.

Cambio di atteggiamento

Secondo diverse persone che hanno parlato con Wired UK, Rogozov, che era responsabile dello sviluppo sotto Durov, ha assunto il ruolo di direttore operativo occupandosi della gestione quotidiana della piattaforma. Sotto la sua guida, l’azienda è rapidamente cambiata. Gli sviluppatori si lamentavano del fatto che i ricavi fossero diventati prioritari rispetto all’esperienza degli utenti e che i nuovi assunti avessero disperso la cultura aziendale. “Avevamo bisogno di generare entrate per far crescere l’azienda – dice Rogozov –. Molte persone all’interno dell’azienda hanno avuto problemi con la transizione perché prima ci concentravamo solo sugli utenti. Vk non è mai stata una mucca da mungere, ma il mercato si aspettava delle entrate“.

Anche l’atteggiamento della società nei confronti delle richieste del governo ha iniziato a modificarsi. Quando Durov era ancora in carica, nel dicembre 2012, un membro di un gruppo che sosteneva l’oppositore russo Alexei Navalny sulla piattaforma pubblicò alcuni messaggi scambiati con il fondatore della piattaforma: “Recentemente l’Fsb [il servizio federale per la sicurezza russo, ndr] ci ha chiesto di chiudere i gruppi di opposizione come il vostro – scrisse Durov nel messaggio –. Per principio non lo facciamo. Non sappiamo ancora come si metteranno le cose per noi”. Lo stesso giorno, Durov pubblicò su Twitter quella che ha definito la sua “risposta ufficiale” alle richieste dell’Fsb: la foto di un cane con la lingua di fuori che indossa una felpa con il cappuccio. 

Rogozov racconta che quando ha assunto il comando della società ha collaborato con le autorità russe cercando di far capire agli organi di controllo che se la regolamentazione di internet fosse stata troppo rigida, Vk non sarebbe stata in grado di competere con le piattaforme statunitensi che stavano già guadagnando popolarità in Russia. 

L’escalation

Ma questo approccio è diventato più controverso quando le nuove leggi hanno iniziato a farsi più estreme, come nel caso della legge Yarovaya che dal 2016 obbliga le internet company, come Vk, a conservare messaggi, post, immagini, video e metadati per un massimo di sei mesi. Da quando Rogozov ha deciso che Vk si avrebbe osservato le regole, il numero di leggi che la società deve rispettare è aumentato a dismisura. “Ora Vk rimuove automaticamente tutte le informazioni [relative alle entità che figurano nella, ndr] lista nera del Roskomnadzor, bloccando tutti i contenuti proibiti, modera rigorosamente i contenuti, promuove i contenuti filogovernativi, rispetta gli obblighi imposti dalla legge Yarovaya, raccogliendo tutti i metadati e archiviando la corrispondenza degli utenti, e infine trasmette tutti i dati alle forze dell’ordine che avviano procedimenti penali contro gli utenti“, spiega Darbinyan. Un persona interna a Vk e a conoscenza dei rapporti dell’azienda con le autorità russe ha confermato a Wired UK che la società ha condiviso i messaggi privati degli utenti con le autorità quando le è stato chiesto di fornire prove per dei casi giudiziari.

Dall’esterno i rapporti più stretti con il governo sono stati notati immediatamente: “Ad oggi, nessun altro social network in Russia collabora in modo così profondo e senza riserve“, si legge in un rapporto del 2017 del gruppo per i diritti digitali Articolo 19. Sotto la guida di Rogozov si sono intensificate anche le segnalazioni legate agli arresti di utenti di Vk per post o meme condivisi sulla piattaforma. Fino al 2021 la maggior parte degli utenti di Vk puniti sulla base delle leggi russe contro l’estremismo erano stati presi di mira per aver condiviso post xenofobi, riporta Maria Kravchenko dell’ong russa Sova. Ma anche gli attivisti sono stati colpiti. Nel 2015, la 26enne Darya Polyudova è stata condannata a due anni di carcere a causa di tre post pubblicati su Vk. Uno di questi recitava: “Nessuna guerra in Ucraina ma una rivoluzione in Russia!“.

Fonte : Wired