Di cosa si è parlato a Wired Health 2022

I dati, come dimostra l’esperienza della piattaforma Miodottore guidata da Luca Puccioni, permettono di rimettere “al centro del paziente: i medici – ha raccontato – non utilizzavano nessun supporto tecnologico per tenere traccia e processare la storia clinica del paziente. Ora la pandemia ha accelerato questo processo inevitabile”. Dal punto di vista dello scienziato, ha aggiunto Ennio Tasciotti, direttore Human Longevity Program del San Raffaele di Roma, grazie alla collaborazione con i dati si “potrà osservare una serie di dati oggettivi raccolti ad esempio da tecnologie indossabili o altri esami diagnostici digitali per accedere direttamente a queste informazioni” che potranno indirizzare al meglio “la scelta terapeutica del medico” per curare “meglio grazie ai dati” i propri pazienti.

Sfruttare il Pnrr per una buona telemedicina

Così come la telemedicina, entrata a far parte del linguaggio comune: “Il paziente – ha aggiunto Matteo Moscatelli, country head Vree Health di MSD salute – non deve trovare un limite nella tecnologia, ma capirne il beneficio. Bisogna riuscire ad avere informazioni, ma serve sfruttarle con il loro consenso per costruirne del valore”. Il bisogno di domiciliarità, ha aggiunto Mattia Perroni, founder di Medicillo, “esiste da secoli ma fare un esame medico a domicilio è complicatissimo quando invece dovrebbe essere semplice”. Anche perché, come ha notato Sumita Singha, director di Ecologic Architects, l’assistenza sanitaria domiciliare è efficace per affrontare condizioni complesse di edifici che rimangono sempre gli stessi e che non possono cambiare rapidamente”.

Nel tempo ha spiegato Davide Tavaniello, ad e co-fondatore di Hippocrates Holding, è stata un po’ la farmacia ad accorciare le distanza con il medico: “Ancora oggi la farmacia svolge un servizio pubblico il rapporto tra il farmacista e il paziente ha sostituito per le patologie più lievi le relazioni tra paziente e medico di medicina generale”. Ma se si vuole scommettere sulla tecnica, come ha detto Giorgio Casati dg di Asl Roma 2, bisogna approfittare del Pnrr “per fare una buona telemedicina” e copiare quello che hanno già fatto gli altri: “La telemedicina – ha suggerito Ilan Misano, Medtech dell’Italian technion association – è in utilizzo da una decina di anni: possiamo scegliere cosa funziona nelle altre parti del mondo e portarlo in Italia”. Esempio di digitalizzazione è Mediately.co, una piattaforma al servizio dei medici che permette di ottenere informazioni immediate e sicure sulle medicine: “Noi – ha spiegato Balz Triglav ceo della società – aiutiamo i medici a trattare meglio i pazienti, a fare diagnosi più veloci e a imparare di più”.

Nuovi studi per medici e imprese del futuro

Per Marco Francone, responsabile del servizio Imaging cardiovascolare di Humanitas, “la chiave della medicina moderna è la multidisciplinarietà, non solo tra medici ma anche con ingegneri e fisici. La tecnologia – ha detto – è fondamentale in medicina e cardiologia ma richiede un filtro iniziale che è clinico”. La direzione del futuro, ha spiegato, è “la creazione di corsi molto dedicati per figure professionali con una effettiva laurea in medicina con delle competenze ingegneristiche super specialistiche”. Un percorso intrapreso proprio da Humanitas che con il Politecnico di Milano ha attivato un corso di laurea in Medtech. Simona Lodato, capo del laboratorio di Neurosviluppo di Humanitas, ha ricordato che nel corso di Medtech “quello che ci proponiamo di fare è creare un mindset diverso, un tipo di approccio transdisciplinare per stravolgere e reintegrare le varie discipline. Non solo somma di diversi topic, ma proprio una nuova disciplina”.

Studi e strade che aprono nuove opzioni per il futuro soprattutto per le startup. “C’è molta più cultura nel fare ricerca e sviluppo in ambito startup e ci sono più opportunità di prima”, ha detto Paolo Fundarò, Ad di Genextra. E del resto, come ha evidenziato Alessio Beverina, co-founder del venture capital Panekes Partners, “negli ultimi 6 anni abbiamo avuto circa cinquemila opportunità di investimento di cui un buon 20% dall’Italia”. Del resto in Europa, ha aggiunto Raffaele Tordjman, founder e ceo di Jeito capital in un panel con il campione del biotech made in Italy Pierluigi Paracchi, co-fondatore di Genenta Science quotata sul Nasdaq, “si investe sempre di più e interessa molto agli investitori americani, soprattutto nel biotech: in 10 anni sono aumentati di 8 volte i loro investimenti”. 

Insomma, ha aggiunto Stefano Massaro, ceo di Cerba Healthcare Italia, “ci sono enormi praterie di sviluppo dove i ragazzi devono puntare: sono loro che devono decidere cosa si farà domani. Il paziente è il beneficiario e la base di tutto ciò che noi facciamo perché è colui che offre i dati su cui si sviluppa il futuro e la medicina predittiva e la personalizzazione della medicina”. Una mano arriverà anche dal pubblico: Enea Tech e Biomedical, la fondazione gestita dal ministero dello Sviluppo economico con una dote di 750 milioni di euro, è pronta a sostenere “startup e pmi che siano sostenibili e foriere di sviluppo, serve innovazione che soddisfi un bisogno”, ha chiarito il dg Marco Baccanti.

In questo momento ha notato Giovanni Valbusa, AI R&D Manager di Bracco Imaging, “gli investimenti sono veramente tanti nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Ma nell’imaging si poteva fare di più”. Secondo il manager a mancare sono stati i grandi player e tra i motivi c’è la ferrea regolamentazione del biomedicale: “Un ambiente estremamente regolato: non si può pensare di fare una applicazione e il giorno dopo metterla in ospedale, ci sono processi regolatori complessi e costosi. Questo frena un po’ l’ingresso dell’Ai in ospedale”. Per Eugenio Santoro, responsabile del laboratorio di Informatica Medica del Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, la vera sfida affascinante è quindi proprio fare ricerca clinica per validare degli strumenti digitali: per riuscire a distinguere una applicazione che raccoglie dati come strumento di tipo medico è necessario sottoporlo a studi clinici che misurino sicurezza ed efficacia. E non si può che misurarla con la metodologia utilizzata per misurare l’efficacia dei trattamenti farmacologici”.

Quale futuro per le malattie rare

Focus anche sulle malattie rare. “Nel momento in cui mi sono ritrovato a essere un paziente affetto da un tumore raro (5 casi ogni milione di persone) sono stata catapultato in un mondo di cui ignoravo l’esistenza”, ha raccontato Dario Bressanini, chimico, docente universitario e divulgatore scientifico. 

Una malattia rara ha evidenziato Francesco Macchia, co-fondatore e ad di RareLab, “si definisce in base alla sua prevalenza: 5 casi su 10mila è la soglia. Attualmente ce ne sono circa 7-8mila”. Anche per questo si è sentita negli anni la necessità di una legge in grado di tutelare le persone colpite da una malattia rara. Testo che però non arriva: Questa è la terza legislatura in cui presento un disegno di legge sulle malattie rare – ha detto la senatrice di Forza Italia-Udc Paola Binetti – Ogni volta abbiamo cercato di costruire un consenso e interesse attorno alle patologie”.

La scienza lavora per rendere meno invalidanti anche le malattie più complesse come l’epilessia. Fabrizio Caranci, executive director di Angelini Pharma, ha rivelato che la patologie colpisce “50 milioni di persone al mondo, in Italia sono 500mila e 30mila ogni anno. E la tecnologia può aiutare molto: gli smartwatch permettono di monitorare i pazienti in tempo reale e segnalare i marcatori dell’attacco epilettico. Avere un diario del paziente puntuale che cerca di dare una connotazione oggettiva della crisi può aiutare a identificare i migliori trattamenti e velocizzare la gestione della patologia. E poi sfruttare algoritmi di machine learning aiuteranno a predire” il manifestarsi della malattia. 

Fonte : Wired