Sanità: dopo Covid italiani la vogliono su misura, moderna e in mix pubblico-privato

Roma, 25 mar. (Adnkronos Salute) – Su misura, innovativa e con una maggiore collaborazione tra pubblico e privato. Gli italiani vedono così la sanità del futuro, secondo la fotografia scattata da un rapporto realizzato da Censis in collaborazione con Janssen Italia sulla sanità nel nostro Paese, presentato in occasione della prima edizione di ‘The Italian Health Day’, che si è tenuto oggi a Roma. La ricerca è stata condotta nell’ambito del progetto ‘I cantieri per la sanità del futuro’, avviato nel 2021 da Censis e Janssen Italia. Gli italiani sembrano avere le idee ben chiare sulle caratteristiche del post-Covid in questo settore e sui protagonisti che la animeranno: i cittadini sempre più informati, responsabili e partecipi; il medico garante della salute; gli innovatori (ricercatori e imprese). Un ecosistema orientato sempre più alla personalizzazione delle cure nella triplice sfida di gestione della malattia acuta, cronica e delle nuove emergenze, senza dimenticare la sostenibilità economica.

Per quanto riguarda l’innovazione, sono quasi la totalità le persone che hanno fiducia nei ricercatori scientifici (90,9%) e sempre oltre 9 su 10 ritengono che la spesa pubblica per la salute rappresenti un investimento e non un costo (93,7%). Tanto per la sperimentazione scientifica, quanto per garantire che le cure arrivino velocemente ai pazienti, risulta però essenziale la cooperazione tra Stati e imprese del farmaco (90%), le quali godono della fiducia di 2 italiani su 3 (66,4%). Gli innovatori, incluse le imprese, non sono più percepiti come una componente esterna della sanità, ma come attori decisivi che permettono di ottimizzare l’impatto sulla salute e la qualità della vita dei pazienti. La parola chiave del rapporto Censis, che esprime idee e aspettative condivise a livello sia sociale sia istituzionale, è per il 2022 ‘RInnovAzione’: un neologismo composto da ricerca, innovazione, azione e rinnova.

“Gli italiani, grati alla sanità per quel che ha fatto in emergenza – ha dichiarato nel corso della presentazione Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis – ora la guardano proiettata verso il futuro. Personalizzazione delle cure, più alti esiti, miglior qualità della vita e sostenibilità economica sono le variabili di una difficile equazione che, se sarà opportunamente valorizzato il ruolo degli innovatori, dai ricercatori alle imprese del farmaco, tanto apprezzati dai cittadini, sarà senz’altro risolta. Non a caso, in maggioranza gli italiani sono convinti che nei prossimi anni, anche grazie alle lezioni di questo biennio, il Servizio sanitario nazionale è destinato a migliorare. Le tante sfide future, a cominciare dalla necessità di rispondere a cronicità, acuzie ed emergenze, richiedono di certo più risorse, più personale, più posti letto e più servizi, ma perché tutto sia sostenibile nel lungo periodo, è decisivo dare una forte spinta all’innovazione e alla ricerca, dai farmaci ai servizi all’uso intelligente dei dati, così da massimizzare il valore salute”.

“Siamo felici di poter proseguire il dibattito sulla sanità del futuro insieme al Censis”, ha detto Massimo Scaccabarozzi, presidente di Janssen Italia e Head of External Affairs Johnson & Johnson Italia. “Il rapporto presentato oggi – ha aggiunto – mostra chiaramente cosa gli italiani si aspettano dalla sanità post-Covid e non possiamo che trovarci d’accordo con quanto hanno espresso, a partire dalla richiesta di una maggiore collaborazione pubblico-privato per portare sempre più rapidamente l’innovazione ai pazienti. Ci fa piacere inoltre constatare che gli italiani ripongano un’alta fiducia nei confronti delle imprese del farmaco e che il loro ruolo sia riconosciuto nell’ambito dell’innovazione, tanto nelle emergenze, quanto in situazioni ordinarie. La ricerca clinica rappresenta infatti la linfa vitale della nostra azienda, basti pensare che sono ben 14 le nuove molecole su cui Janssen sta lavorando, in special modo negli ambiti oncologico e immunologico, affinché siano a disposizione dei pazienti”.

Secondo gli italiani, la sanità del futuro dovrà essere sempre più ‘paziente-centrica’ e su misura: il 94,3% auspica una maggiore personalizzazione di cure, con il 92,9% che si aspetta che i percorsi di cura, dal domicilio al territorio fino agli ospedali, siano modulati sulle esigenze personali del paziente.

“Mettere il paziente al centro – ha affermato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – vuol dire capovolgere l’ottica e pensare a servizi sanitari che raggiungano i cittadini, siano prossimi e capillari sul territorio, e si avvalgano della digitalizzazione come strumento per rispondere in modo veloce e personalizzato alle loro esigenze. Allo stesso tempo, soprattutto per i percorsi di prevenzione e di gestione delle malattie croniche, occorre che ci sia una rete di collegamento strettissima tra i professionisti, a partire da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e operatori presenti nelle nuove case di comunità: così si può vincere la sfida di rafforzare davvero l’assistenza territoriale, come previsto dal Pnrr”.

Dal rapporto emerge che 9 italiani su 10 hanno fiducia nei medici (92,1%) e per altrettanti la loro figura dovrà essere al centro della sanità del futuro (93,9%). Risulta molto alta anche la percentuale di cittadini che nutrono fiducia nel servizio sanitario della propria regione (73,2%). Un capitale che si proietta in avanti: il 61% degli italiani è convinto che nei prossimi anni, grazie alle lezioni apprese dalla pandemia, la nostra sanità migliorerà. Una sanità che dovrà farsi trovare pronta non solo a possibili nuove emergenze, ma anche alle previsioni sociodemografiche del nostro Paese: dall’evoluzione delle forme familiari con il calo demografico e l’aumento delle famiglie unipersonali, all’allungamento della speranza di vita con il conseguente invecchiamento della popolazione e la moltiplicazione di patologie invalidanti e cronicità, che generano alti fabbisogni sociosanitari e di assistenza.

Alla presentazione del rapporto hanno partecipato anche Alice Borghini, dirigente organizzazione modelli sanitari territoriali dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), e Daiana Taddeo, area ricerca nazionale della Società italiana di medicina generale e cure primarie (Simg).

Fonte : Today