Zuckerberg: “Gli Nft arriveranno su Instagram”

Gli Nft arriveranno presto, “nei prossimi mesi”, anche su Instagram. Lo ha detto Mark Zuckerberg durante la Sxsw in corso in questi giorni ad Austin, in Texas. Non ci sono poi troppi dettagli ma è evidente che i “token non fungibili”, in grado di certificare la proprietà di un oggetto digitale di qualsiasi genere attraverso la blockchain, potrebbero trasformarsi in un grimaldello di monetizzazione per i diversi ambienti del metaverso in fase di costruzione e di cui Horizon Venues o Worlds costituiscono solo i primi vagiti.

L’anno scorso già il capo di Instagram, lo strettissimo collaboratore di Zuck Adam Mosseri, aveva ammesso che il suo team stava “attivamente esplorando” il mondo degli Nft ma che non c’erano ancora annunci da fare. Ora gli annunci ci sono e seguono le indiscrezioni di un paio di mesi fa rispetto all’integrazione dei certificati unici digitali su Facebook e appunto Instagram. Ma quali potrebbero essere le direzioni?

Un po’ come su Twitter, potremmo usare un Nft come immagine del profilo, sfruttando quello spazio in evidenza quasi come fosse la teca di un museo. Poi, come ha spiegato Zuckerberg, l’idea è quella di consentire il “minting”, cioè la possibilità di creare (o meglio, coniare) un nuovo Nft originale in modo semplice. Ancora più semplice di quanto già non sia su piattaforme come OpenSea (ma occhio alle truffe). Cosa potremmo farci? Semplice: trasformare un post, o addirittura una storia, in un Nft. Il terzo passo – anticipato settimane fa dal Financial Times – potrebbe essere quello di un marketplace, cioè una sezione riservata proprio a vendere, scoprire e acquistare contenuti digitali legati all’ecosistema Instagram o, anche, importare quelli acquistati da altre piattaforme, per offrire loro una vetrina meno specialistica degli esaltati e speculatori da Nft e infinitamente più ampia.

Ci si potrebbe spingere oltre. The Verge suggerisce ad esempio che consentire l’emissione di Nft originali potrebbe anche non legarsi all’acquisto di un singolo post o di una serie di post ma per esempio a quello di un pass per abbonarsi al profilo di un utente ed essere così ammessi a visualizzare le sue storie. Insomma, uno dei metodi di pagamento per un altro progetto, quello dei profili in abbonamento, in cantiere da tempo. Con ogni probabilità queste funzionalità arriveranno in un secondo momento: si comincerà con aspetti più limitati come, appunto, l’importazione di altri Nft e il loro impiego all’interno delle sezioni di Instagram. Sono però anche quelli meno monetizzabili: OpenSea prende il 2.5% di ogni transazione che avviene sul suo sito, questo significa che c’è un mercato enorme da scalare e poco tempo da perdere con feature tutto sommato trascurabili.

Tuttavia, nella visione di lungo periodo di Zuckerberg – quanto verosimile si capirà nei prossimi mesi – emerge anche un elemento culturale di fondo: se gli Nft saranno uno dei modi attraverso i quali acquistare oggetti o esperienze nel metaverso, c’è bisogno che gli utenti familiarizzino un po’ di più con le logiche al fondo e che, al contempo, vendita, creazione e acquisto dei token non fungibili escano dalle piattaforme specializzate per diventare gesti simili a quelli con cui si paga un abbonamento online o un oggetto sui siti di e-commerce. 

Per capirci, Zuckerberg ha dipinto durante la sessione al Sxsw il seguente scenario: quello dei vestiti del proprio avatar da coniare come Nft e trasportare “in posti diversi”, cioè su piattaforme e metaversi differenti. È qualche cosa a cui ancora, nonostante tutte le discussioni in corso e certe logiche alle quali le generazioni più giovani sono in fondo già abituate con gli acquisti in-app dei videogame, deve fare il salto nell’immaginario comune.

Fonte : Repubblica