Vittorio Feltri e il tumore al seno maschile: cos’è e quali sono i sintomi

“Non sono capace di consolarti, caro Fedez, però ti segnalo che io del mio tumore me ne sbatto i cog**oni. [..] Dammi retta, non piangere, fai a pugni con la sfiga, avrai ragione tu”. Così, con un editoriale su Libero e rivolto a Fedez, Vittorio Feltri ha rivelato di avere un cancro al seno sinistro. Il direttore del quotidiano ha raccontato di averlo scoperto a febbraio e di essersi sottoposto all’intervento chirurgico il primo marzo. Ora dovrà seguire le terapie previste in questi casi. “Mi hanno trovato un nodulo al seno – ha dichiarato -. Pur essendo un maschio ho un tumore tipico delle donne, roba da matti, io che di femminile non ho assolutamente nulla. Pur non avendo le tette mi è venuto il cancro alle tette”.

Le dichiarazioni di Feltri fanno intuire quanto il mondo maschile sia poco informato sul cancro al seno e spingono a una riflessione importante: “Perchè le campagne di sensibilizzazione si rivolgono solamente al pubblico femminile e non anche a quello maschile?”. Il carcinoma mammario è comunemente considerato una malattia delle donne, ma può colpire, seppure con un’incidenza inferiore, anche gli uomini. Il mondo maschile crede erroneamente di non avere il tessuto mammario, e, quindi, di non poter andare incontro al rischio di un tumore al seno. In realtà, sino alla pubertà il seno è uguale nei due sessi perché il livello di estrogeni, gli ormoni che fanno crescere il seno, è alto sia nelle femmine sia nei maschi. Solo successivamente negli uomini aumenta il livello dell’ormone testosterone che blocca la crescita del seno: i lobuli (costituiscono la ghiandola mammaria) non si formano e i pochi dotti presenti (i canalini che conducono il latte al capezzolo presenti) non si sviluppano. Ma il tumore del seno maschile origina sempre da qui, dai dotti, presenti in entrambi i sessi.

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L’incidenza dei tumori al seno maschile in Italia

Secondo i dati più recenti dell’AIRTUM (Associazione italiana registri tumori), vengono diagnosticati ogni anno 1,7 tumori al seno ogni 100.000 uomini e 150 ogni 100.000 donne. E, se nel corso della propria vita 1 donna su 8 svilupperà questa malattia, solo a 1 uomo su 600 succederà la stessa cosa. L’incidenza sta tuttavia lievemente aumentando come per la donna e si sta estendendo anche alla fascia di età sotto i 45 anni, anche se l’età più a rischio resta quella tra i 60 e i 70 anni. Se nel 2017 in Italia si stimavano circa 500 nuovi casi di tumore maschile della mammella ogni anno, oggi se ne stimano 700-800.

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Quali sono i sintomi 

In genere, nelle fasi iniziali, il cancro della mammella non provoca dolore o altri sintomi particolari. Per questo motivo gli unici campanelli d’allarme sono rappresentati dalla formazione di noduli, spesso indolenti, che possono essere riconoscibili al tatto o addirittura visibili (di solito situati al centro del seno, vicino al capezzolo, perché la maggior parte del tessuto mammario negli uomini è dietro il capezzolo), da cambiamenti della pelle che si arrossa o che cambia aspetto, da secrezioni dal capezzolo (spesso con presenza di sangue), da una tensione o sensazione di stiramento e/o retrazione del capezzolo, da un ingrossamento dei linfonodi sotto l’ascella.

Quali sono i fattori di rischio

Le cause del tumore del seno maschile non sono pienamente conosciute ma alcune condizioni (ereditarie e non) possono aumentare il rischio di svilupparlo. Tra i principali fattori di rischio c’è la presenza di mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2, coinvolti nella riparazione del DNA. Il 5-10% degli uomini con mutazioni del gene BRCA2 e una percentuale più piccola di quelli con mutazioni di BRCA1 sviluppano, infatti, un carcinoma mammario. In questi casi si parla, quindi, di predisposizione ereditaria.

Un altro fattore di rischio è rappresentato dalla presenza di una condizione che altera il rapporto tra gli ormoni estrogeni e androgeni, che può essere di natura genetica (come la sindrome di Klinefelter), legata a malattie dell’apparato riproduttivo maschile (come orchite ed epididimite) o dipendente dall’assunzione di ormoni sessuali o di farmaci (estrogeni, testosterone, finasteride). Altri fattori di rischio possono essere il sovrappeso-obesità, per la presenza di elevati livelli di estrogeni, o sedute di radioterapia sulla parete toracica, previste per esempio per curare il linfoma di Hodgkin.

Quali differenze con il tumore al seno femminile

La forma più diffusa nell’uomo (8 casi su 10) è il carcinoma duttale infiltrante (si sviluppa a partire dalle cellule dei dotti), mentre il tumore lobulare (si sviluppa dalle cellule dei lobuli) è piuttosto raro, dal momento che il tessuto lobulare, come abbiamo visto, è molto scarso nell’uomo. Ma le cellule dei dotti possono essere interessate anche dalla malattia di Paget (o morbo di Paget) della mammella, un tipo di tumore che si sviluppa in queste cellule e si diffonde al capezzolo e all’areola, provocando cambiamenti visibili nella pelle di quell’area che appare arrossata e come ricoperta da una sorta di eczema, o, ancora, dalla ginecomastia, condizione patologica caratterizzata dall’aumento della quantità di tessuto mammario.

Diagnosi e cura del tumore al seno maschile

La gran parte delle informazioni relative al trattamento del tumore del seno provengono dall’esperienza di medici e ricercatori nel trattamento della malattia nelle donne. Poiché negli uomini questo tumore è molto raro, è difficile riuscire a pianificare uno studio clinico che coinvolga solo pazienti maschi. Ad oggi, comunque, Il percorso diagnostico è il medesimo di quello previsto per il tumore al seno femminile, con l’esecuzione di esami quali la mammografia, l’ecografia e la biopsia. Per quanto riguarda la scelta del trattamento, dipende da molti fattori come, per esempio, il tipo e la posizione della malattia, la sua eventuale diffusione ad altri organi e le caratteristiche del paziente.

La chirurgia e la tecnica del linfonodo sentinella

Nella gran parte dei casi si opta per la chirurgia che di norma richiede un ricovero breve in ospedale, anche se si fanno sempre più frequenti interventi in day-surgery. In genere, nell’uomo è raro l’intervento che asporta solo una parte del tessuto mammario (chirurgia conservativa), è molto più diffusa la mastectomia (85% dei casi) che rimuove tutto il tessuto mammario, non molto abbondante nell’uomo.

Per verificare poi se il tumore ha già generato metastasi ai linfonodi, anche nell’uomo si utilizza la tecnica del linfonodo sentinella: si preleva e si esamina il linfonodo ascellare che per primo è entrato in contatto con eventuali cellule del tumore. In base ai risultati, il medico deciderà se procedere o meno con altri trattamenti. La radioterapia, invece, non è molto utilizzata per la cura del tumore del seno maschile, visto che gli interventi chirurgici in genere rimuovono tutto il tessuto mammario.

La chemioterapia e la terapia ormonale

Anche negli uomini la chemioterapia sistemica può essere utilizzata, con tempi e combinazioni di farmaci diversi a seconda dei singoli casi, sia come terapia adiuvante (cioè dopo l’intervento chirurgico) per eliminare cellule tumorali rimaste dopo l’operazione), sia come terapia neoadiuvante (prima dell’intervento chirurgico) per ridurre le dimensioni del tumore e renderlo più facilmente asportabile. La terapia ormonale è, invece, un trattamento efficace in 9 casi su 10 di tumore del seno che presentano sulla superficie delle cellule i recettori ormonali. Se poi la biologia del tumore lo consente, possono essere utilizzati anche farmaci mirati a bersagli precisi, presenti sulle cellule tumorali, come la proteina HER2/neu (uno dei principali).

L’importanza della prevenzione

Il tumore al seno maschile è spesso silente, ma anche se sono presenti sintomi, questi vengono quasi sempre ignorati con il rischio di una diagnosi ritardata. Molto spesso, infatti, i pazienti arrivano alla prima visita già con i linfonodi patologici. Fare prevenzione è fondamentale non solo per le donne ma anche per gli uomini. Oltre a controlli annuali del seno, a partire già dai 20 anni, eseguiti da uno specialista senologo, e affiancati alla mammografia biennale dopo i 50 anni o all’ecografia (ma solo in caso di necessità in uomini giovani), è importante anche imparare ad effettuare l’autopalpazione al seno, soprattutto se in famiglia ci sono casi di carcinoma mammario.

Fonte : Today