Mons. Kalist arcivescovo a Pondicherry-Cuddalore. Ma i dalit protestano

Il trasferimento del presule dall’Uttar Pradesh al Tamil Nadu deciso da papa Francesco non ha tenuto conto della richiesta dei “fuori casta” di un presule proveniente dalle proprie comunità, ampiamente maggioritarie tra i fedeli nel Tamil Nadu. La loro associazione ora minaccia di appellarsi al governo indiano. Il nunzio mons. Girelli già un mese fa aveva scritto loro: “Nessuna distinzione in base a etnia, casta, lingua o status sociale nella selezione”.

Pondicherry (AsiaNews) – Papa Francesco ha nominato sabato 19 mons. Francis Kalist come nuovo arcivescovo di Pondicherry-Cuddalore, la metropolia del Tamil Nadu intorno alla quale da mesi alcune associazioni di laici cattolici locali invocavano la scelta di dalit come nuovo pastore. Una richiesta sfociata in clamorose manifestazioni di protesta contro la “discriminazione” che – in uno Stato indiano dove i fuori casta sono la stragrande maggioranza della popolazione – vedrebbe i sacerdoti provenienti dalle loro famiglie esclusi dalle nomine episcopali. Attualmente su 18 diocesi del Tamil Nadu una sola ha un vescovo dalit.

Con la nomina ad arcivescovo di Pondicherry-Cuddalore di mons. Kalist – che non è un dalit – papa Francesco non ha esaudito la richiesta di questi gruppi, anche se ha compiuto comunque una scelta di rottura rispetto alla situazione esistente. Il nuovo arcivescovo, pur essendo un tamil nato 64 anni fa nella città di Ritapuram, è diventato sacerdote nella diocesi di Meerut, nell’Uttar Pradesh, di cui nel 2008 era stato nominato vescovo. Si tratta della prima volta dopo decenni che un vescovo di una diocesi del nord dell’India viene trasferito a una sede episcopale nel sud del Paese.

Questa soluzione non ha però accontentato le associazioni dei laici dalit che hanno già riavviato le loro proteste. Il Dalit Christian Liberation Movement – che appena poche settimane fa aveva incontrato il nunzio apostolico in India mons. Leopoldo Girelli – già domenica 20 ha manifestato con una bandiera nera fuori dalla chiesa di Nostra Signora di Fatima a Vrithachalam. In un comunicato il presidente Mary John scrive: “Se questa nomina dell’arcivescovo non dalit Francis Kalist non viene revocata per lasciare il posto alla nomina di un arcivescovo dalit, allora saremo costretti a sollevare con il governo indiano la questione delle caste, della pratica dell’intoccabilità e della discriminazione contro i cristiani dalit nelle nomine di vescovi e prelati. Protesteremo anche in pubblico per fare appello a papa Francesco affinché smetta di nominare vescovi in India finché la gerarchia locale non prenderà provvedimenti per nominare arcivescovi e vescovi dalit in numero adeguato”.

A questo tipo di critiche – dopo l’incontro del 2 febbraio scorso – il nunzio mons. Girelli aveva replicato con una nota spiegando che “non c’è alcuna discriminazione nella selezione dei candidati e nella nomina dei nuovi vescovi. La responsabilità della nunziatura apostolica è solo quella di verificare l’integrità sacerdotale dei candidati per stabilire la loro idoneità all’ufficio di vescovo, senza fare alcuna distinzione in base all’etnia, alla casta, alla lingua o allo status sociale”. Nella nota la nunziatura ribadiva che “il ministero episcopale nella Chiesa deve essere inteso come un servizio al popolo e non come una posizione di potere”. E concludeva affermando che per il sistema delle caste “con i suoi conseguenti effetti di discriminazione e la ‘mentalità di casta’ non c’è posto nel cristianesimo”.

Fonte : Asia