Dimmi quanti kg pesi e ti dirò quanto vali

Prima del bodyshamig c’erano le prese in giro, prima del body positivity c’era la volontà di accettarsi, e farsi accettare, per quello che si è. Questa precisazione solo per mettere i puntini sulle i: quelle azioni che noi adesso chiamiamo con termini prestati dalla lingua inglese, e che sono diventate molto più evidenti con il web, fanno parte della società da sempre. La differenza con l’era pre-internet è che adesso tutto rimane, comprese le frasi cattive e denigratorie, e anzi tutto può essere condiviso e ricondiviso e ricondiviso. I cosiddetti leoni da tastiera si nascondono proprio dietro a questo loop vizioso in cui lo sminuire l’altro è più proficuo del lodarlo. Un esempio lampante? Gianluca Grignani sul palco di Sanremo e i temerari di Twitter che non hanno saputo far altro se non sfotterlo, invece di vedere la sua rinascita. Un altro? Magari più recente? Laura Pausini che in tv viene criticata per com’era vestita, ma non perché gli abiti non erano belli, quello mai, mica venivano da una “sartoria romagnola”, ma perché quando la nostra Laura Nazionale li ha scelti non ha tenuto conto della bilancia. Questa volta il commento non è arrivato dal mondo del web, anche se cercando qualcosa si trova, ma dalla tv di Stato e per la precisione dal programma “Uno Mattina In Famiglia” su Rai1.

Pausini non ha risposto e ha fatto bene. Al contrario sul suo profilo Instagram ha condiviso un post in cui sono evidenziati tutti i Paesi in cui il suo nome è stato googlato durante l’Eurovision, e sono molti. Tutti quei curiosi sicuramente stavano cercando quanti chilogrammi potrebbe indicare la bilancia in casa Pausini e non quali sono le sue canzoni o quanti premi internazionali ha vinto. Si sa, dare il giusto peso alle cose non è facile.

Il commento sulla cantautrice di Faenza ha riaperto una ferita mai sanata, un dibattito che non ha ancora trovato una chiusa: come devono essere le donne e soprattutto le donne che fanno spettacolo? Domanda che nel 2022 dovrebbe essere considerata antiquata, che dovrebbe essere collegata all’era del Paleolitico televisivo, ovvero quando ancora le tv avevano lo schermo a tubo catodico. Eppure non è così.

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“Vestita senza tenere conto della bilancia”: l’orrendo bodyshaming a Laura Pausini

Il paradosso: “meno pesi più vali”, ma solo per le donne

“La Signora Pausini, grande cantante, grande showgirl, multilingue, era vestita non tenendo conto della bilancia, quindi i suoi look erano esagerati rispetto alla sua fisicità”, in questa frase di Stefano Dominella, l’esperto di moda chiamato da Rai1 per commentare i look dell’Eurovision, è riassunto uno dei paradossi più complicati della nostra società. È brava, è meritevole, è una donna con fama internazionale, ma non tiene conto della bilancia. Che in questa dichiarazione ci sia qualcosa che non va è evidente, ma senza voler fare di Stefano Dominella il capro espiatorio di una società contorta possiamo dire semplicemente che forse non volendo ha sintetizzato esattamente ciò che molte, moltissime, donne si trovano ad affrontare ogni giorno. La continua lotta tra il valore e la bellezza. Gli uomini non sono esclusi da tutto ciò, ma per loro l’ago della bilancia è bene che punti in alto. Non perché devono essere formosi, ma perché devono essere muscolosi. Addominali, pettorali, bicipiti ben scolpiti: chi non ha questi requisiti è più difficile che venga considerato bello vero. Ma se nell’uomo che fa spettacolo la pancetta non è considerata un dramma, per le donne non è così. È inutile girarci intorno.

Ancora per le donne vale il collegamento univoco magrezza – bellezza. Per fortuna il web ha anche dei lati positivi e uno degli esempi più virtuosi in questo senso è offerto da una personal trainer certificata che sull’incluisività sta costruendo il suo piccolo impero. Lei si chiama Carlotta Gagna, ma per gli oltre 380mila follower è TraininPink. La sua intuizione geniale è stata quella di creare dei programmi di allenamento da fare in casa pensati ad hoc per le donne. Nulla di nuovo diranno in molti, ma la sua genialità sta proprio nell’essere settorializzata. Parla direttamente alle donne, ci mette la faccia e fa vedere come anche una professionista come lei che si allena giornalmente non è perfetta. Spiega che avere la cellulite è normale, che avere la pancia va bene, ma che soprattutto non è la bilancia a dire quanto si vale, perché i chili possono aumentare se si mette massa muscolare, perché se ci si allena per perdere peso si sta sbagliando scopo: il fine ultimo deve essere stare bene con se stesse. 

L’inclusività dell’escludere

Continuando a parlare di inclusività è molto interessante notare come tutti sui social sembrino prestare molta attenzione nel non offendere nessuno, nel professare il mantra “accettati per come sei”. Nella realtà però Instagram e TikTok sono colmi di stereotipi, per non parlare poi dei commenti cattivi che spesso le donne lasciano sotto le foto di altre donne. Il ritocchino, la propria linea di bellezza che è migliore delle altre mille che ci sono in commercio perché aiuta a sciogliere la cellulite, il massaggio drenante ogni giorno. Tutte abitudini, anche invidiabili, ma che continuano ad offrire un’ideale di donna perfetta che non si avvicina alla realtà. Per molte influencer mostrarsi struccate è qualcosa per cui chiedere scusa. Avere i capelli arruffati dopo un viaggio, qualcosa da specificare.

In controtendenza in questo senso è l’Estetista Cinica, ma non perché non rispecchia i “canoni di bellezza”, ma perché oggettivamente il suo “Non sono perfetta, ma sono fiera” dovrebbe diventare il mantra di tutti noi. Certo anche lei pubblicizza i suoi prodotti, Veralab ha totalizzato un fatturato di 62,7 milioni nel 2021, ma come per l’esempio di TraininPink non offre un’idea di bellezza lontano dalla realtà, anzi a loro va il merito di star lavorando sulla normalizzazione della bellezza.

Sui social, quindi, non tutto è sbagliato e la body positivity ha spianato la strada alle modelle curvy che fino a qualche anno fa rappresentavano per la moda un vero e proprio tabù. La strada però è ancora lunga e ce lo dimostra il commento su Laura Pausini, quel “ma” che sposta l’attenzione sull’esteriorità sottolineando come per molti il numero sulla bilancia definisca il valore di quella persona. Solo quando capiremo che “quanto sei dimagrita o dimagrito” e “ti vedo ingrassata o ingrassato” sono delle constatazioni e non dei complimenti, allora forse potremo parlare di vera inclusività.

Fonte : Today