In Valtellina la Via Crucis con i nomi delle città ucraine bombardate

AGI – Mariupol, Odessa, Leopoli e Kiev. Nomi di città martoriate dalla guerra, che abbiamo imparato a conoscere in queste settimane. Ma non solo. Sono anche i nomi scelti per le stazioni di una via Crucis in un piccolo comune della Valtellina. L’idea è venuta a don Battista Rinaldi, parroco della Chiesa di San Giorgio Martire, nel comune di Montagna (Sondrio). Contattato telefonicamente dall’AGI, il don racconta: “Siccome abbiamo come pubblico i bimbi del catechismo, di scuole elementari e medie, ho pensato di mettere accanto a 3-4 stazioni della Via Crucis del primo venerdì di Quaresima, quattro città come Mariupol, Odessa, Leopoli e Kiev“. Con la capitale ucraina ultima stazione all’interno della chiesa. 

L’itinerario è durato poche centinaia di metri, visto che si tratta di un percorso dedicato ai bambini: “Abbiamo camminato per una strada in salita, concludendo in chiesa. Per ogni città abbiamo messo in evidenza un aspetto: a Leopoli i tanti profughi, a Mariupol il bombardamento dell’ospedale con il reparto di neonatologia, a Odessa il bombardamento sui civili e a Kiev il fatto che ci sono anche chiese diverse, ma serve l’unità dei cristiani per costruire la pace”.

Un’iniziativa che si è ripetuta e si ripeterà, anche se in forma diversa, “tutti e quattro i venerdì di quaresima, ogni volta trovando un aspetto differente che illustri il bisogno della pace”. Perché don Battista vuole “parlare non della guerra ma della pace. Nei quattro appuntamenti vedremo quali possono essere le vie della pace”. Per venerdì scorso, ad esempio, è stato messo a punto “un altro itinerario e questa volta accanto alle stazioni della Via Crucis c’erano storie di soldati, mamme e altre ancora”. 

Intanto anche nella piccola comunità di Montagna sono arrivati i primi profughi ucraini. “Ho saputo – conclude il don – di una famiglia che è già arrivata e ha chiesto di inserire la bambina nella scuola materna. So che ne stanno arrivando altri. Noi stiamo mettendo a disposizione alcuni locali con la Caritas diocesana”.

Fonte : Agi