Alessandro Volta scrive una lettera in francese a Londra per dire che ha inventato la pila

Il 20 marzo 1800 è considerata la data in cui è stata inventata la pila. In realtà è la data in cui il conte Alessandro Giuseppe Anastasio Volta, da Como, scrisse a sir Joseph Banks della Royal Society di Londra (l’Accademia delle Scienze inglese). La letterà è scritta in francese e inizia così: “Dopo un lungo silenzio, del quale non cercherò di scusarmi, ho il piacere di comunicare a lei, signore, e tramite lei alla Royal Society, alcuni risultati sorprendenti cui sono giunto…”. La lettera è conservata al Science Museum di Londra: scritta fitta fitta, ha i disegni di una pila e del suo funzionamento.

Alessandro Volta aveva 55 anni, era nato a Como da una famiglia nobile, aveva studiato filosofia e retorica con l’obiettivo di diventare sacerdote, ma in seminario si era appassionato alle materie scientifiche. Era così diventato un fisico illustre e un inventore riconosciuto (“ha infatti realizzato alcune invenzioni molto rilevanti in materia, tra cui l’elettroforo perpetuo, un generatore elettrostatico capace di accumulare una modesta quantità di carica elettrica in modo discontinuo; e il condensatore, che permette di accumulare energia elettrica tenendo separate cariche elettrostatiche. Il meglio deve però ancora venire”). Volta è anche considerato lo scopritore del gas metano, “un’acqua infiammabile” in una sorgente vicino al Lambro, che intuì essere di origine organica e non minerale.

Ma Volta passerà alla storia soprattutto per la pila che realizzò a partire dai risultati degli esperimenti di Luigi Galvani con le rane. La prima pila “era completamente diversa dalle pratiche ed efficienti pile moderne, infatti era una colonna composta da una serie di dischetti di zinco, feltro imbevuto di acqua salata, e rame, impilati l’uno sull’altro. Collegando un filo elettrico alle due estremità, si poteva prelevare l’elettricità generata dalla reazione chimica”. L’invenzione  venne chiamata “pila” proprio perché i dischetti erano impilati uno sull’altro.

Cosa accadde dopo quella lettera del 20 marzo 1800? “La lettera alla Royal Society finì nelle mani di Tiberio Cavallo, lo scienziato membro della società con cui Volta aveva un consolidato rapporto di stima scientifica e di amicizia. Cavallo bruciò le tappe e consentì a Volta di pubblicare l’articolo dopo solo 5 mesi, nel settembre del 1800, con il titolo: On the Electricity excited by the mere Contact of conducting Substances of different Kinds. In tal modo Volta fu consacrato senza discussione come genio e a lui fu assegnata la paternità della pila senza che altri potessero batterlo sul tempo. La lettera fu, inoltre, scritta in francese, una scelta lungimirante poiché in quegli anni infuriava la guerra tra Napoleone e gli austriaci, che rientrati in Lombardia nell’aprile del 1799 avevano soppresso l’università dismettendo e persino incarcerando i professori e costringendo Volta a rientrare a Como. Tre mesi dopo la comunicazione con la Royal Society, tuttavia Napoleone, grande estimatore del comasco, dopo la vittoria a Marengo del 14 giugno 1800, riaprì l’università di Pavia, reintegrando Volta come professore di Fisica sperimentale e nominandolo direttore del Gabinetto di Fisica”.

Fonte : Repubblica