Su Zoom ora si può “diventare” animali nelle videochiamate

Una simpatica piccola novità sbarca su Zoom versione desktop per Windows o Mac e sull’app per iPhone ovvero la possibilità di sostituire al proprio volto un avatar animale tridimensionale che riprende la mimica facciale e i movimenti reali. La tecnologia ricorda da vicino le animoji di Apple, visto che il software agisce in tempo reale montando in sovraimpressione la maschera virtuale arricchita sul vero volto, muovendo occhi, bocca, sopracciglia e testa in modo fedele all’originale. Ecco come fare per provarle subito.

La funzione avatar di Zoom per ora è in fase beta, ma si apre a tutti gli utenti che scaricano il software alla versione 5.10.0 o superiore su Windows, Mac oppure su iPhone, non ci sono ancora indicazioni su una prossima disponibilità su Android ma è più che probabile che arriverà a stretto giro di posta. Per poterla utilizzare in una videochiamata di gruppo sarà necessario che l’amministratore la abiliti, dopodiché si può accedervi da dalla freccia verso l’alto in prossimità dell’icona della videocamera in basso, Scegli sfondo virtuale / Chose Virtual Background, dunque Sfondo e effetti / Background and effects e Avatars. Per il momento ci sono vari animali a disposizione come coniglio, cane, gatto, mucca, volpe e procione. Vale anche la pena sottolineare come l’avatar animale possa essere usato in contemporane a uno sfondo virtuale.

Quale è l’utilità di questa funzione? Oltre a divertirsi nelle videochiamate di gruppo tra amici o famigliari, Zoom si rivolge anche per esempio a pediatri o operatori dell’infanzia che devono aver a che fare con i bambini, per creare un’atmosfera più rilassata, ma anche alle classi virtuali delle scuole dei più piccoli. Ma c’è da scommettere che non passerà troppo tempo prima che un politico o un alto dirigente si trasformino improvvisamente in un animale da fattoria durante un delicato incontro pubblico, un po’ come l’esilarante video dell’avvocato prigioniero del filtro gatto durante un’udienza.

Fonte : Wired