L’altra Cina contro Pechino

I mezzi d’informazione internazionali riportano che il governo di Taiwan, guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, ha prestato aiuto agli abitanti di Hong Kong che hanno cercato di trasferirsi sull’isola. In realtà la presidente non ha preso ancora misure adeguate per dare rifugio a queste persone, e in particolare si è rifiutata di creare un processo formale per accogliere chi richiede l’asilo politico.
È evidente che restare a Hong Kong è diventato molto pericoloso per i manifestanti che hanno partecipato alle proteste degli ultimi due mesi. La polizia usa metodi sempre più brutali e resta a guardare quando i civili vengono attaccati da gruppi violenti legati alla criminalità organizzata cinese. Molti manifestanti rischiano di passare anni in carcere se condannati per aver partecipato alle proteste.

Tsai aveva promesso di aiutare gli hongkonghesi quando all’inizio di luglio un gruppo di manifestanti aveva fatto irruzione nella sede del parlamento della città e aveva scritto sulle pareti slogan che inneggiavano al “movimento dei girasoli” di Taiwan, la protesta nata nel 2014 negli ambienti studenteschi dell’isola contro il riavvicinamento a Pechino. La presidente aveva detto che “gli amici di Hong Kong” sarebbero stati accolti “in modo appropriato e su basi umanitarie”. Ma non si aspettava che tante persone – i giornali hanno parlato inizialmente di una trentina di casi, e successivamente di altri trenta – avrebbero lasciato Hong Kong per fare richiesta d’asilo a Taiwan.

Oggi l’amministrazione Tsai non sa come gestire queste domande e non intende cambiare il sistema dell’accoglienza per gestirle in modo più rapido. Probabilmente non voleva attirare tutti questi richiedenti asilo, per paura dell’eventuale reazione di Pechino. Paradossalmente il governo cinese continua ad affermare, come ha sempre fatto dall’inizio delle proteste, che Taiwan è una delle potenze straniere che istigano la rivolta di Hong Kong.

(Traduzione di Francesca Sibani)

Fonte : Internazionale