La concessionaria confiscata per sbaglio chiede maxi risarcimento da 8,1 milioni di euro

Un incubo durato tre anni. Tutto iniziato, sembra, da un errore di valutazione e interpretazione degli atti. Da qui l’accusa che l’autosalone Gamma Auto di Ostia, fosse nella disponibilità del clan Spada. Una accusa ingiustificata e terminata con la riconsegna delle chiavi ai legittimi proprietari dell’autosalone da parte della Corte d’Appello. Ora i titolari dell’autosalone chiedono un maxi risarcimento da oltre otto milioni di euro.

“Non ho mai assistito ad una ingiustizia così in tutta la mia carriera”. Ha sottolineato più volte, in questi anni, l’avvocato Andrea Rossi che difende Piergiorgio Capra e Giovanni Deturres titolari di Gamma Auto, confiscata “per errore” lo scorso 22 aprile.

Secondo i magistrati e gli investigatori della finanza, infatti, quei locali sarebbero appartenuti indirettamente al clan Spada, per i proprietari però ci sarebbe un errore sostanziale nella valutazione delle dichiarazioni di un pentito di quel gruppo criminale, come ha riportato anche la Squadra Mobile nell’informativa del 2017.

La Gamma Auto è finita in un abbaglio “senza precedenti”, come raccontano i titolari e il loro avvocato: prima è stata posta sotto sequestro a settembre 2018 e poi sotto confisca preventiva. La società, attiva dal 1996 in via dei Romagnoli 25/43, è all’angolo prima rispetto alla concessionaria in odore del clan Spada riportata in diverse informative e ordinanza ossia la Rosa car ora chiusa e dove, in quelle mura, ora c’è un negozio di parrucchiere (estraneo ai fatti).

Insomma, secondo gli imprenditori sarebbe stata “confusa”. A dargli ragione, anche la Corte d’Appello. Oggi, dopo un iter lungo tre anni, i concessionari chiedono giustizia e un risarcimento. All’indomani della riconsegna delle chiavi è iniziato il conteggio dei danni. Secondo l’avvocato Andrea Rossi, che segue gli interessi della famosa concessionaria lidense, il risarcimento ammonterebbe a “8,1 milioni d’euro”.

“Abbiamo scritto allo Stato italiano con una pec indirizzata al presidente del consiglio. Secondo i calcoli equivalenti al fatturato di 2,5 milioni d’euro l’anno dell’azienda per tre anni, ovvero tutto il periodo di sequestro e confisca, oggi parliamo di una cifra indicativa di oltre 8 milioni di euro, poiché al momento stiamo ancora calcolando i danni contabili, materiali, d’immagine e soprattutto morali verso i gestori dell’attività, – spiega l’avvocato Rossi – Infatti, dobbiamo pensare come oggi la concessionaria sia nella black list di un importante istituto di credito nazionale per questa faccenda, oltre a essere stata dipinta come ‘vicina’ a un’attività criminale da varie testate giornalistiche”.

Piergiorgio Capra, uno dei due socia della Gamma Auto, ha ribadito: “Il danno d’immagine compiuto verso l’azienda per una superficialità giudiziaria, che ha portato l’attività a essere accostata alle vicende del clan Spada, era evitabilissimo. Se solo i procuratori avessero letto e studiato attentamente le carte inerenti le dichiarazioni del pentito che indicava chiaramente come l’autosalone vicino al gruppo criminale lidense fosse la Rosa Car di via dei Romagnoli” non si sarebbe arrivati a questo punto.

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Fonte : Roma Today