Un piccolo favore: su Netflix un giallo tutto da ridere

Non è sempre facile trovare il giusto mix tra generi, con produzioni che spesso falliscono sotto il peso delle proprie ambizioni nel tentativo di impastare toni e atmosfere alla ricerca di uno spettacolo che possa compiacere diversi tipi di pubblico. E quando ci si trova di fronte ad un film come Un piccolo favore non si può che rimanere piacevolmente sorpresi, soprattutto anche per via di quel nome dietro la macchina da presa che si era reso particolarmente controverso – anche per colpe non sue – nell’immediato passato.

Nel 2018, anno di uscita nelle sale del titolo qui oggetto di analisi, erano infatti ancora calde le polemiche relative all’adattamento al femminile di Ghostbusters del 2016 (a ricordarvelo ci pensa la nostra recensione di Ghostbusters), che aveva suscitato le ire dei puristi e impostato il franchise su una verve più demenziale, tutta giocata sul carisma comico delle sue protagoniste. E anche qui è proprio il gentil sesso a farla da padrone, con i due ruoli principali nei quali si affrontano, in una sfida accattivante ed eterogenea, due fascini diversi come Anna Kendrick e Blake Lively. Ora che il titolo ha scalato la classifica Netflix, il nostro consiglio è di recuperarlo senza pregiudizi di sorta. Dopo averne già parlato ai tempi dell’uscita in sala nella nostra recensione di Un piccolo favore, torniamo quindi sul luogo del delitto.

Un piccolo favore: luce e ombra

La storia è un vero atto d’amore ai classici del giallo, ovviamente rivisitati in un’ottica moderna e indirizzata a colpi di scena che vertono su un ibrido tra toni più leggeri ed altri più diabolici e cinici. Le due donne al centro della vicenda sono Stephanie ed Emily, entrambe madri di due bambini: la prima è rimasta vedova, la seconda è una PR di successo sposata con l’aitante Sean.

I piccoli sono compagni di scuola e proprio grazie a loro le due diventano amiche, con Stephanie che si trova spesso a prendersi cura di entrambi i pargoli quando l’altra è al lavoro. Il legame diventa sempre più stretto, ma tutto prende una piega imprevista quando Emily sparisce senza lasciare traccia e Stephanie si mette ad indagare, avvicinandosi nel frattempo sempre di più a Sean. Ma dietro la scomparsa potrebbe celarsi un mistero che getta nuove ombre su quella che sembrava una famiglia perfetta…

Una scomoda verità

L’equilibrio è il vero, inaspettato, punto di forza delle due ore di visione e il rapporto tra le due protagoniste ne racchiude appieno il più torbido significato, con un gioco della morale che si tinge di note ambigue e paradossali dove niente e nessuno può dirsi effettivamente innocente. E in questo la duttilità che risiede nella gestione delle dinamiche e delle caratterizzazioni assume un valore fondamentale, che dà il senso a tutto il film.

Niente è come sembra e non solo per ciò che concerne le derive di una sceneggiatura mai doma, sempre pronta a prendersi i propri rischi – anche a costo di cadere in un ridicolo fortunatamente sempre evitato – ma anche negli sguardi e nelle espressioni delle due interpreti principali, assolute star di questo rendez-vous di segreti e bugie, con tanto di rivelazione dal passato che stravolge l’impianto base del racconto, indirizzandolo su quei toni più cupi e febbricitanti che contribuiscono all’atmosfera dark dell’insieme.

Dinamiche che riportano ad una versione ironica e freak di un altro cult dello scorso decennio quale Gone Girl (2014) di David Fincher, non a caso spesso citato come pietra di paragone, e al meno riuscito La ragazza del treno (2016). Ma pur a dispetto di influenze e citazioni più o meno volontarie, Un piccolo favore ha una sua spiccata personalità, merito da condividere con l’opera alla base: il film è infatti l’adattamento dell’omonimo romanzo di Darcey Bell, al suo volume d’esordio. I diritti per la trasposizione cinematografica sono stati acquistati ancora prima dell’uscita nelle librerie, giacché la storia aveva attirato le attenzioni dei produttori, poi ripagati ampiamente dagli incassi che hanno sfiorato i cento milioni di dollari (su 20 di budget).

Non possiamo che ribadire quindi il nostro giudizio più che positivo già espresso all’epoca, per nulla scemato anche a quattro anni di distanza. Si ride e si sorride, tra colpi di scena e una tensione costante nell’interazione tra i vari personaggi coinvolti, per trascorrere una serata all’insegna di un divertimento più intelligente di quanto si possa pensare.

Fonte : Everyeye