La Fiorentina fa e disfa. Ma per l’Europa c’è ancora posto

Tutto e il contrario di tutto, per conquistare l’Europa nonostante tutto. E’ la Fiorentina delle esagerazioni: quella capace di far sognare prima e far arrabbiare poi, quella che costringe i suoi innamorati a vertiginose salite e repentine picchiate quasi come sulle montagne russe. Fa e disfa, insomma: con la seconda partita in venti giorni conclusa incassando quattro reti, gare collegate tra loro da una prestazione convincente – seppur coincisa con una sconfitta di misura – offerta a San Siro col Milan e dall’affermazione casalinga contro la Roma, in uno scontro diretto che aveva rifocillato il bottino di punti in classifica e rinfrancato gli appassionati. Imprevedibile, contraddittoria, capace di disimpegnarsi con eleganza nelle situazioni critiche ma anche di cacciarsi nei guai quando era meno lecito attenderselo: non solo in senso figurato, ma anche all’atto pratico nel rettangolo di gioco, con solidità difensiva alternata ad amnesie non preventivabili, efficacia offensiva che si palesa ad intermittenza, manovra a tratti fluida ed a tratti farraginosa.

La viola sembra, insomma, non avere mezze misure, con buona pace di chi dice che la virtù è adagiata nel mezzo. In questo, c’è una cattiva notizia seguita da una buona: la debacle di Genova, quarta battuta d’arresto nelle ultime cinque uscite in campionato, ha complicato l’accesso alle competizioni continentali del prossimo anno, quando sarebbe bastato un approccio meno molle all’incontro (due i gol presi nella prima mezz’ora) per provare a uscire dal “Ferraris” con la posta in palio e blindare – almeno – il settimo posto, che nella peggiore delle ipotesi significa Conference League 2022/2023. Ma i tentennamenti – quasi al livello di autolesionismo – delle dirette concorrenti mantengono aperto l’esito della volata per l’Europa, e questo rappresenta la metà piena del bicchiere da osservare. Se la Viola ha le ruote bloccate, gli altri fanno altrettanto o quanto meno procedono a passo d’uomo, concedendo la chance di recuperare terreno e non compromettere il piazzamento finale.

Curioso che sia una delle partite più sentite della stagione, se non la più sentita, a mettere in palio il visto d’ingresso per l’Europa. Sabato al “Franchi” arriva la Juventus, che al campionato ha poco – o nulla – da chiedere, ma che non si presenterà a Firenze con l’idea di fare concessioni. Come peraltro sarà per l’Empoli a Bergamo, sul campo di un’Atalanta che è penalizzata dagli scontri diretti con la Fiorentina ed in caso di arrivo a pari punti finirebbe dietro. Certo, per piegare i bianconeri servirà ben altro genere di prestazione: il prolungato possesso palla di Genova (64%) ha portato un solo tiro nello specchio della porta, e tale inconcludenza non è contemplabile se si deve per forza segnare e vincere.

Ma non è solo l’aspetto tattico a richiedere opportuni correttivi: serve soprattutto una prova di maturità dal punto di vista caratteriale. Più volte è stato ripetuto che la strada che conduce alle coppe sarebbe dovuta passare attraverso gli scontri con le big. Eppure, da due mesi a questa parte, è stato lo scarso rendimento con le “provinciali” a rallentare il cammino. Quella con la Juventus diventa, quindi, l’esame definitivo per l’Europa: sempre sconfitta nei tre precedenti stagionali, spalle al muro con un unico risultato possibile per non dipendere dalle sfortune altrui, nessun appello per rimediare ad un’eventuale scivolone. Di certo, i nomi italiani nella griglia di due delle tre competizioni continentali non saranno scritti dalla mano della meritocrazia, ma emergeranno perlopiù a causa dei demeriti di una delle altre (sempre che non si materializzi un clamoroso “ottovolante”, con tutte le formazioni dalle quinta all’ottava piazza ammesse, nel caso di un ottavo posto della Roma in coincidenza con la vittoria della Conference). Ma se questa Fiorentina vuole dare sostanza alla voglia, manifestata nelle dichiarazioni, di andare in Europa, serve vincere. E stavolta sì, senza mezze misure.

Fonte : Today