Porti chiusi/aperti: il governo deve scegliere, la terza opzione è la peggiore

Zingaretti è per accogliere l’Ocean Viking, il Viminale tace. L’ultima cosa di cui ha bisogno il Paese è una legislatura senza identità in cui le responsabilità vengono scaricate e le tragedie umanitarie sono usate come slogan

Da diversi giorni, decine di migranti navigano nel Mediterraneo a bordo della Ocean Viking, nave delle ong SOS Mediterranée e Medici senza frontiere. Prima ne sono stati salvati 50, poi nelle ultime ore è stata la volta del trasbordo di altri 34, che si trovavano in difficoltà a causa del mare mosso sulla barca a vela Josefa. Mentre dopo un lungo braccio di ferro Malta ha accolto i 5 migranti ancora a bordo di un’altra nave delle Ong, la Alan Kurdi. Le 84 persone messe in salvo dalla Ocean Viking attendono ora di capire quale sarà il loro destino.

È proprio sulla loro pelle che si potrà già avere la prima crisi del governo Conte bis, perché al momento non si è ancora avuto alcun semaforo verde all’attracco della nave in un porto italiano. E questo, se da una parte sembra mostrare una certa e paradossale continuità tra le politiche salviniane e quelle del nuovo governo giallorosso, dall’altra sta facendo arrabbiare diversi esponenti del Pd. “Quella nave deve entrare senza se e senza ma in un porto italiano”, ha dichiarato ieri il segretario Nicola Zingaretti. Anche Matteo Orfini, sempre sponda Pd, ha alzato la voce, in riferimento al divieto di attracco in Italia per l’altra nave ong con a bordo dei migranti. “Il primo atto del nuovo governo è chiudere i porti alla Alan Kurdi che è ancora in mare con solo 5 naufraghi a bordo. Così non va bene, per niente. Cacciare Salvini e tenersi le sue politiche non mi pare geniale. Chiedo al governo di correggere subito questo errore”, ha dichiarato prima che Malta risolvesse la situazione.

Se dal Viminale fanno dunque intendere che i porti restano chiusi a causa degli effetti del decreto sicurezza bis, dall’ala democratica dell’esecutivo si sta alzando la voce affinché si prenda una direzione diversa nei confronti dei soccorritori in mare, rispetto alla loro criminalizzazione che ha caratterizzato l’ultimo anno di governo gialloverde. Il Pd che oggi si indigna non è però più partito di opposizione come poteva esserlo due mesi fa, quanto piuttosto partito di governo. Se i porti sono e resteranno chiusi, dunque, sarà anche sua responsabilità, dal momento che l’esecutivo è una squadra e puntare il dito unicamente contro il Viminale della neo ministra Lamorgese appare più che altro come un tentativo di scaricare le proprie responsabilità.

Bene le dichiarazioni di Zingaretti e Orfini, ma quello che Roberto Saviano ha definito un “umanesimo astratto” deve essere seguito da azioni e iniziative concrete. Anche perchè, come sottolinea il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa, “i porti sono aperti di default. Per ‘chiuderli’ servono provvedimenti nuovi, caso per caso. Basta non adottarli”. Insomma, è vero che il decreto sicurezza di Salvini consente di vietare l’ingresso alle ong, ma il divieto non è automatico e la sua messa in pratica passa per i decreti interministeriale firmati dai ministri dell’Interno, dei Trasporti e della Difesa. Con questi ultimi due, vale a dire l’on. Paola De Micheli e l’on. Lorenzo Guerini, che militano proprio nelle file di quello stesso Partito democratico degli indignati Zingaretti e Orfini.

Quel nuovo vento di umanità che caratterizzerà il nuovo governo non deve allora essere un mero slogan, contrario ma vuoto allo stesso modo di quelli propagandati dagli esponenti del vecchio governo, Salvini su tutti. I soli proclami servono a poco, anche perché il rischio è quello di venire schiacciati da chi, all’interno del partito, flirta con i precetti salviniani in un’ottica meramente elettorale. Lo ha fatto nelle ultime ore il sindaco Pd di Bergamo, Giorgio Gori, parlando del fatto che “non si possono accogliere tutti” e impostando dunque il discorso dell’immigrazione in quei termini securitari ed emergenziali tanto cari ai sovranisti di casa nostra.

I porti aperti a parole da Zingaretti si trasformino allora in porti aperti nei fatti. Dopo oltre un anno di esecutivo della propaganda, quello che ci si aspetta dal nuovo governo giallo-rosso è di caratterizzarsi come un governo del fare. Il tempo degli slogan sull’immigrazione è finito.

Fonte : Wired