App Store aperti, piattaforme trasparenti, assistenti vocali e browser a scelta: l’Europa riscrive le regole per i giganti del web

Le istituzioni europee hanno raggiunto l’accordo su una nuova regolamentazione dei mercati digitali (Digital Markets Act), che entrerà in vigore a inizio 2023. Le nuove regole si applicheranno solo alle più grandi aziende digitali come Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft. I colossi della tecnologia hanno beneficiato di una crescita esponenziale, accelerata dalla pandemia globale che ha costretto a casa milioni di persone negli ultimi due anni.

I mercati digitali

È la logica stessa di internet che favorisce la concentrazione di mercato, per via del così detto effetto network. I social media sono l’esempio più evidente, dal momento che più nostri amici e conoscenti sono su Facebook e Instagram, più saremo incentivati ad usare queste piattaforme per comunicare con loro e non perderci niente. Allo stesso tempo, le autorità della concorrenza hanno fatto fatica ad arginare queste tendenze monopolistiche, vuoi perché non riuscivano a provare una pratica come anticoncorrenziale cadendo in giudizio, vuoi perché – anche quando favorevole – la sentenza definitiva arrivava dopo anni, quando magari le aziende rivali hanno già chiuso bottega. “Avevamo bisogno di una risposta innovativa. E ci siamo riusciti, contro ogni previsione e contro tutte le lobby,” ha detto il commissario europeo per il mercato unico Thierry Breton.

Per far fronte a questa inadeguatezza normativa, la Commissione europea ha messo a punto una serie di regole per i cosiddetti gatekeepers, piattaforme digitali che hanno un ruolo così dominante da essere in grado di controllare l’accesso agli utenti per le altre aziende. Per esempio, Google e Facebook detengono di fatto il duopolio sulla pubblicità online, e sono quindi in grado di dettare le loro condizioni alle tantissime aziende che usano la rete per raggiungere potenziali clienti.

L’approccio proposto dalla Commissione consiste in un cambio di paradigma nell’ambito della concorrenza in rete. Le nuove regole si applicheranno infatti ex ante, e negli eventuali processi dovranno essere i giganti del web provare che la loro condotta non ha violato la concorrenza, invece di far ricadere l’onere della prova sulle autorità antitrust come accaduto finora.

Cosa cambia per i consumatori

La nuova regolamentazione europea ha delle norme che toccano i consumatori direttamente, dando loro più scelta e diritti. Una delle novità principali sarà l’interoperabilità dei principali servizi di messaggistica. In altre parole, da app come WhatsApp e Messanger saremo in grado di mandare messaggi, immagini, video, ed effettuare chiamate con tutte le altre app, come Signal e Telegram. L’idea è di non essere costretti a usare un’app solo perché è la più utilizzata, ma di consentire a ognuno di utilizzare il servizio che meglio gli si addice per esempio in termini di rispetto della privacy.

I colossi della rete non potranno più vendere i loro diversi servizi come un unico pacchetto, un pratica nota come bundling e considerata anticompetitiva perché restringe la scelta dei consumatori e permette di sfruttare la popolarità di un prodotto o servizio per imporne altri.

Quando si acquisterà un nuovo dispositivo come computer e smartphone, sarà possibile scegliere browser e assistenti virtuale liberamente, invece di avere servizi come Chrome e Siri preimpostati. Si potranno anche rimuovere tutte le applicazioni preinstallate.

I giganti del tech non potranno più combinare i dati personali raccolti attraverso le diverse piattaforme, come per esempio Facebook e WhatsApp, senza l’esplicito consenso da parte degli utenti. L’obiettivo è impedire un tracciamento da una piattaforma all’altra, considerato dannoso per la privacy personale e un vantaggio scorretto nei confronti dei concorrenti.

Gli utenti saranno anche in grado di trasferire altrove senza costi aggiuntivi i dati che hanno generato sulle varie piattaforme, o delegare una terza parte a farlo. Questo principio che ognuno dovrebbe poter disporre dei propri dati personali come meglio vuole è stato già introdotto con il regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD), ma mai applicato.

Cosa cambia per le aziende

Le aziende più piccole saranno in grado di bypassare meglio le principali piattaforme, che non potranno imporre obblighi contrattuali con i quali impediscono di offrire i propri prodotti attraverso canali alternativi e a condizioni diverse. Pertanto, un’azienda che vende i propri prodotti sia direttamente sia su una piattaforma e-commerce come Amazon, potrebbe promuovere il proprio sito e offrire prezzi ridotti. Inoltre, le piattaforme non potranno imporre alle aziende l’utilizzo dei loro servizi, per esempio per identificare gli utenti o ricevere pagamenti.

I sistemi operativi degli smartphone dovranno aprirsi ad App Store alternativi, una misura da lungo richiesta dagli sviluppatori di app e osteggiata in particolare da Apple, che ammoniva su potenziali rischi per la sicurezza informatica. I gatekeepers dovranno anche garantire che le applicazioni sviluppate da altri funzionino sui propri dispositivi come smartphone e smartwatch senza costi aggiuntivi.

I giganti del web non potranno dare un trattamento preferenziale ai propri prodotti rispetto a quelli di altre parti oppure ostacolare la rinuncia a un servizio da parte degli utenti. In particolare, app store, motori di ricerca e social media dovranno applicare condizioni trasparenti, ragionevoli e non discriminatorie nei confronti di altre aziende.

Le aziende potranno accedere gratuitamente e in ogni momento a tutti i dati che loro o i loro clienti hanno generato sulla piattaforma. Per i dati personali sarà richiesto il consenso degli utenti, come previsto dalla normativa vigente sulla privacy, e le piattaforme dovranno agevolare il processo. Analogamente, dovrà essere trasparente, gratuito e immediato l’accesso a tutte le informazioni relative ai dati delle pubblicità online.

Applicazione

Il nuovo regolamento europeo entrerà in vigore l’anno prossimo, ma è previsto un periodo di transizione in cui saranno indicati con precisione quali sono i gatekeeper, e la Commissione europea imporrà regole specifiche in base alla natura dei loro servizi. Violarle potrebbe portare a sanzioni salatissime, fino al 10 per cento del fatturato annuale, e addirittura il 20 per cento in caso di violazioni ripetute nel tempo. Per un colosso come Google, che ha registrato un fatturato globale di 256 miliardi nel 2021, la multa massima equivarrebbe a oltre 50 miliardi, una volta e mezzo la manovra finanziaria italiana di quest’anno.

Fonte : Repubblica