Non solo stalking: il caso degli AirTag e dei servizi segreti tedeschi

Si chiama Bundesservice Telekommunikation, ossia Servizio federale delle telecomunicazioni, ha un indirizzo, un centralino telefonico e una sede nel quartiere Treptow di Berlino, eppure non esiste. Dopo le indagini di Lilith Wittmann, la pagina Wikipedia del sedicente servizio federale riporta: “Il Servizio Federale per le Telecomunicazioni (Bst) dovrebbe essere un’autorità federale all’interno del Ministero Federale dell’Interno e della Patria. Nulla è noto pubblicamente sulle attività dell’autorità con sede a Berlino”. Dopo le sue indagini, Wittmann scrive che le autorità tedesche hanno smentito l’esistenza del Servizio federale delle telecomunicazioni. 

Wittmann ha letto dell’esistenza del fantomatico Servizio federale delle telecomunicazioni su un vecchio elenco delle autorità federali tedesche e si è resa conto che, sia offline sia online, c’erano pochi riferimenti a quella che veniva spacciata per una propaggine dei servizi pubblici tedeschi.

Le prime indagini

Le telefonate fatte da Wittmann, a dipendenti del Servizio federale delle telecomunicazioni di Berlino, non hanno chiarito i suoi dubbi e i numeri di telefono composti venivano disattivati nel giro di poche ore. Un sopralluogo nei pressi della sede ha rinforzato i sospetti di Wittmann. Troppa calma ovunque, per un ufficio di 2500 metri quadri nel quale, teoricamente, potrebbero lavorare un centinaio di persone. Tende alle finestre ovunque, nessuna luce accesa e nel parcheggio sotterraneo una quantità di furgoni VW Transporter puliti e senza scritte o loghi sulle fiancate.

Neppure parlare con persone di altre aziende ubicate nello stesso immobile ha dato risultati concreti, anche se qualcuno – senza fornire prove – ha confermato che in quello stabile vi fosse un servizio segreto federale. La ricerca nei database pubblici relativi alle assegnazioni dei nomi di dominio dei siti Web, laddove deve apparire il nome e l’indirizzo email di chi ne segue gli aspetti tecnici e amministrativi, non ha dato i frutti sperati.

Stanca di procedere con ricerche manuali, Wittmann ha deciso di affidarsi a un Apple AirTag, dispositivo che permette di localizzare un oggetto. Se ne può, per esempio, applicare uno su un mazzo di chiavi e sapere dove esso sia, grazie a una rete di posizionamento resa disponibile dai dispositivi Apple (con processore U1, quindi dagli iPhone 11 in poi) nella vicinanza dell’AirTag.
 

La scoperta

Wittmann ha quindi deciso di inviare un pacco alla sede berlinese del Servizio federale delle telecomunicazioni, seguendolo mediante l’AirTag inserito e monitorato tramite l’applicazione Dov’è di iOS. Dal centro di smistamento di Berlino il pacco è giunto a Colonia, per essere infine recapitato al Bundesamt für Verfassungsschutz, ossia l’Ufficio per la protezione della Costituzione, un servizio di intelligence tedesco che opera sul patrio suolo con il compito di sorvegliare le attività che ledono i principi costituzionali della Repubblica Federale di Germania.

Apple e il tracciamento indesiderato

Gli AirTag sono stati usati da stalker per seguire le proprie vittime e da furfanti per individuare gli obiettivi su cui avevano posato gli occhi. Lilith Wittmann ne ha fatto un uso alternativo, nell’ambito di una ricerca con una rilevanza che potrebbe essere di utilità pubblica, ma bisognerebbe fare attenzione ai propri dispositivi e a come vengono usati

Nell’ottica della tutela dei fruitori, Apple ha recentemente annunciato una serie di misure tecniche intese a scongiurare quella che potrebbe diventare una tragedia da ogni punto di vista se, l’abuso degli AirTag, non fosse solo declinato all’uso per cui è stato creato oppure al servizio di esperti in sicurezza informatica come Wittmann, ma portasse alla morte o al ferimento di una vittima di stalking.

Fonte : Repubblica