Questa anguilla elettrica produce il voltaggio più potente mai visto in natura

Electrophorus voltai è stata appena scoperta in Amazzoni, e porta a tre il numero di specie di anguille elettriche conosciute ad oggi. Capire come funzionano i loro organi elettrici potrebbe trovare applicazioni in molti campi, dalle batterie ai farmaci

(foto: C. David de Santana)

Scossa? Decisamente. L’anguilla elettrica Electrophorus voltai, specie appena scoperta in Amazzonia, è l’animale più scioccante del mondo e riesce a scaricare fino a 860 Volt, più che sufficienti per stordire le prede o allontanare di corsa una possibile minaccia. Essere umano compreso. A darne notizia dalle pagine di Nature Communications è un team di ricercatori dello Smithsonian Institute e della National Geographic Society. Lo studio porta a tre il numero di specie di anguille elettriche conosciute, mettendo in luce le differenze tra E. electricus, E. varii e E. voltai.

Da una a tre

Fino a ora si conosceva una sola specie di anguilla elettrica, E. electricus, descritta nel 1766 da Carlo Linneo. Studiando l’animale, però, i ricercatori brasiliani hanno scoperto delle differenze tra esemplari della regione amazzonica settentrionale, centrale e meridionale, più che sufficienti ad aggiungere due nuove specie al computo della biodiversità del Sud America, E. varii e E. voltai.

Shock elettrico

Il fatto particolare è che i ricercatori hanno utilizzato come primo criterio per distinguere le tre specie proprio la tensione delle scosse che erano in grado di generare, cosa che non era mai stata fatta prima. Gli scienziati si sono recati sul campo, immergendosi nei corsi d’acqua con un voltimetro e registrando le scosse prodotte dagli animali per scacciare la minaccia. È così che hanno registrato la più grande scossa elettrica prodotta da un animale: 860 Volt.

A produrla è E. voltai, il cui nome – non a caso – richiama quello dell’inventore della batteria, il fisico italiano Alessandro Volta. Si ferma invece a un massimo registrato di 572 Volt la scossa di E.varii, così chiamata in omaggio a uno dei ricercatori dello Smithsonian scomparso nel 2016, Richard P. Vari.

Tali scosse sono ad alta tensione – scrivono i ricercatori – ma l’amperaggio è molto basso, circa 1 Amp, e quindi non particolarmente pericoloso per l’essere umano (per confronto prendere la scossa da una presa della corrente di casa raggiunge i 10-20 Amp, e ci si può rimanere attaccati). Insomma, le scosse di un’anguilla elettrica non sono mortali per un adulto in salute, ma potrebbero comunque essere pericolose perché possono stordire e far cadere in acqua, specialmente se la scarica viene rilasciata da più pesci in contemporanea. Sì, perché questo studio ha anche dimostrato che, contrariamente a quanto si pensasse, le anguille elettriche non sono pesci solitari ma da adulti si possono riunire in gruppi anche di 10 esemplari e comunicare collaborando alla caccia o per scacciare una minaccia. La scossa – aggiungono gli scienziati – è a corrente alternata e one shot, ossia l’organo elettrico deve avere il tempo di ricaricarsi prima di poter scaricare di nuovo.

Genetica, morfologia e ambiente

I ricercatori hanno anche trovato altre differenze, che caratterizzano ciascuna specie. Le tre, infatti, differiscono dal punto di vista genetico e si sono separate 7,1 milioni di anni fa dal loro antenato comune, e poi ancora 3,6 milioni di anni fa.

Dal punto di vista morfologico, invece, “la loro forma corporea è altamente conservata. Non è cambiata molto durante 10 milioni di anni di evoluzione. Solo alcuni dettagli della loro morfologia esterna li distinguono e solo un’analisi integrata di morfologia, genetica ed ecologia è stata in grado di produrre forti distinzioni tra specie”, ha spiegato Carlos David de Santana, primo autore dello studio.

Piccole differenze, dunque, che i ricercatori ritengono strettamente legate all’ambiente in cui le tre specie vivono.

Mentre E. electricus vive nelle regioni settentrionali dell’Amazzonia, E. voltai si trova nell’area centrale e vive in corsi d’acqua dai letti rocciosi o sabbiosi, che scorrono a oltre 300 metri di altitudine. Salti e cascate ossigenano molto l’acqua, che oltretutto è povera di sali e quindi conduce meno la corrente. Per queste caratteristiche, ipotizzano gli esperti, ha sviluppato una testa piatta e scosse elettriche più forti.

E.varii, invece, vive nelle regioni meridionali dell’Amazzonia, in fiumi torbidi e fangosi ma dove l’acqua è più ricca di sali, che favoriscono la propagazione delle scariche elettriche, che infatti vanno da 151 a 572 volt.

Oltre la biodiversità

Aver identificato ben due nuove specie conferma quello che già sapevamo: ci sono ancora molti segreti celati dalla foresta amazzonica. Segreti che, una volta svelati, potrebbero anche tornarci utili: un risvolto di questa ricerca potrebbe essere quello di studiare gli enzimi prodotti dagli organi elettrici di questi pesci e verificare se siano utilizzabili per sviluppare, per esempio, nuovi farmaci per malattie neurodegenerative o batterie innovative per protesi e sensori impiantabili.

Fonte : Wired