Abbiamo perso un pezzo di Antartide

A metà marzo un’ondata anomala di caldo ha colpito i Poli, facendo raggiungere temperature da record, pari a diverse decine di gradi superiori rispetto alla media del periodo. Le conseguenze non hanno tardato ad arrivare: secondo quanto si apprende da dati satellitari, nell’Antartide orientale si è staccato un iceberg di circa 1.200 chilometri quadrati (più o meno la stessa estensione di Roma), che in buona sostanza era ciò che rimaneva della piattaforma glaciale Conger, collassata probabilmente a causa del caldo estremo delle ultime settimane. Lo conferma anche il National ice center degli Stati Uniti, agenzia che analizza le acque ghiacciate di tutto il mondo per le forze armate statunitensi. Secondo gli scienziati che studiano questi fenomeni, si tratta di uno degli eventi più significativi dall’inizio degli anni 2000.

Temperature da record

Verso metà marzo, ai Poli si è verificato un insolito ed estremo aumento delle temperature, che hanno toccato picchi di diverse decine di gradi in più rispetto alla media dello stesso periodo dell’anno. In particolare, in Antartide la stazione Concordia ha registrato la temperatura record di -12,2°C, oltre 40 gradi in più rispetto alle temperature normali della stagione e la temperatura più alta mai registrata in questo periodo. 

Il responsabile di questo notevole aumento di temperatura sarebbe un cosiddetto “fiume atmosferico”, fenomeno che è in grado di intrappolare calore e umidità al di sopra di un oceano. In particolare, si sarebbe creata una cupola di alta pressione sull’Antartide orientale, in una zona che solitamente è stabile e poco soggetta allo scioglimento dei ghiacciai. 

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Fonte : Wired