Ambulance Recensione: Michael Bay è tornato all’ennesima potenza

Difficile scendere a compromessi con l’idea di cinema di Michael Bay, distruttiva, adrenalinica ed esagerata com’è. Il re delle esplosioni di Hollywood torna a dirigere un film dopo tre anni dalla sua ultima opera (la nostra recensione di 6 Underground è sul vostro rettilineo), e addirittura dopo cinque anni dall’ultimo approdo sul grande schermo (la recensione di Transformers L’ultimo cavaliere è ad un click di distanza), avendo Bay collaborato con Netflix nel 2019.

Ed eccoci alla scadenza dell’embargo per la recensione di Ambulance, pellicola nella quale l’autore di Bad Boys e Transformers ha riversato per l’ennesima volta la sua ambizione sperimentalista e la volontà di accerchiarsi di nomi di spicco dell’attuale star system americano come Jake Gyllenhaal e il lanciatissimo Yahya Abdul-Mateen II. Abbiamo ovviamente visto Ambulance in anteprima e il nostro responso, ve lo anticipiamo, oscilla come la dubbia moralità dei protagonisti. Come un po’ tutta la cinematografia di Michael Bay, incapace di mezze misure così come di porsi qualche ragionevole limite.

Due fratelli e un’ambulanza

Will Sharpe (Yahya Abdul-Mateen II) è un ex marine che ha servito l’esercito statunitense con onore e rispetto per il proprio Paese. Purtroppo ora le cose non vanno per niente bene per la sua famiglia: sua moglie Amy è gravemente malata e le cure oncologiche per salvarle la vita costano troppo.

A nulla è valso ricorrere ai suoi decorati trascorsi per chiedere l’aiuto dello Stato: il servizio militare di Will è stato dimenticato troppo in fretta e non è sufficiente ad accaparrarsi certi privilegi, e la povera Amy rischia di non farcela lasciando una figlia piccolissima orfana della propria mamma. Will ha un fratello adottivo, Danny (Jake Gyllenhaal), a cui è legato sin da bambino, quando il padre di Danny decise di accogliere il giovane in casa propria. Nonostante il suo animo nobile e lo spirito incorruttibile, Will si rivolge a Danny per ricevere aiuto economico. E suo fratello, rapinatore esperto e professionista, gli offre di affiancarlo in un colpo molto ambizioso all’interno di una delle grandi banche di Los Angeles. E a nulla servono i rifiuti di Will: ben presto, ricordandogli quanto ha bisogno di denaro per salvare la vita di sua moglie, Danny lo convince a prendere parte all’operazione, mettendo su una squadra che li aiuterà a svuotare il caveau della struttura.

Mentre si consuma il confronto tra i due fratelli, un’ambulanza percorre le vie di Los Angeles salvando numerose vite. Al suo interno c’è Cam (Eiza Gonzalez), la paramedica più abile e famosa di LA. Tempestiva, coraggiosa, esperta nel pronto soccorso, detentrice di svariati record di salvataggio, Cam è in realtà una giovane donna molto fredda, tanto generosa durante le sue missioni lavorative quanto sprezzante verso il prossimo nel privato.

Will, Danny e Cam: il destino di questi tre personaggi è destinato ad incrociarsi quando, durante il colpo ad opera dei due fratelli, tutto va male, e l’incursione in banca si trasforma in una violenta sparatoria con le forze dell’ordine. Nel tentativo di fuggire, Danny e Will si rifugiano proprio all’interno dell’ambulanza in cui lavora Cam, prendendola in ostaggio e sfrecciando a bordo del veicolo medico per le strade di Los Angeles, braccati da auto della Polizia e dagli elicotteri dell’FBI, nel tentativo di sfuggire all’arresto e portare a compimento il proprio piano.

Ambulance: un Michael Bay purissimo

Insomma, Ambulance mescola in sé svariate sfumature dell’action. Si traveste solo in partenza da heist movie estremamente dinamico, diventa un thriller a tratti quasi psicologico per gran parte della sua durata e talvolta quasi contamina la sua anima votata all’azione con i caratteri di un road movie – perché, di fatto, il cuore pulsante della narrazione avviene sulle quattro ruote, in fuga verso la libertà.

E non tutti gli elementi di questo ambizioso impasto risultano perfettamente amalgamati: nell’arco di appena due ore Michael Bay, supportato dalla sceneggiatura di Chris Fedak, Laurits Munch-Petersen e Lars Andreas Pedersen, confeziona un’opera in tutto e per tutto aderente ai canoni del suo cinema, con un ricco sostrato di contenuto narrativo che non sempre centra il bersaglio. Sin dai primi minuti, ad esempio, si percepisce un lato del film profondamente intimista e introspettivo, con sequenze che alternano sprazzi di scene passate con la sofferenza del presente vissuta dai due protagonisti. Anche il lavoro svolto sui personaggi, in particolare sui tre principali, tenta di andare in questa direzione, bilanciando l’aspetto psicologico con la componente d’azione.

Purtroppo, in termini di scrittura, l’efficacia dei personaggi e le rispettive motivazioni ne escono un po’ ammaccati: pur trovando lodevole il tentativo di dare profondità a figure che assumono quasi l’aura di antieroi, a conti fatti i protagonisti risultano un po’ troppo abbozzati, e la loro resa su schermo viene in parte salvata quasi esclusivamente dalle performance attoriali. Su tutti spiccano proprio Gyllenhaal e Abdul-Mateen II, che oltre a dimostrare un’ottima chimica fanno anche sfoggio di un ottimo repertorio individuale: più serio e profondo il personaggio di Will, totalmente sopra le righe invece il Danny di un Gyllenhaal da apprezzare.

Ecco, il problema di Ambulance è quello tipico di svariate produzioni firmate da Bay: la necessità di prendersi sempre troppo sul serio piuttosto che di abbandonarsi al divertimento sfrenato di un cinema che nelle sue parti action diventa piacevole, adrenalinico e in parte sperimentale. Michael Bay si dimostra in ogni caso un maestro delle pellicole d’azione, seppur in Ambulance abbiamo riscontrato meno esagerazioni che in passato, quasi come se il Bay di 6 Underground venisse in qualche modo frenato. Resta in ogni caso molto presente la violenza, a momenti quasi di un gore di portata notevole, ma soprattutto rimane la volontà di Bay di condurci con prepotenza nel vivo dell’azione: merito, stavolta, di movimenti di macchina che seguono l’andatura frenetica dei veicoli, di sequenze panoramiche sfruttando (forse molto più che in passato) l’utilizzo di velocissimi droni.

Forse è merito anche di una patina estremamente calda nei cromatismi e dell’anima più thriller del film, che avvicina Ambulance e i suoi protagonisti ad essere quasi un buddy movie al contrario, incentrato sui criminali piuttosto che sui poliziotti. Uno stratagemma che funziona solo nella forma, però, e molto meno nella sostanza, a fronte di un’operazione che riuscirà a soddisfare i fan irriducibili del Distruttore hollywoodiano per eccellenza. Tutti gli altri, probabilmente, faranno fatica a scendere a patti con questo cinema, ancora una volta.

Fonte : Everyeye