Le università in Italia che abbattono le barriere tra scienze, tecnologia e studi umanistici

Ma i corsi innovativi non si fermano all’ambito ingegneristico. Il corso di laurea triennale in Economia e Big Data dell’Università Roma Tre, attivato proprio da questo anno accademico, si propone di formare laureati che coniughino competenze economiche, aziendali, giuridiche, matematiche e statistiche, tipiche dei corsi di laurea in economia, con quelle informatiche e di programmazione, con accentuazione delle competenze di area Stem (acronimo inglese per scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Rimanendo a Roma, a Tor Vergata lo scorso ottobre è stato avviato il corso di laurea magistrale Filosofia Politica Economia, con l’obiettivo di connettere la filosofia col mondo del lavoro, spaziando dalla storia e dal diritto alla sociologia e all’economia. 

A unire, invece, l’informatica e le scienze umanistiche ci pensano vari corsi: la laurea triennale e magistrale in informatica umanistica dell’università di Pisa, ma anche la magistrale in Digital humanities and digital knowledge dell’Università di Bologna e la magistrale dell’Università di Genova in Digital Humanities Comunicazione e Nuovi Media. Accanto a materie come cultura digitale e linguistica sono previsti insegnamenti come algoritmica e progettazione web.

Ma la tecnologia entra a gamba tesa anche in altre discipline. Nascono così il corso in scienze giuridiche per l’innovazione dell’Università di Macerata che ai temi giuridici affianca la tecnologia, ma anche la tutela dei diritti e la privacy e il corso medicina e chirurgia ad indirizzo Tecnologico dell’Università di Napoli Federico II che ha un focus sulle tecnologie più avanzate applicate alla diagnosi e alla cura delle malattie. 

La laurea triennale in digital education proposta dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia punta invece a combinare le conoscenze necessarie per operare nei contesti educativi e formativi digitali con un focus: unire la digital education alle discipline cliniche e per la sanità pubblica. Rimanendo nell’ambito umanistico, all’Università La Sapienza il corso di laurea in Global Humanities offre una laurea multidisciplinare tra percorsi letterari, artistici, socio-antropologici, storico-religiosi, politico-giuridici.

Grazie alla partnership fra l’Università Bocconi e il Politecnico di Milano è nato invece il corso di laurea magistrale in cyber risk strategy and governance che si fonda su programma fortemente interdisciplinare incentrato sullo sviluppo di competenze per valutare, governare e gestire rischi e opportunità relativi all’ambito digitale e dell’innovazione tecnologica. Per questo, gli studenti acquisiranno le competenze in computer science, cruciali per una comprensione approfondita del mondo cyber, nonché aspetti economici, manageriali e legali relativi al cyber risk

Futuri possibili 

È dunque chiaro che gli studi interdisciplinari –  e multidisciplinari –  rappresentano la base per le nuove generazioni per gestire e affrontare una società sempre più complessa, dove ogni situazione deve essere osservata da più punti di vista e occorre sviluppare nuovi modi di pensare. “Le regole a livello nazionale hanno aggiunto maggiore flessibilità rispetto alle gabbie molto rigide di prima“, fa notare De Martin. Proprio a livello ministeriale, infatti, si sono fatti passi in tal senso.

Più precisamente, nel decreto ministeriale 133 del 2021, si legge che “possono far parte delle attività affini o integrative tutte le attività formative relative a settori scientifico-disciplinari non previsti per le attività di base e/o caratterizzanti, come definite dai decreti ministeriali di determinazione delle classi di laurea e delle classi di laurea magistrale, che assicurino una formazione multi e inter-disciplinare dello studente“. Tuttavia, fa notare Il Sole 24 Ore, che solo in 12 dei nuovi corsi sui 186 promossi dal Consiglio universitario nazionale si riscontra questa flessibilità, ovvero il 6% del totale. La strada per una formazione flessibile e integrata è dunque ancora lunga, anche se si iniziano a muovere i primi passi. 

Fonte : Wired