Cattolico indiano nella task force Unesco per le lingue indigene

A Benjamin Bara, tribale del Jarkhand, affidata la responsabilità per l’Asia delle azioni per lo speciale decennio 2022-2032 che l’istituzione educativa dell’Onu dedica alla tutela degli idiomi tribali. Il suo appello ad AsiaNews: “Anche le scuole dei missionari facciano di più per presevare queste identità”.

New Delhi (AsiaNews) – Anche le istituzioni educative cattoliche facciano di più per promuovere tra i ragazzi tribali l’istruzione nella loro lingua nativa. A lanciare l’appello è il dr. Benjamin Bara, attivista cattolico indiano che l’Unesco ha chiamato a far parte della Global Task Forke del decennio di azione in favore delle lingue indigene, che l’istituzione educativa dell’Onu sta lanciando per il periodo 2022-2032.

Bara è un educatore dello Stato indiano orientale del Jharkhand. Lavora sul tema dei diritti dei tribali con l’Indian Social Institute, gestito dai gesuiti a New Delhi, e insegna anche all’Università di Delhi. È anche membro esecutivo di numerosi organismi nazionali indiani come l’Adivasi Ekta Parishad, l’Adivasi Samanway Manch Bharat e l’India Indigenous Peoples.

Racconta ad AsiaNews: “Appartengo alla comunità tribale Kurukh del villaggio di Pandrani nel distretto di Gumla, nel Jharkhand. Come membro della task force globale per la realizzazione del decennio di azione per le lingue indigene e a capo del suo comitato direttivo per l’Asia all’Unesco, il mio compito è aiutare ad aumentare la consapevolezza sull’importanza delle lingue tribali e creare sensibilità verso la protezione, promozione e rivitalizzazione delle lingue indigene in Asia. Lo facciamo offendo formazione sulle trascrizioni delle tradizioni orali o sulla creazione di archivi digitali sulle lingue indigene”.

La valorizzazione delle lingue indigene è un tema molto importante per l’India. ”La maggior parte dei Paesi asiatici non riconosce le popolazioni indigene: per questo le loro lingue affrontano una crisi di identità e questo porta all’assimilazione linguistica. Con la New Education Policy 2020, il governo indiano ha compiuto un ottimo passo in avanti per promuovere l’insegnamento agli studenti nella loro lingua madre regionale o locale fino alla classe quinta. Spero che questo passo porti a un nuovo cambiamento per rivitalizzare le lingue adivasi in diversi Paesi”.

Bara è cresciuto nelle istituzioni educative cattoliche, frequentando il St. Francis’ College di Lucknow in Uttar Pradesh e svolgendo poi il suo dottorato di ricerca presso la Xavier School of Management di Jamshedpur in Jharkhand. “Ho notato – commenta -che i valori insegnati nelle istituzioni missionarie, come l’amore, la cura, la generosità, la convivenza, la compassione, il perdono, sono valori che fanno parte anche delle esperienze nelle comunità tribali. Mi preoccupa, però, vedere che tante istituzioni missionarie non impartiscono ai bambini tribali l’istruzione nella loro lingua. Questo produce alienazione dalle loro radici, identità, conoscenza e cultura. Cambiare i curriculum scolastici potrebbe portare un cambiamento e diventare una pietra miliare per proteggere, preservare e rivitalizzare le lingue adivasi, la loro conoscenza, identità e cultura tradizionali”.

Fonte : Asia