Cadavere trovato nei boschi in Trentino, carabinieri sempre più vicini all’identità

Diverse le segnalazioni da più regioni d’Italia sono arrivate ai carabinieri della compagnia di Cavalese sul cadavere ritrovato a inizio maggio in un bosco del comune di Castello Molina di Fiemme (Trento). Potrebbe essere questione di giorni, forse anche ore, e il giallo che avvolge la valle da qualche settimana potrebbe dissiparsi e restituire un’identità e una storia. Quella che molti stanno attendendo, anche chi non conosceva l’uomo in vita. Nel servizio di Chi L’Ha Visto? di metà mese era emerso il dettaglio sulla probabile provenienza veneta dell’uomo. E subito dopo mercoledì sera, grazie anche all’eco che i media hanno dato alla vicenda, sono arrivate diverse segnalazioni che hanno aperto più piste da percorrere da parte dei carabinieri impegnati nelle indagini.

Sulla provenienza veneta, padovana per la precisione, si era aperta l’ipotesi dopo che una persona aveva affermato di aver incontrato nei mesi passati un uomo con le stesse caratteristiche fisiche, raccontando agli inquirenti di aver parlato con lui. Durante la loro chiacchierata sarebbe emerso un confronto tra quelle che l’uomo identificava come “sue” montagne, i Colli Euganei e quelle fiemmesi. Al pomeriggio di mercoledì 25 maggio, la segnalazione che riguarda il giallo della valle di Fiemme più “attendibile” arriverebbe proprio dal Veneto, ma solo l’esito del test del dna potrà dare certezza agli inquirenti su quanto raccolto fino ad ora.

Un’accurata indagine quella portata avanti dagli inquirenti trentini, dove il Maggiore Enzo Molinari e i carabinieri della valle non hanno lasciato inesplorato anche il più piccolo dei dettagli. Segni, oggetti, appunti. Tutto raccolto, osservato e analizzato più volte. Grazie alla cura, alle segnalazioni e al fatto che l’attenzione su questa storia sia stata mantenuta alta grazie anche ai media, è aumentata esponenzialmente la probabilità di poter dare un nome all’uomo rimasto in quel bosco della Val di Fiemme per mesi e, contestualmente, una degna sepoltura. O almeno, è questa la speranza.

Il ritrovamento 

Un enorme punto interrogativo ha avvolto la valle nei primi momenti del ritrovamento. Non c’erano denunce di scomparsa che potessero ricondurre a lui, niente documenti che potessero identificarlo, né altri indizi utili. Proprio per questo i carabinieri decisero di rendere pubblico quanto in loro possesso. L’uomo aveva tre tatuaggi particolari su corpo, che sono stati mostrati alla professoressa di filologia germanica Carla Del Zotto, con l’intenzione di decifrarli. Del Zotto ha raccontato alle telecamere di Chi L’Ha Visto? che di quei caratteri runici impressi sulla pelle dell’uomo: “Si potrebbe anche pensare a una traslitterazione, ma in lingua straniera ,del nome Sergio o Giorgio”. 

Su un altro disegno, il più grande, la professoressa aveva escluso un significato riconducibile al mondo celtico, ma l’elmo contenuto in un cerchio chiuso potrebbero indicare una: “Protezione magica in grado di respingere qualunque assalto – ha spiegato ancora Del Zotto -. Poi quella lettera ‘S’ potrebbe alludere alla parola tedesca ‘Sieg’, vittoria (in italiano ndr)”. Tatuaggi, quindi legati a una cultura militare.

“Era in posizione supina, esattamente ai piedi di questo albero – ha spiegato il Maggiore Molinari indicando il luogo dove è stato ritrovato il corpo alle telecamere di Chi L’ha Visto? -. Al suo fianco erano posizionate numerose bottiglie d’acqua”. Non sarebbe ancora esclusa alcuna pista, ma pare che l’uomo possa aver avuto un malore e non sia morto per cause violente.

Il suo corpo era stato trovato nella zona in cui si era costruito un rifugio. Gli inquirenti hanno trovato lì vicino anche delle saponette, diverse bottiglie d’acqua, un coltello, ma non i documenti che ne certificassero l’identità. Tra gli effetti personali è stato trovato anche un foglio di carta dove è stato documentato, temporalmente, un digiuno. I primi accertamenti autoptici hanno collocato il momento del decesso dell’uomo a 2/3 mesi prima della data del ritrovamento, ma tenendo conto della stagione invernale, potrebbe essere anche passato più tempo. 

L’elemento che ha portato all’ipotesi del malore è il calendario del digiuno, perché in fondo compare in stampatello maiuscolo la parola: “Crematemi”. Una conferma di quel digiuno, pare possa arrivare dall’assenza di cibo o di tracce che possano far pensare alla preparazione di pasti durante la permanenza dell’uomo in quel bosco.

Tutti i dettagli

Gli inquirenti hanno condiviso quanti più elementi in loro possesso per poter trovare qualcuno che possa riconoscere questi dettagli e aiutarli a chiudere le indagini, dando un nome a quella salma e restituendola ai suoi cari. 

Si tratta di una persona di sesso maschile, l’età stimata va dai 30 ai 40 anni. Alto circa 180 cm, con corporatura robusta (indossava abiti di taglia XXL, 54/56), portava un 45 di scarpa. Probabilmente era veneto, della provincia di Padova. Aveva i capelli colore castano scuro leggermente lunghi dietro. Cultore delle tradizioni celtico norrene.

Tre i tatuaggi sul suo corpo: uno sull’avambraccio sinistro rappresentante delle frecce simbolo del “Kaos” con un elmo al centro; un tatuaggio sul polso destro rappresentante delle rune celtiche sovrastate da un “bracciale pieno” tracciato attorno all’arto. Infine, un tatuaggio sull’avambraccio destro rappresentante una scritta in rune celtiche.

Qualsiasi notizia utile all’identificazione del corpo, potrà essere comunicata al comando compagnia carabinieri di Cavalese (0462-248700).

Fonte : Today