Ucraina: l’intelligenza artificiale per riconoscere le vittime della guerra

Tra gli aiuti che il mondo sta portando all’Ucraina, per aiutarla a combattere la guerra contro la Russia, c’è anche l’intelligenza artificiale. Clearview, un’azienda americana che fornisce una piattaforma di riconoscimento facciale basata su un’analisi biometrica intelligente che traspone le informazioni provenienti dalle fotografie in 3D, ha offerto il proprio sistema al Governo ucraino. Tra i suoi clienti ha il Federal Bureau of Investigation, l’Immigration and Customs Enforcement e il Fish and Wildlife Service, che usano questo strumento per indagare e risolvere i crimini. È una delle aziende più grandi del mondo in questo settore, si basa su 10 miliardi di immagini che sono state recuperate da Internet e in particolare da siti come Facebook, Instagram, Flickr e Getty Images. E per quanto riguarda la situazione in corso dispone anche di oltre 2 miliardi di ritratti che provengono dal principale social media russo VKontakte. È il suo punto di forza rispetto a un’altra piattaforma, PimEyes. Di origini polacche, quest’ultima spesso è stata usata in occasione di conflitti ed è ad accesso libero, il che significa che chiunque può andare a cercare foto e identificare persone. È però molto più limitata di Clearview.

L’offerta è stata fatta subito dopo l’inizio dell’invasione, ma solo ora il ministero della difesa ucraino ha rivelato di averla accettata. Clearview ha anche specificato di non aver fatto nessuna offerta simile alla Russia.

Quello che è stato messo a disposizione è in pratica un motore di ricerca che permette alle autorità ucraine di filtrare le persone che si presentano ai checkpoint. Non solo. La tecnologia basata sull’intelligenza artificiale dovrebbe servire ai militari per identificare gli infiltrati e i militari russi, i rifugiati che sono stati separati dalle proprie famiglie, ma anche smascherare post falsi che diffondono disinformazione e dare un nome alle vittime. Il database permette di riconoscere i morti persino nel caso ci siano dei danni al viso, riesce anche a interpretare i cambiamenti dovuti all’età ed è è più efficiente rispetto al prelievo delle impronte digitali. 

Il riconoscimento facciale indubbiamente aiuterà, però molti esperti sostengono che abbia ancora molti limiti. Non sempre infatti fornisce risultati corretti. Il timore è che possa portare a identificazioni errate e dunque alla punizione di innocenti, o alla attribuzione di perdite di vita a persone che sono ancora in circolazione.

Il National Institute of Standards and Technology (NIST) americano ha compiuto uno studio sulla sua efficacia e ha concluso che non è molto accurato quando si tratta di identificare visi non caucasici. I risultati peggiori, con errori dal 10 al 100 per cento, si ottengono con asiatici, afro americani e indigeni come indiani americani, e abitanti delle isole del Pacifico. Ma un quarto dei russi vivono nella parte asiatica, con abitanti, come tartari, kazaki e mongoli, che hanno caratteristiche tipiche di queste popolazioni.

Chi sta compiendo sforzi per migliorarlo e renderlo indipendente dalle etnie è la Cina, il Paese che ha sviluppato di più il riconoscimento facciale. Nelle città sono in continuo aumento le telecamere che identificano centinaia di persone che frequentano negozi e uffici, 1,4 miliardi di persone al secondo.
Le imprese cinesi stanno però spostandosi anche in Africa. Un contratto è stato siglato con il governo dello Zimbabwe. Al di là degli interessi che questo Paese ha nei confronti del continente africano, in questo modo sperano di ottenere una base dati molto più ampia. La differenza di facce campionate migliora l’algoritmo e consente poi di venderlo altrove.

Resta il fatto che questo tipo di servizi pongono dei problemi di privacy. I controlli di massa sono in teoria illegali. In molti Paesi, tra cui Inghilterra e Usa, Clearview è stato soggetto a multe. Anche in Italia il Garante della privacy, in febbraio, ha assegnato  all’azienda una sanzione di 20 milioni di euro per aver immagazzinato immagini degli italiani, e ha chiesto venissero cancellate. L’accusa è di non aver condotto operazioni in trasparenza, non aver informato gli utenti e aver utilizzato i dati per scopi diversi da quelli che erano stati pubblicati on line.

Ovviamente, in caso di conflitto, nessuno si pone questo problema. Per evitare sbagli inoltre, il riconoscimento dovrebbe essere usato contemporaneamente ad altri sistemi, ma vista la situazione di emergenza è difficile che questo accada.

Fonte : Repubblica