A Genova l’aiuto ai bambini profughi dall’Ucraina arriva a passo di danza

AGI  –  “Vorremmo essere un porto sicuro per questi bambini: con la musica e la danza vorremmo cercare di ridare loro la gioia, la bellezza, la fantasia che la guerra ha tolto. Vorremmo aiutarli a dimenticare quel che hanno visto”. Maria Grazia Sulpizi, direttrice e responsabile dei corsi professionali di Formazione Danzarte Genova, spiega così le motivazioni che l’hanno spinta a estendere gratuitamente uno dei suoi progetti, “Favole in danza”, ai bambini ucraini, scappati dalla guerra.

A partire dal 2 aprile, ogni sabato fino al termine dei corsi (a luglio), dieci bambini tra i 3 e i 7 anni, parteciperanno, a rotazione, a una sessione del progetto: “La danza in questo senso è una grande terapia, perché quando si entra in sala, si lascia fuori tutto. Speriamo possa accadere anche per questi piccoli” spiega Maria Grazia.

Il progetto, patrocinato dalla Regione, è realizzato in collaborazione con la comunità ucraina di Genova. “Abbiamo organizzato tutto in una settimana – spiega ancora l’insegnante – Sapevamo di dover superare l’ostacolo della lingua, quindi ci siamo rivolte a una nostra amica ucraina, Zatsepylina Oksana, che si è subito messa a disposizione come interprete. Tramite il nostro maestro di musica, Andrea Macciò, abbiamo anche trovato la disponibilità di una psicologa, Veronica Valle. Tutti hanno aderito gratuitamente”.

La voce dell’iniziativa lanciata da Maria Grazia e dalle sue socie Antonietta Scuderi, (ideatrice con Macciò di “Favole in danza”) e Irene Pisotti, si è subito diffusa anche tra le realtà produttive e commerciali locali, che hanno contribuito, ciascuna con i propri mezzi e le proprie competenze: Grondona pasticceria Genovese ha donato i biscotti per la merenda dei bambini, Visual’Think si è occupata della stampa delle magliette personalizzate, che verranno regalate a tutti i partecipanti, la parrucchiera ed estetista Alessandra Pipino ha donato materiale didattico, mentre Franco Cosimo Panini ha regalato libri e giochi.

Nelle sale di danza, oltre alla tradizionale sbarra e agli specchi, spuntano peluches, palloni colorati, libri di favole, tamburelli: “Sappiamo che avremo qualche bimbo accompagnato dalla mamma, ma sappiamo anche che ci saranno bambini soli, per questo è fondamentale il lavoro della nostra psicologa”, sottolinea la direttrice della scuola.

©  Alessandra Rossi

 Antonietta Scuderi, Maria Grazia Sulpizi e Irene Pisotti

Ogni sessione vedrà la partecipazione di bimbi ucraini e italiani, per garantire il più possibile l’integrazione. Ma fondamentale sarà l’atmosfera di gioco e di serenità che si respirerà in sala: “I piccoli saranno accolti dalla musica, con il nostro maestro che, come un pifferaio magico, li porterà nello spazio dedicato al progetto – racconta Maria Grazia – Sappiamo che è una situazione che va oltre il nostro immaginario: ci sono bimbi che non solo non parlano la nostra lingua, ma sono traumatizzati. Sentono il rumore di un’ambulanza, di una sirena e si spaventano. Noi vogliamo che questa iniziativa non resti solo un passatempo, ma sia una piccola terapia, come la danza sa essere”. 

Danzarte a Genova esiste da più di 20 anni, ma da tre scrive storie di danza di successo – con ballerini che lavorano in tutto il mondo – nella nuova sede di via degli Archi 17 rosso. Sono state le stesse responsabili della scuola a rimettere a posto i suoi spazi, mattone dopo mattone.

“A causa della pandemia – racconta ancora la direttrice – siamo in affanno. Ma ora c’è qualcuno che sta molto peggio di noi: i nostri problemi sono piccoli di fronte a quel che accade a pochi chilometri da qui. E non è certo una quota che ci risolve la vita”.

L’obiettivo delle tre socie è “che il progetto possa ispirare altre realtà sportive: noi siamo una goccia, ma vogliamo che tutti gli altri presidenti delle Asd ci seguano per diventare mare: al momento sono 500 i bimbi ucraini presenti a Genova. Noi possiamo seguirne 40 e vorremmo che nessuno rimanesse indietro”.

Intanto qualche piccolo allievo già scalpita, aspettando l’inizio delle lezioni con “i nuovi amici ucraini”: “I piccoli non conoscono differenze o barriere, nemmeno linguistiche – sottolinea Maria Grazia – Sanno comunicare, trovano la strada per farlo. Così succede con la danza: tramite musica e movimento annulliamo ogni ostacolo”. E se alla porta della scuola bussasse anche qualche bimbo russo? “Qualora arrivasse – conclude la direttrice di Danzarte – non ci sarebbe nessun problema: la danza unisce tutti“. 

Fonte : Agi