Torna il cashback: come funzionerà il rimborso immediato

Siamo nel campo delle ipotesi, ma delle ipotesi “forti”, molto vicine a diventare realtà. La novità sarebbe di quelle grosse, importanti e impattanti sulle tasche dei cittadini. Si avvicina il cashback sulle spese ammesse a detrazione. Le detrazioni mediche e altri sconti fiscali arriveranno sul conto corrente del contribuente notificate attraverso la app Io e non più attraverso la presentazione della documentazione in dichiarazione. Il disegno è chiaro.

Come sarà il nuovo cashback

In sostanza, se la misura andrà in porto, significherà che quando si acquista un farmaco non si dovrà aspettare fino alla dichiarazione dei redditi per scaricare il 19%, ma lo sgravio potrà essere recuperato subito con accredito immediato. Le detrazioni su medicine, analisi, visite, cure, assistenza e le altre spese sociosanitarie saranno erogate direttamente sul conto corrente del contribuente, tramite piattaforme telematiche nel caso di spesa sostenuta con strumenti di pagamento tracciato. C’è anche questo nell’intricata trattativa sulla delega per riformare il fisco.

La priorità dovrebbe andare alle spese sociosanitarie perché su esse il diritto alla detrazione è evidente. Ma nel medio periodo si potrebbe allargare ad altre spese detraibili (se ne parlerà eventualmente con la prossima manovra). Un po’ di contesto: la proposta del cashback fiscale è contenuta in due emendamenti alla legge delega di riforma fiscale. Dettagli operativi non ce ne sono per ora, ma le ipotesi fioccano. 

Nonostante il nome sia sempre “cashback” (con l’aggiunta dell’aggettivo fiscale), appare complesso che si riesca a utilizzare l’infrastruttura tecnologica dal cashback del primo governo Conte per i pagamenti elettronici. Funzionerebbe però così: si tratterebbe, spiega il Sole 24 Ore, di dire al farmacista, all’assicurazione o all’Inps “voglio il cashback e non la detrazione”, comunicando un codice che andrà riportato sia nel mezzo di pagamento che nello scontrino telematico/fattura elettronica/bollettino di pagamento. Poi sarà il venditore/prestatore, al momento di comunicare all’anagrafe tributaria la spesa sostenuta dal contribuente, ad indicare la volontà di quest’ultimo di fruire subito del cashback e avere il rimborso immediato.

Giovedì, oggi, è in programma un vertice per sancire l’intesa sugli emendamenti da votare in commissione e poi portare in Aula. I tempi non sono strettissimi: se le cose andranno nel modo giusto la legge dovrebbe essere approvata entro giugno. Considerato che dovranno poi essere approvati i decreti attuativi, il cashback potrebbe partire all’inizio del prossimo anno.

“È stato accolto l’impianto del cashback fiscale come lo abbiamo proposto: il governo ha accolto lo spirito e la ratio della norma con l’erogazione diretta” delle detrazioni, “e c’è una proposta migliorativa di Leu su cui non poniamo alcun ostacolo”. Lo ha detto la deputata del M5s Vita Martinciglio, al termine della riunione di maggioranza con il governo sulla delega fiscale. Il ministero dell’economia ha dato sostanzialmente il via libera alla proposta del M5S di modifica alla legge delega fiscale.

Perché hanno cancellato il primo cashback

Il cashback è stato “uno strumento importante” per spingere le persone “verso i pagamenti elettronici” ma “non la vedrei come una misura strutturale”. Così parlava in autunno il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Il cashback è stato sospeso dalla fine di giugno 2021 (permettendo alle casse pubbliche un risparmio stimato di oltre un miliardo); coloro che hanno accumulato importi per i pagamenti realizzati tra l’1 gennaio e il 30 giugno 2021 hanno ricevuto i rimborsi spettanti sul 10% delle spese effettuate, nei primi sei mesi dell’anno, tramite carta o bancomat nei negozi, fino a un massimo di 150 euro totali. Poi c’è anche il Super Cashback, il premio di 1.500 euro assegnato ai primi 100mila utenti che hanno fatto più transizioni nell’arco dei 6 mesi: in quel caso il pagamento è arrivato a novembre 2021.

I dubbi sul cashback sono stati sin da subito numerosi. Il piano per scoraggiare l’uso del contante, in chiave anti-evasione, era stato inserito nel più ampio piano nazionale di transizione ai pagamenti digitali definito cashless Italia. Si è partiti a gennaio 2021 dopo una prima fase sperimentale nel periodo natalizio 2020. E’ stato un successo? I numeri sono di tutto rispetto, va detto. Il cashback ha preso piede in fretta: dal 1° gennaio al 30 giugno 2021 gli utenti con transazioni valide sono quasi 8 milioni e più di 700 milioni le transazioni elaborate. Quasi 6 milioni di utenti hanno effettuato 50 o più transazioni. 

In passato il cashback è finito sotto la lente della Corte dei Conti che, nella memoria sul Documento di economia e finanza 2021, ha auspicato una “migliore finalizzazione e articolazione” delle misure volte a favorire i pagamenti elettronici come appunto il cashback e la lotteria degli scontrini. “Pur condividendone le finalità e in attesa di poter disporre di dati analitici sui risultati finora conseguiti”, si legge, “si rileva l’esigenza di una loro migliore finalizzazione e articolazione, essendo necessario comunque evitare la dispersione di risorse con l’incentivazione di operazioni in settori ove non si registrano significativi fenomeni di omessa contabilizzazione dei corrispettivi o nei quali il pagamento mediante carte di debito o di credito è da tempo invalso nell’uso”. Al contrario, “le incentivazioni dei pagamenti elettronici andrebbero concentrate relativamente agli acquisti di beni e servizi di modico valore o per i quali sono più probabili fenomeni di occultamento”.

Ci sono stati nel tempo vari aggiustamenti, come le modifiche anti-furbetti, per evitare i micro-pagamenti presso lo stesso esercizio commerciale, una pratica a cui più di qualcuno ricorreva per raggiungere più facilmente il numero minimo di transazioni e ‘scalare’ a grandi passi la classifica del supercashback. Draghi ha messo un punto. Il cashback secondo l’inquilino di Palazzo Chigi ha un carattere regressivo ed è destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori. La maggiore concentrazione dei mezzi alternativi al contante si registra infatti tra gli abitanti del Nord e, più in generale delle grandi città. La misura rischia di accentuare la sperequazione tra i redditi, favorendo le famiglie più ricche, determinando un effetto moltiplicativo sul Pil non sufficientemente significativo a fronte del costo della misura: è questo in sintesi il senso del ragionamento esposto dal premier in passato in un consiglio dei ministri che ha affrontato il tema. In buona sostanza, l’incentivo, dal punto di vista pratico, avrebbe comportato un ulteriore vantaggio per i nuclei familiari ricchi.

Questo non sarebbe evidentemente più vero in caso di rimborso immediato delle spese sanitarie: sarebbe invece un semplice (e gradito) efficientamento di una detrazione già esistente. Staremo a vedere. 

Fonte : Today