Guerra in Ucraina: cinque cose da sapere oggi

Guerra in Ucraina, il punto a inizio giornata oggi, venerdì 25 marzo 2022. La strategia di Kiev: duri colpi agli asset logistici. La nave distrutta a Berdyansk non è una nave qualsiasi. Dnipro diventa la città chiave di questa fase. Il giallo dell’uccisione di Oksana Baulina. La bandiera simbolo di un mese di guerra. Cinque cose da sapere oggi sulla guerra in Ucraina.

Guerra Russia Ucraina: ultime notizie in diretta

1) La strategia ucraina: si va verso una lunga guerra di logoramento

Le forze ucraine potrebbero continuare a mirare con convinzione e più mezzi nei prossimi giorni agli asset logistici russi per indebolire le loro catene di approvvigionamento e ridurre la capacità delle truppe di Mosca di condurre azioni offensive in tutta l’Ucraina. Lo sostiene l’ultimo aggiornamento dell’intelligence della difesa britannica diffuso dal ministero della Difesa di Londra. La Gran Bretagna parte dall’attacco ucraino contro “obiettivi di alto valore nelle aree occupate dai russi” dell’Ucraina, a partire dalla nave da sbarco Orsk e un deposito di munizioni a Berdyansk e afferma: “E’ probabile che gli ucraini continuino a prendere di mira asset logistici nelle aree controllate dai russi”. Questo, continua la valutazione, “costringerà i militari russi a dare priorità alla difesa della loro catena di approvvigionamento e toglierà loro necessari rifornimenti per le forze” e “ridurrà la capacità russa di condurre operazioni offensive oltre a intaccare il già barcollante morale”. Si va verso una lunga guerra di logoramento. Senza un chiaro vincitore sul terreno, con le uniche speranze di vederne la fine affidate alla diplomazia. Le perdite russe, secondo la Nato, sono pari a 15.000 morti: se corrette, sono cifre simili a quelle dei russi uccisi in dieci anni di guerra in Afghanistan. Lontano dai vertici in cui si rafforzano le difese della Nato, e si discutono nuovi aiuti militari e umanitari a Kiev e nuove sanzioni alla Russia, le bombe di Mosca hanno continuato a cadere su un teatro di guerra vastissimo e nel quale prevale lo stallo. 

2) La nave distrutta a Berdyansk non è una nave qualsiasi

Ieri a Berdyansk le esplosioni all’improvviso hanno scosso il porto della città sul Mare D’Azov, occupata dai russi ormai un mese fa lo scorso 27 febbraio: distrutta l’ammiraglia delle navi da sbarco della flotta di Putin, la porta- anfibi Orsk. Altre due navi sono state colpite. Le forze armate di Kiev rivendicano il successo di un’imboscata che almeno emotivamente rimette in discussione avanzata e controllo russi in tutta la regione di Zhaporizhzhia, tra Donbass e Crimea. Mariupol invece è ormai in mano ai russi nonostante una strenua resistenza. La Orsk sarebbe stata centrata dall’artiglieria della resistenza, o fatta esplodere con la dinamite da un commando del battaglione Azov. Meno verosimile un incidente nel porto. La Russia perde un’imbarcazione strategica nel rifornimento di equipaggiamenti, mezzi e truppe alle milizie che accerchiano Mariupol. La Orsk poteva traportare 45 blindati anfibi e 400 soldati addestrati per lo sbarco. Non basta per ipotizzare una riscossa militare ucraina nel Sud, ma i segnali di difficoltà nell’avanzata russa ci sono tutti. Da ieri ancora di più.

3) Dnipro diventa la città chiave di questa fase della guerra

Kiev non è stata accerchiata. La nave Orsk affondata a Berdyansk. Mariupol in macerie ma che non capitola. Sono tanti i segnali che secondo gli analisti indicano crescenti difficoltà russe sul terreno. Le forze di Mosca dopo una lunga battaglia avrebbero (il condizionale è sempre d’obbligo) conquistato Izyum: uno snodo strategico per il controllo del Donbass, ossia di quello che resta l’obiettivo primario della campagna di Mosca. Karkhiv e Sumy rischiano di essere accerchiate. Sembra quasi che, scrive oggi Repubblica, “nel rallentare ovunque la tabella di marcia, il comando russo abbia dato priorità ai territori a oriente del Dnepr. Lì finora il dinamismo dei reparti ucraini ha paralizzato l’avanzata, pagando però un prezzo molto alto in termini di uomini ed equipaggiamenti: i sempre più frequenti raid degli aerei di Mosca rendono difficile rimpiazzare le perdite e garantire i rifornimenti. Per questo, gli invasori sperano di travolgere la linea di resistenza per poi procedere fino al grande fiume con maggiore celerità”. Mosca non ha forze sufficienti per andare all’attacco dovunque. Il nuovo obiettivo principale sarebbe Dnipro. Putin ha rinunciato all’assedio della capitale ma potrebbe pretendere in fretta una vittoria dai suoi generali: Dnipro, uno snodo logistico essenziale per inviare armi, merci e uomini nei campi di battaglia a nord, sud ed est.

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4) Il giallo dell’uccisione di Oksana Baulina

Ci sono molti punti oscuri sull’omicidio di Oksana Baulina, la giornalista russa uccisa nel corso dei bombardamenti a Kiev. Lavorava in Ucraina come corrispondente del sito l’Insider, stava filmando la distruzione provocata dal lancio di razzi nel centro commerciale di Podil. Nell’attacco è morto un altro civile. Tutto è successo nel parcheggio di Retroville. Un auto bianca in cui si trovava è saltata in aria, forse colpita da un missile. Baulia è la settima operatrice dell’informazione morta dal 24 febbraio in avanti. Ma la sua morte offre altre letture legate a implicazioni politiche, di cui dà conto oggi la Stampa. Il razzo ha centrato il veicolo con elevata precisione. Gli altri veicoli nelle vicinanze hanno riportato lievi danni. Attacco o esecuzione? Oksana Baulina era un personaggio scomodo per i russi. The Insider è uno dei media dichiarati ‘agente straniero’ da Putin anche perché riceve finanziamenti dall’estero. In passato la reporter aveva lavorato come produttrice per il Fondo anti-corruzione di Alexei Navalny, principale oppositore di Vladimir Putin, condannato martedì a nove anni di reclusione, e che oggi la celebra: “I ladri e i banditi del Cremlino, quelli contro cui combatteva, l’hanno uccisa a Kiev, come hanno fatto con molte altre persone”. Sono emerse diverse ipotesi tutte da verificare. La prima, riportata dal quotidiano argentino Clarin, è che l’auto “non sembrava essere stata colpita da un missile, ma piuttosto distrutta da una detonazione. Oltre a esserci fori di proiettile in un vetro e anche in un’altra delle auto intorno”. Alcuni parlano invece di un attacco di droni, perché missili lanciati da lunghe distanze “non possono essere così chirurgicamente precisi”. C’è persino l’ipotesi di agenti russi (o addirittura ceceni) sul terreno.

5) La bandiera simbolo di un mese di guerra

Il simbolo di questo primo mese di guerra (dal 24 febbraio in poi l’avanzata russa si è trovata di fronte a una resistenza che ha colto il Cremlino totalmente di sorpresa) potrebbe essere l’immensa bandiera ucraina, gialla e blu, srotolata dagli abitanti di Kherson sulla facciata del municipio. Il porto di Kherson è nel Sud, è occupato dai russi da settimane. Ma ogni giorno i suoi abitanti, come racconta il sindaco Igor Kolykhajev, si radunano per protestare, “nella speranza di riprendere il controllo”. I russi di fatto non controllano dunque nemmeno le città cadute per prime. I piani di guerra iniziali di Putin sono clamorosamente falliti ma l’Ucraina ha sofferto e soffrirà ancora. Le perdite ucraine ammontano finora a 1.300 soldati uccisi; 977 civili; 128 bambini. Tre milioni e seicentomila rifugiati, 4.431 palazzi residenziali distrutti. 

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Foto da FACEBOOK/UATVEN 

La Russia sta davvero perdendo la guerra?

Fonte : Today