Caso Orsini-Cartabianca: “Fu nominato dai governi Pd di Renzi e Gentiloni”

  Alessandro Orsini e Bianca Berlinguer

Caso Orsini, Capitanio (Lega): “Serve una riflessione sui cachet ma anche sul pluralismo”

“Parlare oggi di Russia impone delle premesse. In questa guerra c’è un aggressore, Putin, e c’è un aggredito, il popolo ucraino. Detto questo la vicenda Orsini, prima ingaggiato dalla Rai a 2.000 euro a puntata e poi stoppato dall’amministratore delegato Fuortes su pressing del PD, merita una riflessione”, afferma ad Affaritaliani.it il capogruppo della Lega in commissione di Vigilanza Massimiliano Capitanio.

“Il ‘caso Orsini’ è davvero solo un problema di cachet? 2.000 euro lordi a puntata, più o meno 1.500 euro netti per un paio d’ore in prima serata su RaiTre, sia chiaro, sono forse troppi. Ma in televisione, soprattutto quando si tratta di competere con il mercato privato, tutto è relativo. Alessandro Orsini è direttore e fondatore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS e del quotidiano Sicurezza Internazionale, professore associato nel Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss, ha pubblicato libri con le maggiori università americane e i suoi articoli sono apparsi sulle più autorevoli riviste scientifiche internazionali specializzate in studi sul terrorismo”.

“Quando al Governo c’era il PD di Renzi e Gentiloni, nel 2016, Orsini – sottolinea Capitanio – era stato nominato membro della commissione del governo per lo studio dell’estremismo jihadista con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel 2016. E tanto altro. Un curriculum del genere e una posizione divisiva come la sua (e quindi mediaticamente accattivante) hanno un prezzo. Lasciamo perdere i compensi stellari di Sanremo. 2.000 euro per Orsini forse sono tanti, ma allora meglio rivedere i gettoni di presenza di centinaia di comparse irrilevanti, dai curricula imbarazzanti e soprattutto dai contributi intellettuali vicini al vuoto cosmico. A titolo di esempio val la pena anche citare le parole dell’agente di un virologo molto presente sulle tv private: ‘Per un contributo di 10 minuti su Skype o attraverso lo studio televisivo dell’università ci si attesta intorno a 2.000 euro più Iva’“.

“Il caso Orsini non è un problema di cachet, ma di pluralismo. Io non condivido quasi nulla della sua analisi, ma la soluzione al dissenso intellettuale ed etico è la censura? La Vigilanza Rai, a proposito di Covid, si era dotata di un metodo: no alle censure, no a posizioni antiscientifiche, ma sì a un serio contraddittorio anche su posizioni divergenti. Vale per eventuali posizioni filo-russe o non allineate: il problema del servizio pubblico non dovrebbe essere quello di censurarle, ma di fermare eventuali tentativi di propaganda o fake news, garantendo in studio posizioni in grado di controbilanciare racconti o tesi ‘alla Orsini’. Ora il contratto del professore è congelato. E se lui proponesse di andare gratuitamente come ospite di Bianca Berlinguer?”, conclude Capitanio.

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Fonte : Affari Italiani