Guerra in Ucraina: cinque cose da sapere oggi

Un mese di guerra in Ucraina: è stallo su quasi tutti i fronti. L’offensiva russa sul terreno incontra molte criticità, dalla logistica al comando e controllo, dalle comunicazioni alle capacità dell’aeronautica. Nessuna delle principali città attaccate più pesantemente (Kiev, Chernihiv, Kharkiv, Sumy) è stata conquistata, anche Mariupol, ridotta ormai alla fame, non si è ancora piegata all’assedio. Zelensky: “Il mondo scenda in piazza”. La trincea d’acqua a nord di Kiev che ferma i russi. Putin perde pezzi: in fuga l’uomo che “inventò” gli oligarchi. Nuove armi: qual è il rischio più grosso oggi come oggi. Nuove basi Nato alla frontiera con la galassia russa? Cinque cose da sapere oggi sulla guerra in Ucraina, il punto a inizio giornata.

Guerra Russia Ucraina: ultime notizie in diretta

1) Un mese di guerra. Zelensky: “Il mondo scenda in piazza”

Volodymyr Zelensky lancia il suo appello al mondo intero, chiedendo manifestazioni di piazza in tutto il mondo a un mese dall’inizio delle operazioni militari russe in Ucraina. Il presidente ucraino, in un videomessaggio in inglese, ha sottolineato che l’aggressione della Russia non è solo contro l’Ucraina, ma “ha un significato più grande”. “Scendete nelle piazze, scendete nelle strade, fatevi vedere e fatevi ascoltare. La libertà è importante e le persone contano. Difendete la libertà, difendete la vita”, è l’appello di Zelensky a tutti i paesi del mondo. “Dobbiamo fermare la Russia. Il mondo deve fermare la guerra. Ringrazio tutti coloro che agiscono a sostegno dell’Ucraina. A sostegno della libertà. Ma la guerra continua. Continuano gli atti di terrore contro persone pacifiche. E’ già un mese! Così lungo! Mi spezza il cuore, spezza il cuore di tutti gli ucraini e di ogni persona libera del pianeta. Ecco perché ti chiedo di opporti alla guerra”, il testo su Facebook che accompagna il video di Zelensky.

2) La trincea d’acqua a nord di Kiev che ferma i russi

L’avanzata russa a nord di Kiev rallenta. Se il 24 febbraio Putin pensava di conquistare la capitale in 48 ore, le forze di Mosca si sonom inbece dovute fermare a Irpin, il borgo decisivo per la resistenza di Kiev conteso da settimane. Già nei primissimi giorni dell’invasione i difensori hanno distrutto i ponti sul fiume che dà il nome alla località per fermare la corsa dei carri armati. Non solo: i guastatori si sono dedicati a un’altra operazione, più lenta ma molto più efficace: hanno aperto le chiuse e divelto gli argini che proteggevano la campagna circostante dalla piena. Le tempeature in aumento e lo scioglimento della neve hanno completato il lavoro: ora ci sono chilometri di terreno allagato, impossibile da attraversare con i carri armati.

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Foto: Maxar/Business Insider

3) Putin perde pezzi: in fuga l’uomo che “inventò” gli oligarchi

Anatoly Chubais, ex delfino di Boris Eltsin, ex vicepremier, padre delle grandi privatizzazioni degli anni Novanta, ha rassegnato le dimissioni come inviato per il clima di Vladimir Putin ed è andato via dalla Russia. Chubais ha rassegnato le dimissioni: è confermato anche dalla Tass. Economista dell’Università di Leningrado, è considerato l’architetto delle riforme in Russia negli anni ’90. Dal novembre 1994 al gennaio 1996 ha ricoperto la carica di vice primo ministro durante il governo di Boris Eltsin. È il più alto funzionario russo ad aver voltato le spalle a Putin (che gli aveva assegnato questo incarico) dopo l’aggressione militare in Ucraina. Lo riporta anche Bloomberg spiegando che il portavoce del Cremlino, Dmytro Peskov, si è rifiutato di commentare: è uno dei pochi riformatori a essere rimasto nel governo di Putin. Il legame fra i due ha una storia antica: è stato proprio lui a offrire il primo incarico al Cremlino all’attuale presidente russo. Forse anche per questo è riuscito per oltre vent’anni a restare in sella: da oggi rientrerà in quello che Putin ha definito “feccia”. Il dissenso serpeggia da settimane nei corridoi del potere. Alcune  fonti ben informate avrebbero confermato a Bloomberg che anche la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina avrebbe provato a dimettersi.

4) Nuove armi: qual è il rischio più grosso oggi come oggi

In un mese di guerra, si è assistito ad una graduale escalation nell’uso della violenza da parte di Mosca: si è passati dal colpire obiettivi quasi esclusivamente militari, come nei primissimi giorni, al bombardamento indiscriminato delle città e di edifici civili. Le forze russe hanno utilizzato massicciamente bombe e razzi non guidati, oltre che  missili e fuoco di artiglieria. È stato denunciato da più parti l’utilizzo di munizioni a grappolo e di armi termobariche. Mosca ha ammesso di aver impiegato missili ipersonici per alzare sempre più l’asticella della tensione. In questo scenario, nota l’analista militare Andrea Margelletti sulla Stampa, “non è da escludere che le forze russe proseguano non solo con una intensa e indiscriminata campagna di bombardamenti, come stanno già facendo, ma che alzino ancora di più la soglia, militare e politica, del conflitto, arrivando financo ad impiegare armi chimiche e atomiche tattiche”.

5) Nuove basi Nato alla frontiera con la galassia russa?

Tre vertici in 48 ore – il primo della Nato, il secondo del G7, il terzo della UE – servirannoa mostrare un fronte unito in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Sul tavolo c’è l’ipotesi di nuove sanzioni contro Mosca ma soprattutto un rafforzamento del fianco orientale dell’Alleanza atlantica in una preoccupante escalation di tensioni. “Il primo passo è il dispiegamento di quattro nuovi gruppi tattici dell’Alleanza atlantica: in Bulgaria, in Ungheria, in Romania e in Slovacchia – ha detto ieri in una conferenza stampa il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg -. Insieme alle nostre forze armate già presenti nei paesi baltici e in Polonia, questo significa che avremo presto otto battaglioni multinazionali della Nato lungo tutto il fianco orientale, dal Mar Baltico al Mar Nero”. In cifre, si tratta di 40mila uomini in totale sotto il comando Nato, mai stato così imponente nella storia. A questi si aggiungono le unità delle singole nazioni: gli Stati Uniti, ad esempio in Europa hanno ormai 100mila soldati e fonti del Pentagono hanno detto che “si sta lavorando a un riposizionamento”. Una rotazione delle forze militari dal Baltico al Mar Nero, sostenute 120 caccia e da unità della Marina, che andrà a rafforzare il fronte orientale. Fonti della Difesa Usa non escludono “possano diventare permanenti”. Potrebbe preludere all’attivazione di ulteriori basi Nato in una sorta di frontiera con la galassia russa fortemente militarizzata. 

Fonte : Today