Industria del mobile e guerra: c’è carenza di materie prime

La guerra in Ucraina e il caro energia stanno rallentando la ripresa economica italiana post pandemia, con effetti pesanti soprattutto su alcuni settori, come quello siderurgico, dell’automotive, dell’agroindustria e della ceramica. In tensione anche le imprese del legno-arredo, che risentono delle difficoltà di reperimento delle materie prime e del caro bollette. Tutto questo potrebbe tradurrsi presto in un aumento dei prezzi dei mobili, in barba al bonus varato dal governo per aiutare i cittadini alle prese con la ristrutturazione della propria casa e il settore rimasto fermo per la pandemia. Le aziende del legno, del sughero, del mobile e dell’arredamento si erano riprese bene dalla crisi Covid, grazie anche ai bonus edilizi, ma ora si ritrovano a dover fare i conti con un nuovo problema, quello del conflitto in Ucraina e delle sanzioni a Mosca. Con Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, abbiamo fatto il punto della situazione, parlando degli impatti della guerra sulla filiera e di possibili soluzioni alla carenza di materie prime.

I settori economici italiani più colpiti dalla guerra che riceveranno aiuti dal governo

La filiera del legno-arredo in Italia quanto vale?

“Dopo la crisi economica globale del 2020, il 2021 ha rappresentato per le nostre imprese un anno importante nel recupero del gap causato dalla pandemia: i dati preconsuntivi elaborati dal Centro Studi FederlegnoArredo rilevano infatti una vera e propria ripresa, che ha coinvolto in misura diversa i vari comparti che compongono la filiera. Un andamento particolarmente positivo per il Macro sistema arredamento e illuminazione, che chiude il 2021 con un +11% rispetto al 2019, per un valore complessivo di fatturato pari a oltre 26 miliardi di euro (erano 23,5 nel 2019) e un saldo commerciale attivo pari a 9,3 miliardi di euro. Per il 2022, prevale lo stato di criticità e di forte incertezza dovuto alla situazione congiunturale”.

Qual è l’impatto della guerra in Ucraina sul comparto?

“Il conflitto sta accrescendo le difficoltà di approvvigionamento delle imprese e spingendo ulteriormente al rialzo i prezzi di materie prime ed energia, arrivando fino al prodotto finale e rendendo meno competitivi i nostri prodotti e quindi le nostre aziende. Da Ucraina, Russia e Bielorussia importiamo circa il 5,3% di tronchi, pannelli e segati che valgono 468.948 metri cubi (dati gen-nov 2021) sui circa 9 milioni di metri cubi totali che arrivano in Italia da tutto il mondo. La Russia vale il 2,5%, l’Ucraina il 2,3% e la Bielorussia lo 0,5%. Il peso della Russia sull’export della filiera legno-arredo è pari a 410 milioni di euro, che nel 2019 era di 435, registrando quindi una diminuzione di circa 6 punti percentuali”.

Quali sono le principali criticità riscontrate dalle aziende del legno-arredo?

“Le imprese, che sembravano essersi lasciate alle spalle il periodo peggiore della pandemia, ora guardano al futuro con preoccupazione per un conflitto che, oltre a essere un dramma umano, rischia anche di bloccare la fase di recupero. I problemi per le aziende italiane del mobile sono cominciati prima che la Russia invadesse l’Ucraina e l’embargo bloccasse le importazioni del legno russo e bielorusso. Già lo scorso luglio FederlegnoArredo aveva chiesto all’Ue di “proteggere e aiutare l’industria del legno” vista l’intenzione di Mosca di vietare l’esportazione di tronchi di conifere e tronchi di latifoglie di alto valore. La Russia è il primo fornitore di legno di betulla per l’Italia e l’ha bloccata, le aziende italiane hanno scorte ancora per uno o due mesi. Questo potrà avere dei risvolti trasversali, non solo sul nostro comparto”. 

Cosa possono fare le aziende per salvarsi da questa nuova crisi?

“Le nostre aziende hanno già dimostrato durante il Covid di essere flessibili e resilienti: adesso sono di nuovo chiamate a dimostrarlo, attuando in tempi stretti un cambio di rotta, verso nuovi mercati che possano rimpiazzare quello russo e quelli di sua diretta influenza. Non sarà un’operazione facile, dato che il posizionamento sui mercati non risponde mai a un approccio mordi e fuggi e la Federazione è già operativa in tal senso facendosi portavoce nelle sedi competenti delle aziende i cui fatturati sono del tutto o in gran parte compromessi a causa della guerra e che avranno bisogno di essere accompagnate nella fase di diversificazione dei mercati”.

In programma a giugno il Salone del Mobile di Milano. Quale sarà l’umore delle imprese italiane?

“Le nostre imprese sono pronte a mostrarsi al mondo al Salone di giugno, un segnale che ci infonde coraggio e fiducia e che testimonia come il nostro sia un settore dalle fondamenta sane. Le fiere in presenza rappresentano un fattore chiave per un’auspicata normalizzazione delle esportazioni e degli scambi commerciali che oggi devono fare i conti con un quadro internazionale improvvisamente cambiato. Il Salone di giugno sarà, a maggior ragione, un’opportunità per i nostri imprenditori che sono certo sapranno sfruttare tutte le potenzialità della fiera del design più importante al mondo. Fare sistema fra gli attori in campo – conclude Feltrin – sarà fondamentale per difendere il valore economico e anche simbolico che il nostro settore rappresenta per il Made in Italy nel mondo”.

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Fonte : Today