Dove si fermerà Putin? Tre scenari

Mariupol, Karkhiv, Chernihiv e Sumy, e tutte le altre grandi città intrappolate dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina dal 24 febbraio in avanti sono sotto pesanti attacchi. Arriva nella notte un nuovo post social del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha affermato come il prolungato attacco russo a Mariupol sia da considerare un “atto di terrorismo” che sarà “ricordato per secoli”. In un videomessaggio pubblicato su Facebook all’inizio di domenica, il presidente ucraino ha detto che Mariupol passerà alla storia come un esempio di crimini di guerra.

A sud est, a fatica e con grosse perdite, le forze russe avanzano: Putin si prepara a puntare verso Ovest per il totale controllo del Mar Nero, dopo la caduta di Mariupol che appare inevitabile: uno sbarco a Odessa non si può escludere. L’Ucraina è sostanzialmente divisa in due. A oriente del fiume Dnepr, che spezza da sempre in due il Paese, si combatte praticamente ovunque: gli aerei russi bombardano e l’artiglieria colpisce senza sosta, notte e giorno. Le forze ucraine preparano la resistenza ma le controffensive non possono essere su larga scala. La regione occidentale del Paese, a parte alcuni raid, non è un obiettivo strategico dell’avanzata russa e forse non lo sarà in futuro.

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La grande domanda è sempre la stessa: dove si fermerà l’invasione russa? La conquista del Donbass con l’aggiunta dei territori del sud intorno ad Odessa? Metà Ucraina sino alla linea del Dnepr? O tutto il Paese? È uno scenario realistico quello secondo cui  il Cremlino, dopo aver raggiunto l’obbiettivo minimo, forse l’allargamento dell’occupazione dell’intero Donbass geografico, alterni l’avanzata militare con l’offerta di trattative diplomatiche, sulla falsariga della tattica usata nel 2008 e nel 2014? Difficile dirlo.

Putin, questo è molto probabile, non ha riserve sufficienti secondo molti analisti militari per continuare l’attacco oltre il Dnepr. Gli effettivi e gli strumenti di guerra che stanno affluendo in Ucraina possono servire al massimo per completare la conquista dei territori assediati. “Non è un problema di numeri, ma di qualità – nota oggi Repubblica – in servizio c’è un milione di uomini, con circa 660 mila tra ufficiali e professionisti; quelli addestrati per reali operazioni di combattimento però sono al fronte o lo stanno raggiungendo”.

Il Cremlino a breve dovrà decidere. Tre le opzioni. Primo, può accontentarsi di riunire il Donbass alla Crimea, impossessandosi del Mare Di Azov, e fermare entro pochi giorni l’offensiva. Secondo, può cercare di completare la manovra a est del Dnepr, puntando alla caduta di Karkhiv e delle altre città come ha sta facendo a Mariupol: sarebbe una guerra lunga mesi. Terzo, non si può escludere che la Russia decida di mobilitare tutte le risorse militari del Paese, per una guerra lunga e totale. Lo scenario peggiore, da incubo.

In caso non si giunga a una soluzione negoziale entro giorni, al massimo settimane, la guerra in Ucraina rischia di assumere il modello Afghanistan: significa, in sintesi, nessuna chiara definizione di vittoria, uno stallo indefinito. E’ un’illusione, secondo più di un esperto, la possibilità di una soluzione militare netta, tanto a breve quanto a lunga scadenza, con l’invasore cacciato e un’Ucraina in cui torna tutto come prima del 24 febbraio. Impossibile allo stesso tempo che Putin – pur sottovalutando la capacità di resistenza delle forze e della popolazione ucraine – davvero abbia mai avuto il piano di controllare militarmente tutto il Paese, un territorio enorme, il secondo stato più grande d’Europa, dopo la Russia europea e prima della Francia metropolitana. La prossima settimana sarà decisiva per capire se Vladimir Putin ha realmente intenzione di giungere a un accordo di qualche tipo. O se la guerra continuerà a lungo.

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Foto EPA/CLEMENS BILAN

Fonte : Today