Apple WWDC, la Mela accelera la sua rivoluzione e punta su potenza e usabilità

Alla WWDC, la conferenza mondiale degli sviluppatori della Mela, come sempre abbiamo potuto vedere cosa faranno le prossime versioni dei sistemi operativi, e alcune attese novità hardware. Ma si è vista soprattutto l’idea di futuro hi-tech dell’azienda fondata da Steve Jobs. Ed è un futuro fatto di potenza elaborativa in stretta simbiosi con l’integrazione delle tecnologie hardware e software, con l’utente come punto centrale assoluto di tutto l’ecosistema fatto di tecnologie e applicazioni.

In questa WWDC è andata in scena l’idea più classica di Apple, quella di un inscindibile legame tra i dispositivi che produce – iPhone, iPad, Mac, Watch e Tv – e i sistemi operativi che li animano. Ma per quanto anticipabile, il contenuto reale del keynote diretto dal Ceo Tim Cook, è stato superato dalla potenza dell’unione tra l’interpretazione di cosa sia la tecnologia oggi e il potere del nuovo “silicon” anche stavolta svelato da Apple sul palco dello Steve Jobs Theater. E quindi sicuramente sì, importanti evoluzioni per iOS, il “cuore” dell’iPhone (e non più dell’iPod, ultimamente uscito di produzione), che diventa sempre più un “digital companion” personale piuttosto che un dispositivo elettronico. Poi un iPadOS rivoluzionato quasi con un vero desktop (finalmente!) e con delle funzionalità produttive evolute, ma soprattutto, una sigla: M2. Ovvero,la seconda  generazione dei chip Apple Silicon, pronti per la nuova generazione di Mac e in un prossimo futuro, di iPad Pro. Ma all’atto pratico, che significa M2?

La domanda si può risolvere in più risposte. Anzitutto con M2 Apple dà al mercato dei chip un’ulteriore scossa dopo quella data con M1 nel 2020 e con i discendenti da M1 Pro, M1 Max e M1 Ultra. Si tratta di chip detti “Soc”, System on chip, tecnologia minuziosamente integrata per ridurre i tempi di elaborazione su tutti i fronti di calcolo. E se già M1 nelle sue versioni più potenti competeva sostanzialmente ad armi pari con architetture Pc più strutturate e decisamente più energivore, M2 compie nelle intenzioni della Mela un salto generazionale quasi doppio. Potenze che stando a quanto dichiarato portano le possibilità dei nuovi Mac in territori di eccellenza per macchine ultraportatili. E che in futuro andranno oltre il prevedibile, soprattutto se unite a richieste energetiche esigue come in questo caso, se i dati dichiarati dall’azienda saranno verificati.

M2 significa capacità di calcolo mai viste in questo fattore di forma (a proposito, i nuovi modelli sono colorati come ampiamente previsto). E lo vedremo soprattutto nella nuova generazione di Mac Pro, il computer dedicato all’utenza professionale, che a questa WWDC non si è visto ma che se M2 seguirà lo schema evolutivo di M1, lascia già immaginare performance estreme. Insomma, M2 è un’accelerazione verso l’ecosistema sempre più unificato di Apple e non è solo un’evoluzione di M1 ma rappresenta una nuova partenza. Non a caso viene introdotto in un MacBook entry level, con un Soc che poi conoscerà evoluzioni di performance per i prossimi modelli.

Questa è stata un’edizione della WWDC che insieme consolida quanto Apple ha fatto finora e rilancia sul vettore dell’innovazione, ma qui sta l’elemento chiave, non fine a sé stessa ma con l’utente e soprattutto le sue necessità attuali – di comunicazione, professionali, di intrattenumento – al centro dell’ecosistema della Mela. Certo, ai soliti prezzi Apple. Unici, proprio come la proposta tecnologica del colosso guidato da Tim Cook.

Fonte : Repubblica