Usare la finanza per salvare i rinoceronti neri in Sudafrica

Potremmo definirla la prima obbligazione per la tutela della fauna selvaggia: la Banca Mondiale ha emesso il primo Wildlife Conservation Bond (Wcb). Obiettivo: fermare il drammatico calo della popolazione dei rinoceronti neri, passati dai 70mila esemplari nel 1970 ai circa 2.600 attuali. In epoche remote, afferma l’istituto, potrebbero essere stati addirittura 850mila. Due le riserve oggetto degli interventi, entrambe in Sudafrica: la Addo Elephant National Park (Aenp) e la Great Fish River Nature Reserve (Gfrnr). 

Particolare il funzionamento dei “Rhino-bond”: l’emissione, 150 milioni di dollari e durata quinquennale, genererà ritorni per gli acquirenti solo a scadenza. E, soprattutto, solo nel caso in cui la popolazione della specie aumenti. Il massimo si avrà con una crescita del 4%. Niente cedole per gli acquirenti: l’emittente, piuttosto, effettuerà pagamenti periodici a sostegno delle attività di conservazione dei rinoceronti intraprese nei due parchi. 

Il tasso di crescita della popolazione sarà calcolato in modo indipendente da Conservation Alpha, società di auditing specializzata, e  successivamente certificato dalla Zoological Society di Londra. Solo in caso di esito positivo gli investitori riceveranno un success payment alla scadenza, oltre, ovviamente, al rimborso del capitale dell’obbligazione.

Aumentano le obbligazioni green

Negli ultimi anni sono aumentati i green bond, gli impact bond, i social bond  – spiega a Wired Andrea Baranes, vicepresidente di Banca Etica -. Con questi prodotti, l’interesse percepito da chi investe è legato al raggiungimento di alcuni obiettivi”. Che, prosegue il manager,  “a volte sono francamente ridicoli, quando non proprio greenwashing. Naturalmente si tratta di una considerazione di ordine generale, non mi riferisco a questo caso in particolare”.  

Acquistando questo tipo di obbligazioni a vocazione sociale – prosegue Baranes – il rischio che ci si assume non è solo quello finanziario, ma anche la scommessa se verranno raggiunti o meno gli obiettivi cui sono legate”. Non si tratta, comunque, di beneficenza: il capitale viene rimborsato, a meno di default. “Ma la Banca Mondiale è il miglior garante a livello globale. A voler essere un po’ critici, si può pensare che è strano che la tutela dei rinoceronti debba venire da capitali privati e non dai governi; ma si può trattare anche di un modo alternativo di diversificare il portafoglio, legandolo a obiettivi ambientali“, dice il manager. 

Ma a cosa serviranno i soldi? 

La pandemia ha ridotto drasticamente le entrate per i parchi naturali: introiti che erano destinati alle attività di tutela, e che adesso, nel caso sudafricano, saranno compensati dai Rhino-bond. Con un effetto a cascata. “I rinoceronti neri sono una cosiddetta ‘specie-ombrello’, la cui conservazione attiva si riflette indirettamente su quella di molte altre componenti dell’ecosistema – spiega a Wired Marco Antonelli, naturalista del Wwf Italia -. Queste specie normalmente vivono in habitat piuttosto ampi: per questo motivo, le  pratiche messe in atto per tutelarle possono avere, come esternalità positiva, importanti ricadute sulla conservazione della flora e della fauna che insistono sullo stesso territorio”. 

Fonte : Wired